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Luna Park

I Baulerz sono una certezza: il mantenimento della purezza in tutto ciò che esce dai loro strumenti ed amplificatori

Abbiamo conosciuto i Baulerz su queste pagine 5 anni fa, quando fecero ufficialmente e meravigliosamente capolino dal sottobosco musicale aretino con il primo album “Batti Becchi”
Li ritroviamo oggi, in occasione del nuovo EP “Luna Park”, mutati, cresciuti, divenuti ormai solidi alberi sonori, da cui però non sai mai quale frutto potrà spuntare. La certezza è il mantenimento della purezza in tutto ciò che esce dai loro strumenti ed amplificatori, che sia infiammando live dal mega-palco al più sgangherato, che sia esplorando in studio nuovi orizzonti compositivi e creativi. Lo sguardo caustico e tagliente sulla realtà, che dagli albori li caratterizza, è sempre tutto lì da sentire e toccare, ma non necessità più, quantomeno non sempre, di una maxi spinta sonora costante d’accompagnamento: è oggi più nudo e, paradossalmente, arriva ancor più dritto tra atmosfere sonore più variegate. Genuinità in note, atte a comporre brani che penetrino e restino, permeando chi ascolta quanto più in profondità possibile. L’equivalente musicale del cibo bio, prodotto per umani dalle orecchie e dall’anima aperte e connesse, in un presente saturo invece di junk music usa e getta da far masticare per qualche giorno al sig. Algo Ritmo e nulla più.

Che momento rappresenta questo nuovo lavoro per voi? Ascoltandolo, si percepisce una certa qual sterzata… C’è stata anche al vostro interno?
«La sterzata è stata un’evoluzione un po’ più matura, sia a livello di scrittura, sia a livello di musica: innanzitutto, ha partecipato tanta gente in più alla creazione. La spina dorsale è sempre la stessa: io, Gabriele e Matteo siamo sempre lì. Poi però, ecco le novità umane e sonore: Filippo, batterista fantastico e non solo, si è aggiunto qualche anno fa, ormai dei nostri a 360°. Lorenzo Brandini al basso è arrivato da noi un anno e mezzo fa circa, ragazzo d’oro non solo sulle corde del suo strumento. Poi, nel disco ha collaborato Marco Lazzari suonando tastiere e piano ed i cori sono stati davvero un lavoro corale: Lauretta, Melania, Isabella, ma anche Cobra Emanuele che suonava con noi anni fa, mantenendo quindi il collegamento tra ciò che siamo e ciò che eravamo.»

Si può dire, in tempi più che mai individualistici e polarizzanti, che è proprio bello questo vostro clima da Magic Bus? Anche scendendo, non si scende mai davvero, si ha sempre un proprio posto riservato in questo cerchio affettivo e musicale!
«Siamo così, genuini come siamo sempre stati, tipo zattera della Medusa. Solamente che il nostro mare è calmo, quindi possiamo fare il c***o che ci pare.»

Tornando all’EP, la composizione corale e anti-schematica che mi avete raccontato s’incastra perfettamente con una sensazione che mi ha pervaso lungo tutte le tracce: quella di una banda che, finita la propria serata ufficiale, magari proprio sul palco di un Luna Park, si siede per terra sul retro del tendone e tira fuori musica dalle viscere, improvvisando in libertà e per la pura voglia di farlo, mettendo un pezzetto a testa in un calderone sonoro che si sa da dove parte, ma non si sa dove sia diretto.
«Percezione tutt’altro che sbagliata. Innanzitutto, perché in questo lavoro demo e cori sono stati realizzati per la prima volta nella nostra sala prove, che quindi ha e dona finalmente un suo suono che è poi il nostro, in essenza. Poi, perché è cambiato proprio il nostro modo di scrivere i pezzi. Ci ascoltiamo tutti molto di più, siamo il nostro primo pubblico e in un certo senso giudice. Quindi, quando emerge qualcosa che poi piace a tutti, ecco, vuol dire che funziona, o meglio vuol dire che serve a chi ascolterà. La prima traccia dell’EP, “Sig. Farlocchi”, è una canzone che ho scritto 10 anni, ma che ha preso vita nell’attuale forma solo grazie al giro di basso concepito da Filippo lo scorso anno ed a degli interventi di tastiera e pianoforte di Marco. La seconda canzone, “Pare e Piace”, è un pezzo di Gabriele, ma colorato in modo importante da arrangiamenti che ci ha suggerito Giacomino Papini, colui che ci ha registrati. Insomma, abbiamo sempre accolto tutto il bello che chiunque poteva portare. Poi c’è “Vulnerabile”, una canzone scritta da me e Gabriele in un pomeriggio che era un banco di prova dopo tanto tempo in cui non scrivevamo un pezzo insieme…prova più che superata, visto che è uscito subito, di getto, in una bella sintesi della mortalità. La chiusura, “Luna Park”, è emblematica non solo nel dare il nome all’intero lavoro, ma anche nel suo essere un perfetto pot-pourri dove veramente ognuno di noi ha messo qualcosa di significante e significativo. Questa evoluzione collettiva, unita alle novità di formazione, ci fanno sentire adesso di essere un gruppo in grado di suonare veramente dappertutto.»

La vostra pentola è in costante ebollizione: quali altre novità avete partorito e quali altre avete in canna?
«Una grande novità già pubblicata è il nostro primo video musicale su YouTube, realizzato con la giovanissima Chiara Angelo, che con il suo tocco ha fatto la differenza in ambito narrativo. Nel video c’è anche un “to be continued”: compare infatti la cagnolina di Gabriele, Megan, a cui è dedicata una delle 12 canzoni che abbiamo già scritte e pronte da realizzare l’anno prossimo. Ops, piccolo spoiler… Tornando poi al recente passato, impossibile non nominare la presentazione di “Luna Park”: eravamo già fieri e carichi di averla realizzata in modo letteralmente unico, con un’installazione audiovisiva notturna ed una mostra/listening a seguire, presso la galleria d’arte Rosy Boa. La gioia è giunta a livelli incalcolabili quando abbiamo visto la bellissima risposta del pubblico, sia quantitativa, sia qualitativa. Sul prossimo futuro, visto che abbiamo già rivelato qualcosa sulla nostra nuova musica in cantiere, aggiungiamo anche che, ben prima, c’è da festeggiare alla grande tutti insieme: il prossimo 21 novembre, presso il Teatro Verdi di Monte San Savino, celebreremo i 10 anni dei Baulerz con una festa musicale a cui non si può mancare. Oltre a noi, si alterneranno sul palco Osaka Flu, Venere Gommosa e Il Ballo dell’Orso che, ci tengo a sottolinearlo, presenzieranno tutti assolutamente a titolo gratuito, con la pura e semplice voglia di far festa e celebrare degli amici. Si cresce, ok, ma mantenendo appunto intatta la passione e l’apertura, sia nel dare sia nel ricevere, con un obiettivo sempre ben saldo e centrale in ciò che facciamo: divertire, divertirci e, soprattutto, emozionare. Se hai la possibilità di farlo, sei in debito col mondo: se la restituisci donandola, allora puoi definirti degno umano; viceversa, ti stai solo masturbando in bello stile. Si tratta un po’ di una missione, ma non come quella dei Blues Brothers: è un’altra cosa, perché la missione non è auto-riferita, la missione, al contrario, consiste proprio negli altri e nelle emozioni che riesci a fargli sentire.»

di ALESSIO FRANCI

IG: @baulerzofficial

Alessio Franci
ALESSIO FRANCI

Musicomane innamorato di ogni applicazione del linguaggio. Cerco storie e suoni che mi facciano vibrare tanto ad ascoltarle, quanto a raccontarle. Osservo, rifletto, percuoto, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di conoscerne ed apprezzarne le sfumature più o meno armoniche.

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