Sono passati più di vent’anni da che i Proton Packs, storica band punk rock del territorio composta da Alex, Brodie, El Leon Blanco e Matt, hanno cominciato a portare il loro Ecto Punk sui palchi di tutta Italia e all’estero. Siamo quindi arrivati ad oggi, dopo quattro album e svariati EP, singoli e split, con l’uscita a febbraio scorso del loro quinto disco Visions From The Void.
Parliamo del periodo iniziale della band e della sua evoluzione nel tempo.
«Siamo partiti dal nostro amore comune per Ramones, Misfits e Lillingtons, andando poi a coniare il genere Ecto Punk, il quale riprende tematiche fantascientifiche, occulte ecc. Negli ultimi due dischi però ci siamo un po’ spostati su temi più cupi ed introspettivi perché adesso, rispetto a un tempo, quello di cui trattavamo è molto più diffuso nel punk rock. Dal 2004 abbiamo cominciato a scrivere i nostri primi pezzi e a suonare in giro, ma abbiamo trovato la nostra strada solo nel 2011 con il primo disco The Weird Science Of Ecto-Punk.»
Secondo voi, tra i vostri vecchi lavori, quali sono stati i più significativi della vostra carriera?
«Probabilmente uno dei punti cardini della nostra storia è il secondo album Space Opera. Per quanto ne riguarda la scrittura, c’è stato un lavoro più organico rispetto al primo disco che era invece una raccolta di brani sparsi negli anni e lo reputiamo sicuramente un concept album che racconta una storia attraverso le varie tracce. Anche da parte del pubblico sicuramente è una delle nostre produzioni più ricordate ed apprezzate, nonostante siano passati così tanti anni. Assieme a questo possiamo annoverare anche la nostra ultima uscita Visions From The Void, visto l’approccio differente che abbiamo avuto rispetto al passato.»
Quale è stato il percorso che avete seguito nella concezione, scrittura e produzione di Visions From The Void?
«Il disco è uscito da pochi mesi ed è stato registrato nell’estate del 2025. I pezzi in esso contenuti li abbiamo cominciati a scrivere già nel 2020, in concomitanza con l’uscita dell’altro nostro album Paradox. La scrittura è stata rallentata dalla pandemia, dai nostri impegni come backing band di alcuni cantanti americani, da alcuni split in uscita ecc. Questo lungo periodo di tempo ci ha permesso di effettuare un processo di scrittura, riscrittura e selezione molto attenta e articolata dei brani, arrivando alla tracklist finale che oggi potete ascoltare. Ci siamo presi più respiro rispetto al passato, soprattutto durante il periodo di registrazione: prima arrivavamo in studio già pronti e organizzati, terminando tutto in due fine settimana, ma ogni volta avevamo sempre la sensazione che qualcosa non fosse andata come doveva. Stavolta abbiamo tentato un approccio più lungo, allestendo un vero e proprio studio nella nostra sala prove, registrando in varie sessioni distaccate nel tempo, approfondendo sul momento quello che usciva dalle registrazioni e intervenendo se necessario. Noi crediamo che questo metodo abbia pagato visto il risultato che per noi è davvero soddisfacente.»
In effetti si sente una discreta differenza rispetto alle vostre produzioni passate.
«Noi siamo molto legati a tutti i nostri lavori. Il modo in cui li abbiamo registrati, dove li abbiamo registrati e le persone che abbiamo incontrato nel farlo sono memorie estremamente importanti per noi e non riteniamo che quello che abbiamo prodotto in passato sia inferiore, semplicemente stavolta è cambiato il nostro metodo. Se una persona si interfaccia ai nostri ultimi testi, nonostante le differenze che abbiamo descritto in precedenza, potrà comunque ritrovare la componente ironica e autoironica che ci ha sempre contraddistinto.»
Ho visto che avete un bel programma di date in corso.
«Da febbraio stiamo promuovendo il disco con diverse date in giro per l’Italia e in questo momento siamo a Latina (durante l’intervista – n.d.r.). Prossimamente abbiamo in programma altri appuntamenti tra cui il Punk Rock Raduno di Bergamo a luglio, ma comunque siamo sempre aperti a proposte per aggiungere ulteriori concerti futuri.»
di LORENZO STIATTI
IG: @protonpacks



















