“Con mio padre ci eravamo fatti una promessa: quest’anno avremmo festeggiato insieme gli ottant’anni di Baraclit e i suoi ottant’anni.”
Il padre di Luca Bernardini, Amministratore Delegato di Baraclit Spa, se n’è andato lo scorso anno. Era nato nel 1946, esattamente come l’azienda che avrebbe guidato per tanti anni. Forse è anche per questo che gli 80 anni di Baraclit hanno assunto un significato diverso che parla del bisogno di portare nel futuro tutto quello che l’azienda è stata e tutto ciò che ha significato.
Baraclit è passata da una fabbrica di dodici operai che produceva piccoli manufatti nell’Italia della ricostruzione a un’azienda multi-divisionale e multi-sito che realizza edifici complessi, lavora con energie rinnovabili, sostenibilità e nuove tecnologie.
Baraclit ha scelto di celebrare questo compleanno in due momenti volutamente diversi: il 25 luglio la festa è stata dedicata a dipendenti, collaboratori e pensionati; il 26 settembre il secondo appuntamento ha riunito invece clienti, fornitori, istituzioni, associazioni e partner esterni.
Due feste, due atmosfere e in mezzo, la stessa domanda: come si attraversano ottant’anni di storia? Ne abbiamo parlato proprio con Luca Bernardini, terza generazione della famiglia alla guida dell’azienda.
Ottant’anni sono un traguardo importante per un’azienda, ma se togliamo per un momento numeri, fatturato e risultati, che cosa rappresentano per te personalmente?
«È una domanda che mi sono fatto tante volte nell’ultimo anno. Mio padre era nato nel 1946 e aveva esattamente la stessa età anagrafica di Baraclit. Per questo tutto ciò che abbiamo organizzato per questo anniversario ha assunto per me un significato ancora più profondo: mio padre sarebbe stato il nostro presidente onorario, avrebbe accolto gli ospiti, avrebbe regalato a tutti le sue battute e la sua saggezza. Io rappresento la terza generazione e anche la mia scelta di lasciare la carriera milanese per tornare in Casentino mi fa pensare a certi ricorsi della storia familiare. Ci sono vite, scelte e coincidenze che in questi ottant’anni continuano a intrecciarsi. È un anniversario che sento forse ancora più a livello personale che aziendale.»
Che cosa è cambiato profondamente in Baraclit e che cosa, invece, senti che è rimasto identico fin dall’inizio?
«Il titolo che abbiamo scelto per l’evento del 26 settembre è “Attraversare il tempo. Le radici e le ali di un’impresa tra generazioni e futuro.” Sono proprio queste le due dimensioni di Baraclit e le radici sono ciò che non è cambiato. Siamo nati a Bibbiena, in Casentino, e siamo ancora qui e da sempre ci contraddistinguono laboriosità, serietà, ingegno, integrità; quella volontà di fare le cose in maniera competente e professionale… Le ali, invece, sono tutto quello che ci ha permesso di cambiare. Pensare che siamo partiti da una piccola fabbrica e oggi abbiamo un’azienda che realizza edifici autosufficienti e sostenibili, fa un certo effetto.»
Come si fa a trasmettere lo spirito di un’azienda nata nel 1946 a un ragazzo che magari è nato nel 2000?
«È forse la sfida delle sfide. Le nuove generazioni hanno un rapporto con il lavoro diverso rispetto al passato: cercano maggiormente un equilibrio con la vita privata, coltivano più interessi e il lavoro è una componente, non necessariamente l’unica. Per questo bisogna lavorare ancora di più sull’identità. Il rosso Baraclit, il logo, il camion sulle strade aretine, la targhetta che trovi su un capannone dall’altra parte d’Italia. Non sono soltanto elementi di un brand, raccontano un’appartenenza. Poi c’è senza dubbio il passaggio tra le persone: i valori non si dichiarano, si dimostrano e avere accanto persone che da tanti anni incarnano dedizione, competenza e serietà è probabilmente il modo più efficace per tramandarli.»
Eppure oggi trovare quei giovani è diventato più difficile…
«Viviamo una situazione quasi opposta rispetto a quella che trovò mio nonno quando fondò l’azienda. Allora c’era una grande disponibilità di manodopera e tante persone cercavano nel lavoro industriale un’opportunità di crescita. Oggi facciamo fatica ad attrarre i ragazzi, anche se ci riteniamo fortunati: abbiamo un turnover oggettivamente molto basso; le persone che entrano, quasi tutte casentinesi o comunque del territorio aretino, tendono a rimanere e questo per noi ha un valore enorme.»
In un’azienda che fa della continuità uno dei suoi valori, quanto spazio c’è per tecnologie che stanno cambiando così velocemente il lavoro?
«Tantissimo. Penso, ad esempio, alla robotica: in fabbrica o nei cantieri i robot potrebbero occuparsi delle lavorazioni più faticose o rischiose, anche in condizioni climatiche difficili, mentre le persone potrebbero assumere sempre più ruoli di supervisione e di maggiore responsabilità. La tecnologia deve servire ad aumentare il valore del lavoro delle persone, non a cancellarlo.»
Guardando avanti, come immagini Baraclit quando gli anni da festeggiare saranno cento?
Una Baraclit sempre più sostenibile, nel senso più ampio della parola. La sostenibilità ambientale sarà una delle sfide fondamentali, ma c’è anche una sostenibilità sociale che parla di dignità e sicurezza del lavoro, filiera corta, attenzione alle persone. Quando superi ottant’anni credo che un’azienda diventi un patrimonio condiviso da tutte le persone che ne hanno a cuore il destino. Mi piacerebbe che Baraclit continuasse a essere qualcosa di cui questo territorio, il Casentino, possa sentirsi parte e andare fiero.»
di MELISSA FRULLONI
Baraclit Spa
Località Pianacci, 19 – Bibbiena
baraclit.it
IG: @baraclit
FB: Baraclit
Vegetariana militante. Animalista convinta. Femminista in prova. Cresciuta con il poster di Jim Morrison appeso alla parete. Romanticamente (troppo) sensibile e amante della musica vintage. Una laurea in giornalismo, un figlio umano e uno peloso, mille idee e (a giorni alterni) la sensazione di poter fare qualsiasi cosa…




















