Nuove Stanze Contemporanee

Al numero 12 di via Mazzini, c’è uno spazio nel quale l’arte contemporanea vive e si mescola con l’ambiente circostante. Le Nuove Stanze è un’associazione culturale, diretta dalla storica dell’arte Moira Chiavarini, in collaborazione con la Casa Editrice Magonza, la cui direzione è nelle mani di Alessandro Sarteanesi, che ha come obiettivo proprio quello di portare ad Arezzo l’arte contemporanea. L’unione delle due esperienze ha dato vita ad uno spazio espositivo nel quale si può veder l’arte nel suo farsi, studiata e creata appositamente per l’ambiente che la ospiterà. Moira e Alessandro ci hanno aperto le porte della galleria, che è raccolta e ha un sapore informale, quasi domestico. Le opere si sposano con il paesaggio rustico dei tetti aretini, che si intravede dalle grandi finestre e, a tratti, sembra voler entrare per partecipare anch’esso alle esposizioni.
Abbiamo sentito l’esigenza di portare in città la realtà dell’arte contemporanea che un po’ mancava e che, invece, nelle grandi città ha molte più occasioni. Questo spazio è un modo per crearle, oltre ad essere un luogo di accoglienza per l’arte.” Mi racconta Moira.
Abbiamo visto che ad Arezzo c’è desiderio di arte e di incontri, soprattutto dopo il periodo terribile che abbiamo passato. Abbiamo messo a disposizione della città la nostra conoscenza e la nostra esperienza in questo campo.” Continua Alessandro.
Il riscontro, come mi raccontano, è stato molto positivo, anche da parte di tanti giovani che hanno partecipato e sono andati a conoscere lo spazio.
Il taglio, sia dell’associazione che della casa editrice, è internazionale; gli artisti sono selezionati fra i nomi più celebri e riconosciuti della scena contemporanea. Non si negano, però, l’occasione di collaborare con giovani artisti di talento.

Mi sono chiesta come potesse essere stato accolto il contemporaneo in una città piccola come Arezzo e nella quale lo stile medievale, a partire dall’architettura del nostro centro storico, la fa da padrone.
In realtà, lo stile medievale e quello contemporaneo sono molto simili se ci pensiamo”, mi risponde Moira.
Entrambi sono avvolti da un alone di mistero e da un linguaggio fatto di simboli non sempre immediati che affascina lo spettatore. Non c’è la pretesa di educare, questo è uno spazio aperto, nel quale le opere esposte si prestano alla possibilità dell’interpretazione del pubblico, ma è solo una possibilità. Il contemporaneo tende spesso ad allontanare perché c’è la paura di non capirlo e, di conseguenza, lo si percepisce elitario. Invece non è così. La resistenza nei confronti del contemporaneo, tuttavia, c’è ed è innegabile. A posteriori potremo giudicare le opere che hanno raccontato il presente e quelle che non l’anno fatto, questo è il bello di vivere l’arte di oggi. Occorre allenare lo sguardo e darsi la possibilità di osservare senza pregiudizi.
L’idea è quella di uno spazio continuamente abitato da mostre, immerse in un ambiente quasi familiare ma con tutte le caratteristiche di un museo: a partire dalla regolazione dell’illuminazione fino alla temperatura ottimale per le opere.
Inoltre, ci piacerebbe aprire un dialogo costante con gli spazi pubblici. C’è stata in realtà un’accoglienza positiva dei nostri progetti, soprattutto in termini di qualità culturale della proposta. Speriamo che in futuro questo possa avvenire e che ci possa essere un sostegno da parte delle istituzioni nelle attività che facciamo.
Ho chiesto a Moira e Alessandro qualche spoiler sui prossimi eventi e sulle mostre che verranno ospitate dalle Nuove Stanze, in seguito alla conclusione dell’ultima esposizione che è stata quella di Nevio Mengacci “Astrazione prima del tempo”, conclusasi il 5 giugno.
Sicuramente faremo qui una mostra di Claudio Parmiggiani”, mi risponde Alessandro. “Peraltro, posso già annunciare che in occasione del festival “La città dei lettori” (che si terrà ad Arezzo il 25 e il 26 giugno), Andrea Cortellessa presenterà un libro di Magonza, nel quale ha parlato di Claudio Parmiggiani, edito nel 2017. È un intervento sulle porte, in quanto Claudio Parmiggiani ha realizzato la porta di Camaldoli nel 2013, per celebrare i mille anni dell’eremo. In quell’occasione Claudio lesse un suo testo inerente a quel lavoro e alla fine me lo consegnò per pubblicarlo.
Inoltre, avremo il piacere di ospitare la fotografa Livia Bagnaia, che ha fatto dei lavori bellissimi su Gerusalemme, e Sean Shanahan, con il quale abbiamo collaborato l’anno scorso in occasione delle giornate del FAI, facendo una mostra a Villa Panza di Biumo. Con lui è nata un’amicizia, spesso succede quando si crea sintonia con gli artisti. È venuto ad Arezzo e ha visto questo spazio; gli è piaciuto tanto da progettare delle opere appositamente per esporle qui.
L’obiettivo principale, soprattutto per chi lavora in questo settore, è quello di rendere vivi i musei e le opere che vi abitano, far in modo che il pubblico sia costantemente in contatto con l’arte, che vi si possa misurare e leggerla attraverso il proprio vissuto e la propria sensibilità, senza pregiudizi. Oppure no, la scelta deve poter rimanere libera, come libera è l’arte stessa.

FB: Le Nuove Stanze

di MARTINA SALVINI

MARTINA SALVINI

Filologa in divenire e scrittrice presso la vita. Amo i libri più delle persone – ma meno degli animali – amo l’arte, la musica e i bucatini. Sono Bilancia e femminista: un mix letale di indecisione, senso di giustizia e propensione alla polemica. Vivo per scrivere, a volte scrivo per vivere.

 

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