Parolæ, Parolæ, Parolæ Vol. #5

Il nuovo appuntamento (da questo mese, bimestrale!) con la nostra rubrica di etimologia femminista! Oggi vi parliamo di 8 Marzo, Revenge Porn e Soffitto di Cristallo.

8 Marzo
Una premessa: non la “Festa della Donna”, ma la “Giornata Internazionale dei Diritti della Donna”, ricorrenza annuale che celebra le conquiste sociali, economiche e politiche femminili, denunciando al contempo le discriminazioni e le violenze verso le donne. La storia di questa celebrazione affonda le radici nel movimento socialista proletario russo di inizio ‘900, che – tra gli altri – rivendicava il diritto al suffragio femminile, escludendo tuttavia dalla lotta la borghesia. Questa esclusione non era condivisa da alcuni movimenti socialisti, tra cui quello americano: fu così che il 3 Maggio 1908 a Chicago si tenne il “Women’s Day”, una conferenza incentrata sulla questione femminile, tenuta da Corinne Brown. Sulla scia americana, vari Paesi europei istituirono una Giornata Internazionale della Donna, pur se con date diverse. La Prima Guerra Mondiale interruppe le celebrazioni, ma l’8 Marzo 1917 le donne russe guidarono una manifestazione per invocare la fine della Guerra: l’evento venne considerato come l’inizio della Rivoluzione Russa di Febbraio, che segnò la fine dello zarismo. Questa forte connotazione politica portò la memoria storica relativa all’evento a perdersi nel tempo; ma la storia relativa all’incendio in una fabbrica americana che nel 1908 causò la morte di centinaia di operaie, è un falso storico. Una risoluzione ONU del 1977 portò poi all’istituzione dello “United Nations Day for Women’s Rights and International Peace”; molti Paesi mantennero l’8 Marzo come data ufficiale. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1945, mentre l’anno seguente vide anche l’introduzione della mimosa (un simbolo storico, quindi, non un atto di galanteria!). L’annata più storica per questa ricorrenza in Italia fu sicuramente il 1972, con un’epocale manifestazione a Campo de’ Fiori a Roma, cui parteciparono 20.000 donne e dove non mancarono scontri e cariche della polizia.

Revenge Porn
Il Garante Privacy definisce il Revenge Porn come “la diffusione di immagini pornografiche o sessualmente esplicite a scopo vendicativo, per denigrare pubblicamente, bullizzare e molestare la persona cui si riferiscono”; essa avviene principalmente su canali web ed è ovviamente non consensuale. Questa pratica è talvolta anche descritta come una forma di violenza, abuso psicologico, o abuso sessuale; alcuni esperti lo definiscono un «abuso basato su immagini sessuali”. Trattandosi di un fenomeno molto recente, di fatto collegato all’avvento di Internet, molti Paesi sono ancora oggi sprovvisti di normative adeguate a tutelare le vittime; tuttavia, Nazioni come Canada, Giappone, Malta, e vari Stati Americani hanno introdotto Leggi dedicate al tema; mentre altri, come Regno Unito, Filippine e Israele hanno configurato come reato il fenomeno. In Italia, grazie all’emendamento della Parlamentare Federica Zanella, la Legge n.69/2019 ha stabilito che “chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da €5.000 a €15.000”. La medesima pena si applica a chi diffonde i contenuti, ed è aggravata se commessa da (ex) coniugi o partner. Lo stesso Garante Privacy negli ultimi anni ha predisposto una Scheda per conoscere e difendersi dal fenomeno, nonché canali preferenziali per la denuncia dello stesso.

Soffitto di Cristallo
Dall’inglese “Glass Ceiling”, utilizzato per la prima volta nel 1978 da Marilyn Loden; per la Treccani è “l’insieme di barriere sociali, culturali e psicologiche che si frappone come un ostacolo insormontabile, ma all’apparenza invisibile, al conseguimento della parità dei diritti e alla concreta possibilità di fare carriera nel campo del lavoro per categorie storicamente soggette a discriminazioni”. Relativamente alle donne, ne sono esempi il gender pay gap (di cui vi abbiamo già parlato), la maternità, l’effetto “femme fatale” (secondo cui le donne di bell’aspetto sarebbero meno affidabili a livello professionale), la scarsa presenza femminile in posizioni lavorative apicali, e tante altre manifestazioni di sessismo in ambito lavorativo. Ogni anno il The Economist redige il Glass-Ceiling Index, monitorando il fenomeno in 29 Paesi.

di GEMMA BUI

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GEMMA BUI

Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.

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