Illustrazioni ad arte

Negli ultimi dieci anni abbiamo potuto notare, da parte del grande pubblico, un aumento di interesse ed una riscoperta per le arti visive, complice anche la recente situazione mondiale, soprattutto per il fumetto, le serie tv, il cinema ed i videogiochi. Nello scorso numero di WEARE vi avevamo raccontato l’arte di Selene Crezzini; questa volta parliamo di un altro illustratore e concept artist originario di Arezzo, Massimiliano Bruni.
Quando e come hai intrapreso questo tuo percorso?
«Come risponderebbe la maggior parte degli artisti, dall’asilo. Disegnavo tutto il giorno, anche in classe, riempiendo quaderni in cui vi era davvero poco spazio lasciato per gli appunti delle lezioni. Crescendo, mi resi conto che il disegno non era solo quella mia visione infantile, ma possedeva una miriade di diramazioni, di tecniche e di stili in cui puoi specializzarti.
Scelsi quindi il liceo artistico, vertendo su beni culturali e sono davvero felice per questa scelta, perché lo studio della storia dell’arte mi ha dato molti spunti e mi ha aiutato ampiamente nello sviluppo del mio stile. Successivamente ho frequentato un’accademia di fumetto, la Comix di Firenze: è stata un’esperienza importante, ma anche un azzardo, poiché in realtà non ero mai stato davvero un appassionato di fumetti e difatti ho capito che quella non era la mia strada.
Ciò che volevo fare non contemplava la staticità, ma necessitava un cambiamento continuo e per questo volevo diventare un illustratore ed un concept artist.»
Ti ricordi il momento in cui hai capito quale era la tua strada?
«La passione per le illustrazioni si è scatenata nel periodo in cui mi avvicinai alle carte da gioco di Magic, collezionandole solo per gli artwork e facendo ricerche sulle persone che vi avevano lavorato. Successivamente mi colpì lo stile di Riot Games (League of Legends), con il suo mondo levigato, carico di colori e dettagli ed anche i meravigliosi artwork di Final Fantasy XII. Prevalentemente è grazie a questi che alla fine ho capito in cosa volevo specializzarmi.
Con quest’idea mi sono iscritto alla scuola di concept art, BigRock, che attualmente frequento.»

Come descriveresti il tuo stile?
«Il concetto alla base di tutti i miei disegni è l’idea che ho in testa su qualcosa e che voglio vedere realizzata concretamente su di un foglio, senza la contaminazione da parte di terzi; questo pensiero ha plasmato il mio stile, che risulta abbastanza realistico e poco astratto ed esso mi ha portato a scegliere una scuola di concept art. Non so se posso essere definito un artista perché, rispetto ad altri che magari inseriscono all’interno della loro opera un certo significato o una certa espressione interiore, io voglio solamente dimostrare qualcosa di concreto. Mi reputo forse più un artigiano che un’artista.»
So che hai lavorato anche ad un gioco da tavolo.
«È un lavoro che risale allo scorso anno. Una piccola azienda italiana ha prodotto tramite Kickstarter un gioco da tavolo/carte chiamato Skytear; tramite una conoscenza comune ho scoperto che stavano cercando illustratori per il gioco e quindi mi sono proposto inviandogli una mail. Mi hanno commissionato tre carte con un contratto da illustratore ed in quel momento ho compreso appieno che quello era davvero il mio lavoro. La soddisfazione è stata grande, anche perché vorrebbero coinvolgermi in altri progetti futuri.»
Parlando di progetti futuri, quali sono i tuoi?
«L’obbiettivo cardine penso sia scontato. Per il resto vorrei poter continuare il mio percorso in BigRock continuando gli studi qui, per poi diventare un’insegnante all’interno della scuola, incentivato anche dal fatto che i professori sono tutti ex studenti; mi sono reso conto di amare l’insegnamento, la condivisione e la discussione con i compagni di corso, specialmente in un ambiente così accogliente come questo. La sento davvero come una vocazione.
Vorrei comunque poter lavorare anche come freelance per aziende che necessitano di concept artist, specialmente quelle dell’ambiente videoludico e cinematografico. Mi auguro vivamente che l’Italia inizi ad investire fortemente in questi settori, perché rimanere indietro in un campo artistico (sono oramai considerati campi artistici da tutto il mondo) è davvero una vergogna e di talenti specializzati ne abbiamo tantissimi che purtroppo poi lavorano solamente per compagnie e progetti esteri.»

di LORENZO STIATTI

IG: @macli.macli

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi.

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