Parolæ, Parolæ, Parolæ Vol. #3

Torna la nostra rubrica di etimologia femminista! In questo numero vi parliamo di Tampon Tax, Diritto all’Aborto e Femminicidio.

Tampon Tax
È l’imposta sul valore aggiunto applicata ai prodotti per l’igiene mestruale. Introdotta in Italia nel 1973 con un’aliquota del 12%, è andata sempre aumentando, fino a raggiungere il 22% (aliquota dei beni di lusso) nel 2013. L’aliquota è stata ridotta al 10% dalla Legge di Bilancio 2022. Un risultato utile ma non ancora soddisfacente, specie se guardiamo al recente esempio della Scozia, che dal 15 agosto ha introdotto la gratuità dei prodotti igienici femminili nelle strutture pubbliche, a seguito dell’entrata in vigore di una legge contro la povertà mestruale approvata nel 2020. In stati come Canada, Australia, India e Irlanda, la tassazione è da anni pari allo 0%; in altri, come Francia, Belgio, Regno Unito, Germania, oscilla tra il 7% e il 5%. L’obiettivo italiano – sostenuto, tra gli altri, dall’Associazione Onde Rosa – è quello del raggiungimento del 4%, ossia l’aliquota relativa ai beni di prima necessità.

Diritto all’Aborto
Viene introdotto in Italia dalla legge n.194/1978 e consente l’interruzione volontaria di gravidanza (farmacologica o chirurgica) entro il 63° o 90° giorno di gestazione, per motivi di salute, economici, sociali o familiari. In tal modo viene riconosciuto “il diritto – internazionalmente tutelato – di ogni donna o ragazza ad abortire, purché nel rispetto dei suoi diritti, autonomia, dignità e necessità nel contesto delle esperienze, circostanze, aspirazioni ed opinioni vissute”. Il tema è tornato attuale a seguito della decisione della Corte Suprema USA del Giugno 2022, con cui la stessa – ribaltando la sentenza Roe VS Wade, che l’aveva sancito – ha declassato il diritto all’aborto da federale (e costituzionale) a meramente nazionale; con la conseguenza che in molti Stati l’abolizione di tale diritto è stata reintrodotta. Anche in Italia si è tornati a parlare di recente di diritto all’aborto, a causa delle preoccupanti cifre relative ai medici obiettori di coscienza: circa il 70% del totale. Ma gli esempi di negazione di questo diritto a livello internazionale sono purtroppo molti altri.

Femminicidio
Il termine – già in uso in alcune legislazioni ottocentesche – viene riadattato nel 2004 dall’antropologa messicana Marcela Lagarde col significato di “forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei loro diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine, che comportano l’impunità delle condotte poste in essere, tanto a livello sociale quanto da parte dello Stato e che, ponendo la donna in una condizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa […]”. Il termine è considerato derivazione e ampliamento di “femmicidio”, introdotto dalla criminologa femminista Diana H. Russell nel 1992. In Italia il femminicidio non è ancora previsto come fattispecie autonoma di reato o aggravante dal Codice Penale, ma il termine è comparso per la prima volta a livello legislativo nel Decreto Legge n.93 del 2013. Dall’inizio dell’anno sono almeno 71 i femminicidi commessi in Italia: una media di uno ogni tre giorni. Il 25 Novembre si celebra la Giornata Internazionale ONU per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

di GEMMA e AURORA BUI

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GEMMA BUI

Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.

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