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Tracciati dell’Essere

L'arte di Laura Serafini intreccia corpi umani, mappe e tracciati tecnici, come cartamodelli, tracciati del parto o elettroencefalogrammi

La sua ricerca artistica ruota attorno alla costruzione dell’identità umana, con particolare attenzione al corpo e alla relazione tra essere, tempo e spazio. Utilizza un linguaggio figurativo personale in cui corpi e volti emergono da mappe, tracciati e carte tecniche: vecchie mappe topografiche, idrografiche e cartamodelli diventano supporti d’arte e metafore del destino, del cammino e dell’identità. È questa l’arte di Laura Serafini, nata a Subbiano, nel 1965. Oggi vive e lavora ad Arezzo; l’abbiamo incontrata per farcela raccontare.
Laura la tua arte intreccia corpi umani, mappe e tracciati tecnici: come nasce questa connessione tra figura e cartografia?
«L’incontro con le mappe avviene nel 2013, durante una fase di auto-indagine. La necessità di uno stimolo nuovo mi portata a sperimentare il dialogo tra corpo e tracciato, percepito come una sorta di DNA visivo, una scrittura dell’essere umano. Le mappe che prediligo evocano percorsi biologici o costellazioni, capaci ancora oggi di guidare la mia ricerca.»
La carta e le mappe diventano “DNA visivo” delle opere: quanto c’è di autobiografico in questa scelta?
«La dimensione autobiografica è profonda: inizio a dipingere con la nascita della mia seconda figlia, spinta da un bisogno espressivo autentico. L’interesse per l’essere umano nasce dall’urgenza di raccontarmi e di dare forma a ciò che porto dentro. I tracciati tecnici, come cartamodelli, tracciati del parto o elettroencefalogrammi, rappresentano la parte assegnata e visibile della vita, mentre la figura umana sovrapposta incarna l’indefinibile, ciò che non è già scritto. Qui la figura femminile è parte di un percorso di auto-indagine continuo e liberatorio. Spesso è la mappa stessa a suggerire quale figura far emergere, in un dialogo intuitivo tra tracciato e corpo.»

Hai sperimentato anche performance o installazioni oltre alla pittura?
«Sì, sia installazioni che opere multisensoriali legate ai temi di corpo e mente, pur riconoscendo nella carta e nel tessuto i mezzi espressivi più affini alla mia sensibilità.»
Pensi che vivere in una città così legata al passato influenzi il tuo rapporto con l’arte?
«L’architettura e la storia di Arezzo, insieme al confronto con grandi artisti del passato, esercitano un’influenza naturale e costante sulla mia visione, forse anche inconsciamente. Arezzo è il fulcro affettivo e umano della mia ricerca artistica, ma il mio lavoro ha una diffusione internazionale, con mostre e opere presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Le prossimo che ho in programma sono a Montichiari e anche ad Arezzo.»

di CARLO MARTINO

IG: @lauraserafiniart
lauras.it

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

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