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Luce e materia

"Mi ha sempre affascinata la visione di scardinare il concetto tradizionale dell’arte."

Oro, lucentezza, tumulto. Sono le parole chiave che definiscono l’arte di Veronica Buzzichelli, un’artista che ha eletto la luce a motore della sua ricerca. Lungi dall’essere un elemento statico, il riflesso diventa nella sua opera un catalizzatore di energia, il ritmo che anima la tela. Non a caso, la scelta dell’oro è presente già nel logo del suo studio e si riversa nelle sue creazioni con l’uso di colori metallizzati. Questa lucentezza è fondamentale, ci spiega: “Grazie ad essa riesco a fare delle mie opere qualcosa di più tumultuoso e mettere molto più in evidenza un’elaborazione materica, i colori metallizzati, ad esempio, creano sulla tela un movimento continuo rispetto ad un colore piatto.
È in questo contrasto tra materia elaborata e lucida vibrazione che Veronica trova il suo linguaggio, unendo gesto e visione in perfetta sintonia con il tema di questo numero di WEARE, “Scintille”.
Nei tuoi lavori la materia sembra avere una voce propria: riconosci un legame tra le tue scelte materiche e quelle radici artistiche del territorio aretino, fondate su oro, tessuti, legno e pietra?
«A pensarci bene, l’utilizzo dell’oro che lega comunque una certa cultura di Arezzo è un filo rosso che unisce la mia ricerca. Oltre a ciò, ci sono stati momenti nei quali sono stata plasmata da qualcosa: la matericità delle opere di Alberto Burri, il concetto di decontestualizzazione di un oggetto comune di Duchamp, quello di andare oltre la tela di Fontana. Mi ha sempre affascinata la visione di scardinare il concetto tradizionale dell’arte.»
Il tuo primo approccio all’arte?
La matericità del mio lavoro nasce dal rapporto con i materiali che coltivo fin da bambina. Pur scegliendo un percorso teorico – con studi in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze e una magistrale in Arti Visive a Bologna – non ho mai abbandonato la pittura. Due anni fa ho finalmente aperto il mio spazio, Buzzichelli Officina d’Arte: una fucina più che uno studio, un luogo dove nulla è definitivo, dove si sperimenta, si sbaglia, si cambia direzione. Qui la materia dialoga, resiste, si trasforma… e io mi trasformo con lei.»

Quando hai capito che l’arte astratta poteva essere il tuo linguaggio?
«Il figurativo è stato il primo approccio ma ad un certo punto mi sembrava un po’ fine a sé stesso. Sento tutt’ora che ci sia più anima in un astratto rispetto a copiarne qualcosa, con una tela bianca mi sento più libera di agire. A volte tratto le opere anche come sculture, questa modellazione convive in una serie di intersezioni nella quale mi sento libera e mi premuro, così come in tutte le opere, di far sentire la materia in mano a chi la guarda anche senza toccarla. Nel mio linguaggio artistico assume particolare importanza anche il contrasto, la dualità, il confronto, gli opposti che possono attrarsi o respingersi, oppure anche l’opposizione dei materiali, lo scuro con il lucente, il morbido a contrasto con qualcosa di ruvido e pungente… A volte nascono dalla casualità, altre da un’idea più definita. Un esempio su questo filone di pensiero può essere la mia opera “In seno alla terra”: due tele affiancata come se fossero due seni generatori.»
Il tuo percorso ti porta maggiormente verso la sperimentazione o verso la memoria?
«Potrei dire che sono come due step del mio modo di procedere perché quella libertà di agire sulla tela come meglio credo è un input iniziale, spesso non so che forma assumerà alla fine. In seguito a questo, tiro le somme di ciò che è successo e lì può capitare che l’opera – una volta considerata completata – mi ricordi qualcosa che sia una sensazione, un’emozione, un ricordo. La tela bianca sa portarmi dove vuole, o in qualche modo arrivo dove devo arrivare, ma partendo da una ricerca.»
Quali sono i progetti a cui hai partecipato qui ad Arezzo? Ci sono nuove collaborazioni o iniziative in arrivo?
«Ho partecipato alla collettiva “Ieri e Oggi sulle Orme del divino” per il 550esimo anniversario della nascita di Michelangelo a Caprese in cui è stata esposta la mia opera “Liberare la materia”, ho preso parte a “Marcenando – l’arte camminando” tenutosi a settembre, evento per il quale ho donato la mia opera “Erano sogni d’oro”, ho partecipato ad una collettiva d’arte “Amare è un’altra cosa” presso la galleria RosyBoa con l’opera “I frutti della passione”. Inoltre, l’opera “Connessione. Creare distruggendo” è attualmente esposta al ristorante Naboo in occasione dell’evento “Arte da gustare”. Mi piacerebbe molto continuare a collaborare con qualche realtà del tessuto aretino. Essendo socia del circolo degli artisti di Firenze mi piacerebbe anche una collaborazione magari con il circolo di Arezzo.»

di CARLO MARTINO

IG: @buzzichelli¬¬_officinadarte

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

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