Viene istintivo ordinarlo, questo nettare purtroppo ancora immaginario, quando si assaggia a morsi la ricetta sonora dei Punkcake. La radice del nome della band non è affatto un false friend: ciò che promette, mantiene, con gli interessi di decibel e genuina selvaticità punk, ma questo, se si è tra i tanti(ssimi) che si uniscono all’adunata sotto palco – ehm, sotto schermo – in occasione della mega giostra musicale nazional-popolare con la X, lo si era già percepito chiaramente sul palato e nelle orecchie. Come e con che spirito questi ragazzi valdarnesi sinceramente innamorati della musica e del suo valore socio-aggregativo ci siano saliti su quella giostra, però, è già chiaro e rincuorante ancor prima di pronunciare le prime sillabe, sin dal luogo in cui mi ospitano per l’intervista: siamo al Circolo Ricreativo di Restone, centro di aggregazione sociale che vivono e gestiscono, di ritorno dalle ribalte luccicanti, a maniche rimboccate e cuori e braccia dedicate, cercando semplicemente di animare una terra di provincia, proponendo musica, arte e cultura dal basso in una realtà autonoma adagiata esattamente a metà tra Arezzo e Firenze. Talmente a maniche rimboccate per l’imminente serata, i ragazzi, che riesco ad intercettarne solo due per altrettante chiacchiere su un divano incastonato a fatica in una sorta di bazar-backstage, ma molto comodo e munito di birrette magicamente comparse tra i braccioli. Talmente non accecati dalle ribalte luccicanti di cui sopra, che nel giro di pochi secondi la nostra conversazione prende il largo, dritta dritta dal nocciolo della questione: la musica. Nemmeno un sorso sui baffi ed eccomi subito a chiedere succulenti dettagli su “Figaro”, ultimo singolo sfornato dai Punkcake, colpevole tra le altre cose del trip che ha generato il titolo del presente articolo, col suo incedere killer e le sue chitarre aspre e pungenti.
“Si tratta di una canzone scritta da tanto tempo, addirittura da prima di entrare a X-Factor. Parla di un amore matrimoniale e della sua fine, tant’è vero che inizialmente doveva intitolarsi proprio “Il divorzio di Figaro”. Nata in inglese, come abbiamo cominciato a scrivere, anche se ci stiamo spostando sempre più sulla madrelingua italiana, magari in futuro arriveremo a farlo del tutto! Noi il punk vero, inteso come genere duro e puro che segue certi stilemi, non l’abbiamo mai fatto. Siamo sempre stati una cosa più alternative, che ha il punk tra gli ingredienti principali, certo, ma ciò che incarniamo davvero del punk è l’attitudine do it yourself, a prescindere da dove porta. Attitudine che avevamo, abbiamo e continueremo ad avere, nonostante tutto e nonostante anche il programma innominabile… Ah no, in realtà l’abbiamo già nominato, sticazzi!”
In fondo, l’ancora sta nella testa e nella forma con cui si sale su certi macchinoni che risuonano forte, ma che di musica in realtà non contengono poi molto: un conto è salirci per trovare la propria identità musicale venendone quindi giocoforza deformati, tutt’altro conto è salirci per farci viaggiare e diffondere una propria identità musicale già esistente, sfruttandone a proprio vantaggio velocità e risonanza.
“Da indipendenti siamo entrati e indipendenti ne siamo usciti; tant’è vero che singoli ed album ce li stiamo producendo da soli! Ce l’eravamo promessi quando ancora ne discutevamo, a mani avanti ed anticorpi punk già schierati e pronti all’uso: non crediamo a nulla di ciò che ci verrà detto e promesso, prendiamoli per il culo! Essere nelle mani, per così dire, di Manuel Agnelli, è stata però in questo senso una manna dal cielo per la nostra libertà espressiva. Il bello è stato proprio che, a prescindere da tutte le sovrastrutture ed i filtri che ci sono, alcune persone hanno capito realmente cosa vogliamo fare e questo ci sta portando, concretamente, a fare cose fighe. Sempre più progetti stanno prendendo sempre più forma, con sempre più rapidità. Non possiamo ancora dirne il titolo, ma stiamo lavorando ad una colonna sonora per un film indipendente che non vediamo l’ora esca, poi, l’album, già pronto, che uscirà a brevissimo, è già una fase in un certo senso in superamento! Stiamo infatti già scrivendo ulteriore nuovo materiale, sperimentando nuovi suoni decisamente diversi: rimane l’attitude, ma stiamo mescolando nel pentolone synth, effetti strani sulle chitarre. Insomma, corriamo come e più di Figaro, che nel nostro singolo si innamora e divorzia nel giro di una canzone!”
La musica, al di là ed al di fuori dei carrozzoni mercificati e mercificanti, è essenzialmente connessione nella vibrazione. Quanto è importante dargli spazio per vibrare e far vibrare, anche in realtà come il centro sociale che contribuite a gestire e far vivere ed in cui mi avete invitato per questa chiacchierata?
«Non è importante, è fondamentale. Specialmente oggi, in questo momento storico, è un atto di resistenza. Per noi l’arte e la musica non possono essere fini a sé stesse. Ok fare qualcosa per te, perché ti piace farlo, ma quello che dici e quello che fai sono cose importanti ed è vitale che abbiano modo e via di esprimersi ed arrivare. Il messaggio è il lascito: senza punti di ritrovo, laboratori, palchi, vetrine ed eventi come lo si sviluppa e soprattutto come lo si fa sentire, altrimenti? Quello che cerchiamo di fare, con la nostra musica e con gli eventi che contribuiamo ad organizzare, è proprio spingere per unire, dal basso, facendoci sentire… rumorosamente, ci mancherebbe.»
di ALESSIO FRANCI
credits Greta Fioriniello
IG: @_.punkcake._
Musicomane innamorato di ogni applicazione del linguaggio. Cerco storie e suoni che mi facciano vibrare tanto ad ascoltarle, quanto a raccontarle. Osservo, rifletto, percuoto, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di conoscerne ed apprezzarne le sfumature più o meno armoniche.



















