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in time

Abitata da individui che cercano di evadere nell’illusione della “vita lenta”, ma che poi si incazzano in fila al supermercato

Si intitola così un film del 2011, diretto da Andrew Niccol, dallo spunto di trama particolarmente interessante: in un futuro distopico in cui le persone non invecchiano più, il tempo diviene valuta di scambio. L’intento di critica sociale a temi quali capitalismo e lotta di classe è evidente, e il paradosso su cui si basa la storia – se ci pensiamo – non è poi molto distante dalla nostra realtà attuale. Nei fatti, la nostra è una realtà egotica, full-time, incessantemente protesa a tuffarsi di testa dentro al precipizio del futuro; il suo risultato è una società di consumo, iper-connessa e proporzionalmente iper-stressata, che continuamente si illude di vivere il “qui e ora” ma che in realtà, affetta da una soglia di attenzione ai minimi storici, e corrosa com’è dalle preoccupazioni e dalle precarietà di sopravvivenza che la caratterizzano, non è mai veramente capace di godersi qualcosa, abitata da individui che cercano di evadere nell’illusione della “vita lenta”, ma che poi si incazzano in fila al supermercato.

Andando a ritroso, probabilmente nella storia non è possibile individuare un momento preciso (anche se sospettiamo che esso possa collocarsi dalla Rivoluzione Industriale in poi…) in cui abbiamo iniziato a prediligere i proto-valori del potere d’acquisto e della performance in luogo di ben più nobili virtù etiche, quali – su tutte – tempo (sic!) e cura. Comprensibilmente, adesso, vi aspetterete una soluzione a tutto questo elucubrante – quanto forse vano – esercizio mentale. Per quanto detestabile sia, per chi scrive, deludere gli altri, decido di appellarmi all’onestà intellettuale della mancanza di risposta concreta: possiamo infatti ben immaginare quanto sarebbe complesso, arrivati a questo punto, sovvertire il modello economico-lavorativo capitalista, e a come ciò rischierebbe di rilanciarci dritti dentro una giungla urbana governata dal motto hobbesiano dell’”homo homini lupus”.
Più semplice, forse, sarebbe invece tornare a vivere con una reale, autentica consapevolezza della nostra personale priorità di valori. Ricordare che la nostra famiglia non sarà mai più sana e unita come lo è in questo momento della vita. Pensare ai nostri animali, quelli che vivono per noi e che per tutto il giorno aspettano solo il nostro rientro dal lavoro per una semplice carezza, ma che purtroppo non saranno eterni. Riflettere sul fatto che i nostri amori vivranno stagioni e fasi alterne: il momento di coglierne pienamente la bellezza è adesso. Paracitando Foucault, coltiviamo, dunque, il nostro legittimo svago. Non siamo così assopiti – come troppo spesso accade – da perderci in scuse, distrazioni o giustificazioni, finendo così per distogliere lo sguardo da ciò che importa veramente. Siamo ancora in tempo.

di GEMMA BUI

“Devo liberarmi del tempo e vivere il presente, giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante.” – Il Mio Passato, Alda Merini

Ascolti Consigliati      
“Col Tempo” – Baustelle        
“Time” – Pink Floyd    
“Time Is Running Out” – Muse   

Gemma Bui
GEMMA BUI

Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.

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