La Bellezza Salverà il Mondo

Quante interviste avrete visto, letto o sentito al Direttore della Fondazione Guido D’Arezzo, Lorenzo Cinatti? Noi abbiamo perso il conto, visto il ruolo importante che ricopre in città e i numerosi eventi che presiede praticamente ogni giorno… Ma nonostante questo abbiamo voluto incontrarlo e se ci conoscete saprete che l’intervista che ne è nata è stata qualcosa di inedito e nuovo.
La prima cosa che ci colpisce del Direttore è che durante la nostra chiacchierata giocherella con una penna stilografica e con dell’inchiostro…

Lorenzo (ci chiede subito di dargli del tu), da dove nasce la tua passione per le stilografiche?
«Io scrivo malissimo e ho sempre pensato che la penna stilografica conferisse alla mia calligrafia uno stile più artistico…»
A parte scherzi, ti facciamo la prima domanda seria di questa intervista… Da quanto sei Direttore della Fondazione?
«Sono arrivato in Fondazione il 1 marzo del 2021, all’inizio della fine della pandemia. Iniziai organizzando un evento online e poi partimmo con la programmazione dell’estate all’Anfiteatro.»
Di dove sei? Quale è il tuo legame con Arezzo?
«Sono originario di Fiesole, ma ho sempre avuto un certo rapporto con la città, specialmente con la provincia perché quando ero piccolo, fino all’età di 17 anni, mi sono sempre fatto tre mesi di vacanze estive a Valboncione, un paesino vicino a Caprese Michelangelo.
Tra i miei amici che ritrovavo ogni anno c’erano tantissimi aretini. Quindi Arezzo non era casa, ma qualcosa di molto simile. Poi molti anni dopo, nel 2016 fui chiamato in quanto Sopraintendente della Scuola della Musica di Fiesole, per seguire un progetto alla Casa della Musica di Arezzo. Frequentai quindi la città fino al 2021, quando entrai in Fondazione.»

Quale evento organizzato con la Fondazione ti è piaciuto di più?
«Citando un film, posso dire che l’ultimo anno è stato vissuto davvero pericolosamente! Questa estate, nel giro di un mese, come Fondazione, abbiamo organizzato tre eventi molto importanti; iniziamo da Aurum di Fabio Viale. La bellezza della mostra non la commento, ci hanno pensato gli aretini con le 17mila presenze registrate. Parlo piuttosto dell’allestimento di diverse statue in marmo che pesano alcune tonnellate. È stato un lavoro davvero complesso e molto delicato, che ammetto non mi ha fatto dormire la notte. Poi c’è stata l’apertura del Museo dell’Oro e infine, ma non per importanza, l’Estate in Fortezza. Però devo dire che l’evento che mi ha emozionato di più è stato il progetto realizzato con la Compagnia Venti Lucenti che ha portato in scena al Teatro Petrarca lo spettacolo “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”. Al progetto hanno partecipato anche i bambini della scuola primaria IV Novembre di Arezzo, saliti sul palco del Teatro. Mi sono emozionato nel vedere i loro sguardi una volta entrati al Petrarca. Credo che dare a tutti i bambini un momento di bellezza, sia uno degli obiettivi principali del mio lavoro. Permettere a tutti di goderne, anche solo per un giorno è la cosa più democratica che la cultura possa fare.

Faccio questo mestiere per puro caso; ho iniziato a lavorare per pagarmi le vacanze d’estate. Ho lavorato nella ditta edile del mio babbo, ma con questo fisico sarei durato davvero poco. Così a 15 anni mi hanno preso al Teatro Romano. È da lì che mi sono “ammaestrato” alla cultura; la mia famiglia non mi ha mai fatto mancare nulla, ma la definirei orgogliosamente popolare; andare a teatro non è mai stata una loro priorità. Quando avevo 7 anni fui portato con la mia classe in una chiesa dove venivano i ragazzi della Scuola di Musica di Fiesole a fare delle lezioni sugli strumenti musicali. Fu la prima volta che sentii il suono della viola, suonata da una bambina, di cui mi innamorai perdutamente… Ecco i bambini che sono venuti al Petrarca avevano i miei stessi occhi di quando sentii quel suono incredibile. Lo stupore, la loro meraviglia, mi hanno emozionato e hanno risvegliato ricordi lontani. Per questi ribadisco che la possibilità di accedere alla cultura e alla bellezza dovrebbe essere data a tutti!»
Per te cultura è?
«È conoscenza e curiosità. Parlerei di culture e non solo per declinarla nelle varie culture del mondo, ma nelle varie forme d’arte; cultura è qualcosa che ti fa emozionare.»
Dove ti vedi in futuro? Sempre ad Arezzo in ambiti culturali? Oppure tornerai nella ditta edile del babbo? (Ridiamo).
«Ad Arezzo sto benissimo, sono stato accolto molto calorosamente, ma non nascondo che il mio è un incarico a tempo… Qui mi ci vedrei bene, ma sono anche convinto che quando un ciclo finisce è bene fare altro per rimettersi in gioco; ho 54 anni e l’ho sempre fatto, fin da quando ero ragazzo. Sono alla continua ricerca di qualcosa che stuzzichi la mia curiosità e che mi insegni cose nuove. Chissà magari potrei andare a fare tutt’altro, ma no, sicuramente non mi vedrete nel settore dell’edilizia!»

di MELISSA FRULLONI
Credits Silvia Cingano

fondazioneguidodarezzo.com

MELISSA FRULLONI

Vegetariana militante. Animalista convinta.
Femminista in prova. Cresciuta con il poster di Jim Morrison appeso alla parete.
Romanticamente (troppo) sensibile e amante della musica vintage.
Una laurea in giornalismo, un cane, 32 anni, mille idee e (a giorni alterni) la sensazione di poter fare qualsiasi cosa…

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