Alla Belardini

Classe ’95, capelli sempre spettinati e divoratore cronico di film, Matteo Belardini è l’artista che nessuno si aspetta. Per questo nostro nuovo numero, ha deciso di raccontarci di sé, della sua passione per il cinema, e di come per puro caso sia nato il suo lavoro come videomaker.
Tutto nasce come senso di rivalsa in realtà…
Matteo è sempre stato appassionato di film, ma in passato non ne aveva molta consapevolezza: seguiva tantissimo il cinema, ma non seguendo social, gruppi o canali a tema, non aveva modo di parlarne e di confrontarsi; si limitava forse a “si bello il film, bella la regia”, ma non immaginava che quella potesse essere una delle sue più grandi passioni. Nel mentre si iscrive all’università; come ogni bravo sognatore, inizia a fare dei lavoretti che gli permettono di comprarsi le prime attrezzature e realizzare i primi video. Così capisce che non era il mondo accademico a dargli la spinta giusta, ma quello artistico.
Dopo tanto rodaggio, sono riuscito a fare ella mia passione la mia professione. Faccio parte di Farrago ed è qui che ho imparato il mestiere. Con i ragazzi dell’associazione ci siamo aiutati, confrontanti su quello che studiavamo o leggevamo. Da lì è iniziato qualche lavoro, e non appena la cosa è diventata sostenibile mi sono aperto la mia partita iva; sì è vero con questo ho forse ucciso il lato artistico della cosa, ma a livello pratico mi ha permesso di essere un freelance del mestiere. Ad esempio, adesso faccio documentaristica di pesca per un’azienda aretina, in cui curo la composizione dell’immagine, del montaggio, l’inquadratura da dare, avendo poi del tempo libero da dedicare alle mie passioni, alle cose che mi piacciono di più, come video musicali o cortometraggi.”
Parlando di lavori a breve termine, Matteo ci racconta di “Rumors”, sempre firmato Farrago, e di altri progetti ancora top secret. Ci parla anche di “Paralove”, videoclip realizzato qualche mese fa per la band di Castiglion Fiorentino, Onion Rings: “Sono abbastanza fiero di questo video, è il lavoro che mi piace di più, così come sono contento del riscontro positivo che ho avuto da parte del pubblico, dato che l’ho scritto e diretto integralmente io senza contaminazioni da parte di nessuno. Avevo disegnato tutto, inquadratura per inquadratura, ed è stata una bella esperienza formativa.
Il video making, passatemi il paragone, è molto simile ad una catena di montaggio: dal momento
che sai come funziona lo strumento devi portare a casa il lavoro. La regia che piace a me è qualcosa di profondamente diverso, è creatività.
Matteo non ha frequentato nessuna scuola che lo potesse aiutare nell’imparare i trucchi del mestiere e le basi di questo lavoro; è andato avanti per tentativi e ispirandosi ai grandi registi, guardando sin da piccolo film su film, cogliendo tutti i minimi particolari. Matteo però non imita nessuno in particolare, piuttosto mescola, mixa: in una sua inquadratura puoi trovare Tarantino, ma anche qualcosa di crudo alla Von Trier: “Sono uno studente indisciplinato. Assorbo per osmosi…
Matteo sa trascinare chiunque nel suo mondo ed è affascinante la passione che mette in quello che fa. Speriamo di poter vedere al più presto qualcosa di suo, e perché no, poter dire: “Questa è un’inquadratura alla Belaridini!”

di CHEYENNE MARIOTTI

IG: @circleglass

CHEYENNE MARIOTTI

Aspirante fotografa professionista, divoratrice di libri e tiramisù, zia all day all night long. Cheyenne Mariotti, classe ’91 è un mix di colore ed emozioni. Futura dottoressa in lingue e futura mamma, ha paura solo della panna nella carbonara.

 

Post Correlati