Nel mare piatto, torbido e tiepidino della discografia italiana odierna, sempre più caratterizzata, quantomeno nel mainstream, dalle sue tendenze alla banalizzazione nella plastificazione loopata, è vitale e doveroso, per chi ama la Musica maiuscola, non fermarsi alla superficie obnubilante e non smettere mai di ficcare testa ed orecchie sott’acqua, alla ricerca di quelle realtà che continuano invece a suonare, risuonare e produrre materiale nel nome della tempesta, dell’essenzialità, della ricerca nella e nelle profondità. Il nostro territorio permane imprevedibilmente, nonostante la totale mancanza di spazi espressivi e creativi a disposizione, come una vera e propria roccaforte di questa resistenza sonora: ne è esempio da manuale la band The Roozalepres, manipolo multi-genere di 4 ceffi iniettati di punk e garage rock’n’roll che ci salta all’orecchio in modo tutt’altro che discreto, distorcendo e dissonando rispetto alla corrente imperante con sincerità e pura voglia di muoversi e far muovere rifiutando ogni filtro o posa possibile, in nome, semplicemente, di loro stessi e della musica che sentono pulsare dentro. Captate le sonorità abrasive che vestono l’anima di questo progetto raw punk’n’roll valdarnese dal respiro internazionale (reale, tradottosi in tour più europei che italiani, non teorico), è stato automatico farci catapultare direttamente nel suo nucleo, per approfondirne l’essenza con le nostre chiacchiere preferite: quelle che ci raccontano e svelano la forza motrice che genera ciò che ci piace ascoltare. Il balzo ci pone occhi negli occhi con Decomposed Sam, classico frontman “Chitarra + Voce + Basette killer da porto d’armi” che, insieme a Toty (Chitarra), Francesca (Basso + Voce) ed Emanuele (batteria), è fulcro creativo di questo gruppo in naturale e quasi inconsapevole missione per tenere in vita certa sincerità musicale. La location è quantomai opportuna: siamo a LVB Tattoo, lo studio di tatuaggi dove l’intervistato svolge il suo quotidiano e giornaliero lavoro da tatuatore in stile traditional, prima di imbracciare nottetempo chitarra e corde vocali; oltre all’ovvia connessione stilistica che unisce da sempre inchiostro sottopelle e punk, c’è una splendida continuità anche uditiva, nella primordialità che accomuna il suono delle macchinette per tatuare che ci fa da intermittente ed irregolare sottofondo ai sapori sonori made in The Roozalepres.
Foto Samuele Innocenti
Foto Giulia Floris
“Il nostro progetto nasce nell’autunno del 2018, col solo scopo di suonare, riscoprire e riflettere le radici del punk e del rock’n’roll, in controtendenza rispetto alle derive pop con cui questi generi sono stati tinti a cavallo tra anni ’90 e duemila, derive che hanno nostro malgrado caratterizzato la musica che abbiamo percepito lungo l’adolescenza.”
Contrasto perfettamente riuscito: il sapore garage delle canzoni firmate The Roozalepres graffia l’ascoltatore in modo netto ed incontrovertibile, sin dai primi istanti dell’ascolto… Anche se nell’ultimo album uscito a marzo 2025, “A leveret biz”, il sound grezzo è supportato e spinto da una nuova e più approfondita cura nella ricerca produttiva, con un impasto sonoro dalla resa qualitativamente più raffinata che veicola con ancora maggior puntualità il messaggio in note.
Che tappa rappresenta nel vostro viaggio verso la radice?
«Il primo disco, ‘The Roozalepres’, uscito nel 2020, è stata pura urgenza: abbiamo dato forma a pezzi dall’embrione in gran parte già esistente, seguendo con l’impeto di registrare in modo subitaneo, anche con strumentazione improvvisata o addirittura prestata, la smania di uscire con la nostra musica. Come s’intuirà dalla data di uscita, l’impeto ha poi immediatamente subìto una brusca frenata pandemica, con tour europeo cancellato per quanto poi recuperato a distanza di anni…ma questa è un’altra storia! Nel secondo disco, invece, impeto, casualità e caos creativo hanno fatto spazio a molta più attenzione nella ricerca delle atmosfere sonore, più vintage, in fase di registrazione; questo soffermarsi ha portato anche una maggiore varietà nelle sfumature chitarristiche, rispetto ad un primo album che era un vero e proprio cazzotto dritto e diretto. La presa diretta rimane la nostra stella cometa durante le registrazioni, ma declinata su nastro, in analogico, come in occasione dell’ultimo disco, il risultato assume tutt’altro spessore. Lo percepisco in modo pazzesco soprattutto nel suono della batteria: amo la profondità che gli abbiamo dato in queste ‘nuove’ vesti produttive, che non intendiamo per il momento abbandonare per nessun motivo.»
Che intenzioni avete d’ora in poi, trovata questa veste musicale ormai perfettamente calzante?
«Il terzo disco è già praticamente pronto in termini creativi, per certi versi caratterizzato da un ritorno al grezzo nella scrittura del primo: ora è da curare, registrare e produrre con le nuove ‘vesti’, appunto, in vista della pubblicazione che contiamo avvenga entro il 2026. Nel frattempo, banalmente, l’intenzione è suonare il più possibile, a prescindere da dove e come, cosa tutt’altro che scontata vista la sempre maggiore carenza di palchi…siamo sempre stati dell’idea che è meglio suonare in tanti posti piccoli anziché in uno solo grande! In fondo, a prescindere dalle evoluzioni, ciò che ci guida è sempre e solo l’impellenza di emettere con le nostre mani e le nostre bocche i suoni che ci infiammano.»
di ALESSIO FRANCI
IG: @the_roozalepres
Musicomane innamorato di ogni applicazione del linguaggio. Cerco storie e suoni che mi facciano vibrare tanto ad ascoltarle, quanto a raccontarle. Osservo, rifletto, percuoto, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di conoscerne ed apprezzarne le sfumature più o meno armoniche.



















