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Runners of Arezzo

Runners of Arezzo (in breve, ROAR) nasce da un bisogno più profondo: condividere lo spazio e il tempo, trasformando un gesto spesso solitario, come la corsa, in un rito collettivo

Non è una semplice questione di chilometri. Né di cronometri o di chi riesce per primo a tagliare il traguardo. Runners of Arezzo (in breve, ROAR) nasce da un bisogno più profondo: condividere lo spazio e il tempo, trasformando un gesto spesso solitario, come la corsa, in un rito collettivo.
Mi è bastato scambiare quattro chiacchiere con Margherita Martini, una delle menti (e delle gambe) dietro questa running crew, per capire che ROAR non è certo una squadra nel senso classico del termine.
Infatti, non ci sono allenatori che fischiano o tempi rigidi e ben scanditi da rispettare; a guidare questa comunità in movimento è piuttosto un’energia orizzontale fatta di ritmi diversi e attraversata da una regola non scritta, ma fondamentale: la corsa può (e deve) essere di tutti, non soltanto dei più veloci.

L’intento di ROAR è quindi quello di avvicinare più persone possibile alla corsa, trasformandola in una dimensione inclusiva, che sia capace di superare gli schemi dettati dai trend dei social e da una certa immagine standardizzata del runner.
In un’epoca dove tutto è misurabile e performativo, Runners of Arezzo intende proporre una narrazione alternativa: ciò che conta non è conquistare il primo posto sul podio, ma essere presenti e dare vita ad una dimensione condivisa, in cui non esistono passi giusti o sbagliati.
Se correre da soli, magari accompagnati dalla musica in cuffia, è un momento meditativo e di incontro con sé stessi, correre insieme diventa il pretesto per entrare in contatto con altre persone in modo genuino ed autentico, per creare legami non mediati da uno schermo e spesso destinati a diventare indissolubili.
Non mancano le “sfide”, che mettono alla prova testa e gambe, ma la competizione resta comunque sullo sfondo; il vero traguardo è tornare a casa con la sensazione di aver condiviso qualcosa di reale.
E così, attraversando la città un passo alla volta, Runners of Arezzo è un ottimo modo per riappropriarsi degli spazi che ci circondano, per leggere ed osservare la realtà ad una velocità diversa.
E così, mentre i chilometri scorrono sotto i piedi, quello che si costruisce è qualcosa che va oltre la corsa: un modo nuovo di stare insieme, nello stesso tempo e nello stesso respiro.

di AGNESE ANDREONI

IG: @roar­­_runnersofarezzo

Agnese Andreoni
AGNESE ANDREONI

Classe 1993, osservo ciò che mi circonda attraverso la mia macchina fotografica. Leggo tanto e a volte provo anche a scrivere.
Mi piacciono la musica (soprattutto quella punk), il mare, le lunghe camminate e i gatti.

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