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Non mi vedi

Un padre, una figlia e quella distanza che nasce proprio quando abbiamo più paura di perderci. Ce ne parla la nostra psicologa Benedetta Ricci aka Psikoabbestia

Gaia e Enzo avrebbero voluto essere ovunque, tranne che seduti sul divano del mio studio per la prima volta. Enzo avrebbe voluto essere al lavoro, sereno, ad aspettare il ritorno di Gaia da scuola per condividere il pranzo e raccontarsi la mattinata in uno scambio pacifico. Gaia avrebbe voluto essere chiusa in camera sua, con la musica a tutto volume, la migliore amica in videochiamata e il barboncino accoccolato sul letto. Lui sognava un dialogo nutriente e protettivo, lei un’autonomia totale e incontaminata. Da una parte l’“arroganza” difensiva di lei, dall’altra la “rigidità” ferita di lui. Due corazze diverse, eppure animate dalla stessa identica e tenerissima fragilità, quella di un padre e di una figlia che si amano disperatamente, ma non riescono più a guardarsi davvero. Quel giorno, infatti, non si erano visti. Gaia era completamente assorbita dall’eccitazione di una festa con le amiche, incapace di fare spazio a qualsiasi altra cosa. Enzo, con la pacatezza che ci si aspetta da un adulto, pensava che un pomeriggio insieme potesse serenamente coesistere con una serata tra coetanei. Ma a sedici anni il mondo emotivo non conosce sfumature né diplomazie, è un incendio che travolge tutto. Ed è lì che si è consumata la rottura. Guardare oltre la superficie significava capire che Gaia non stava rifiutando suo padre, ma cercava di scappare dal peso soffocante di doverlo accontentare per non farlo soffrire.

Enzo, d’altro canto, scambiava quel bisogno fisiologico di svincolarsi per un rifiuto affettivo, incapace di dare un senso alla distanza che cresceva tra loro. “Se non accetta che io stia con lui senza fare ciò che desidera, allora non ci starò affatto, perché non sostengo il suo sguardo deluso e giudicante ma non voglio rinunciare a me” – diceva il silenzio di Gaia. La paura reciproca di non essere riconosciuti ha generato una tensione così densa da rendere reale proprio quel distacco che entrambi temevano di più.

Quando ci si ferma all’apparenza delle reazioni, la rabbia di un’adolescente, la ferita di un genitore, ci si smarrisce. Il percorso per imparare a guardare oltre non è stato né facile né breve. È servito tempo per disarmare gli sguardi e scavare sotto le incomprensioni. Alla fine, però, l’immagine idealizzata che l’uno aveva dell’altra è crollata. C’è stato spazio per la delusione, certo, ma è stato un passaggio necessario che ha lasciato il posto alla loro verità. Una verità magari imperfetta e a volte persino irritante, ma finalmente autentica e profonda.

A cura di Benedetta Ricci | Psicologa Psicoterapeuta Ipnoterapeuta
Tel. 3923279643
benedetta.ricci@gmail.com
Ricevo ad Arezzo, Via Crispi, 8
FB: Psikoabbestia
IG: @psikoabbestia

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