Scroll Top

 Storia della luce che cade sull’erba sintetica

Una chiacchierata su "La volontà: storia della luce che cade sull’erba sintetica” il romanzo d’esordio di Benedetta Laurenzi

In un momento storico in cui il confine tra libertà individuale, controllo e costruzione del consenso appare sempre più fragile, la letteratura distopica continua a offrirci uno spazio privilegiato per leggere il presente. È da qui che prende forma “La volontà: storia della luce che cade sull’erba sintetica”, romanzo d’esordio di Benedetta Laurenzi. Attraverso una scrittura fortemente atmosferica e ricca di tensione emotiva, l’autrice dà vita ad un universo narrativo che mette continuamente in discussione il rapporto tra individuo e potere, desiderio e controllo, libertà e appartenenza.
Benedetta quale è stata la prima immagine da cui è nato questo romanzo?
«Paradossalmente, la prima immagine è stata l’ultima. Durante la scrittura avevo in mente soltanto la scena finale, mentre tutto il resto non esisteva ancora. Anche le tematiche del romanzo sono emerse successivamente. Il seme di questo libro, però, l’ho piantato circa dieci anni fa e l’ho lasciato crescere insieme a me. Quando l’ho ripreso ho modificato molte parti, ma l’attesa è valsa il risultato finale. Il titolo è stato uno dei primi elementi a prendere forma: “La volontà” nasce da una riflessione sul libero arbitrio e sulla tensione tra una volontà individuale e una forza più grande che sembra guidare le scelte dei personaggi.»
Nel libro ho avuto spesso la sensazione che la società descritta non fosse lontanissima da noi. Ti interessava creare una distopia estrema oppure esasperare dinamiche già presenti nel contemporaneo?
«Se volevo affrontare determinate tematiche ancora molto presenti nella nostra epoca, dovevo renderle tangibili e immediatamente comprensibili per il lettore. Per farlo sono partita da ciò che conosco e l’ho portato all’estremo. Per me la distopia è proprio questo: un’esasperazione della realtà. È stato un processo interessante e stimolante, soprattutto dal punto di vista tematico.»

Nel romanzo convivono molti temi: il controllo, il desiderio di appartenenza, il corpo, l’amore, il potere, la libertà individuale…
«Credo che queste tematiche siano già insite nell’essere umano, quindi non sono andata a cercarle deliberatamente. Lavorando sulla psicologia dei personaggi, ciascuna di esse è emersa naturalmente. Mi sento vicina a molti dei temi presenti nel romanzo, ma forse quello che mi tocca maggiormente è la ricerca autentica del proprio io. Viviamo in un mondo molto veloce, che ci chiede presto chi siamo e cosa vogliamo, senza lasciare spazio al dubbio o all’esplorazione di noi stessi. Questo aspetto si percepisce molto nei personaggi: nessuno riesce davvero a fermarsi e riflettere su ciò che desidera o su chi è. Si trovano invece costretti ad accettare determinate condizioni per sopravvivere. Il tema del corpo, invece, è stato quello più difficile da affrontare.»
Quanto conta per te creare un’atmosfera durante la scrittura?
«Credo che una parte importante della scrittura consista nel far sentire il lettore fisicamente immerso nella storia. La dimensione emotiva e quella sensoriale procedono insieme: utilizzare i sensi, la percezione, la luce e la materia è un modo per mantenere i personaggi ancorati a ciò che è reale, a qualcosa che li tiene in contatto con il mondo.»
Cosa devono aspettarsi i lettori dal tuo romanzo?
«Spero che ogni lettore possa trarre le proprie considerazioni. “La volontà” non è nata per essere necessariamente un libro da divorare in poche ore: è un romanzo lento, che richiede tempo.
Mi auguro che chi lo legge riesca ad accogliere questa lentezza e a considerare la lettura come un esercizio
emotivo, un’esperienza di evasione sia mentale che fisica. Spero soprattutto che trovi delle emozioni.
A un libro, in fondo, non si può chiedere molto di più.»

di CARLO MARTINO

IG: @benedetta.laurenzi

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

Related Posts