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Le note della memoria

La psicologa Benedetta Ricci aka Psikoabbestia continua la sua interessantissima rubrica di psicologia

È arrivata in Italia quasi vent’anni fa. Ha lasciato il suo Paese con una valigia piena di speranze e una parte di sé che preferiva non guardare troppo da vicino. Nel tempo si è costruita una vita stabile, un lavoro che le piace, amicizie sincere, una famiglia solida. Si è integrata bene, al punto da sentirsi finalmente, forse per la prima volta, a casa. Eppure, qualcosa continuava a muoversi sotto la superficie. Non era un dolore spiegabile, non sapeva cosa dire, ma una sensazione persistente di incompiuto. Come se alcuni capitoli della sua storia fossero rimasti aperti, sospesi in una lingua che non riusciva più a parlare. Quando è arrivata nel mio studio non ha portato un trauma preciso, “solo” un senso di irrisolto unito alla percezione che, nonostante il benessere raggiunto, alcuni fantasmi del passato continuassero a reclamare attenzione. Sappiamo bene che la memoria non è un archivio ordinato. Molti ricordi, soprattutto quelli legati ad esperienze emotivamente intense, non si conservano soltanto attraverso le parole. Restano impressi nei suoni, negli odori, nelle sensazioni corporee. Possono rimanere silenziosi per anni e riemergere all’improvviso quando qualcosa li richiama. È ciò che è accaduto a lei. Un pomeriggio, mentre è in macchina, la radio trasmette una canzone che non ascoltava dall’adolescenza. “È quella degli Europe la conosci? Carrie”. Eccome se la conosco, quanti sogni ad occhi aperti, nella mia di adolescenza. Sono bastate poche note e immediatamente si è sentita catapultare in un luogo dimenticato della sua memoria. Una stanza, la luce, una voce, la paura che aveva provato in un preciso momento della sua vita. Non un semplice ricordo. Un frammento mancante. Nelle settimane successive quel materiale diventa il protagonista delle nostre sedute. Dettagli che per anni erano rimasti sfocati acquistano significato. Eventi che sembravano scollegati iniziano a comporre una narrazione coerente. Per la prima volta riesce a comprendere l’origine di alcuni sentimenti che l’hanno accompagnata per tutta la vita. La canzone aveva funzionato come una chiave. La musica, come la celebre “madeleine” di Proust, possiede una straordinaria capacità evocativa. Una melodia può attraversare le difese della mente e raggiungere aree profonde della memoria emotiva, restituendo esperienze che le parole da sole non riescono a recuperare. Però non sempre ricordare è piacevole. Talvolta significa incontrare parti di sé rimaste nell’ombra. Ma quando quei ricordi trovano finalmente uno spazio di ascolto e di elaborazione, possono trasformarsi da peso invisibile a tassello fondamentale della propria storia. E per Diana la “guarigione” è coincisa proprio con il ricordo del dolore.

A cura di Benedetta Ricci | Psicologa Psicoterapeuta Ipnoterapeuta
Tel. 3923279643
benedetta.ricci@gmail.com
Ricevo ad Arezzo, Via Crispi, 8
FB: Psikoabbestia
IG: @psikoabbestia

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