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Esperienza curatoriale indipendente

Il nostro obiettivo è proporre un’arte capace di far riflettere e scuotere le coscienze, stimolando il pensiero critico e sottraendosi alla superficialità e alla manipolazione mediatica

Galleria Ambigua è nata il 29 febbraio 2020 ad Arezzo, in piena pandemia. Io e mio marito – parlano con noi Lucrezia Lombardo & Josip Miskovic – abbiamo deciso di fondarla come gesto controcorrente, per reagire allo scoraggiamento collettivo attraverso l’arte e la bellezza, intese come strumenti di cura dell’anima e di apertura a nuove prospettive. In pochi anni abbiamo realizzato oltre trenta mostre con artisti locali e internazionali, oltre a presentazioni di libri, reading poetici e performance. Il nome “Ambigua” indica per noi un’identità polimorfa, aperta al cambiamento e alla ricerca di linguaggi capaci di interrogare criticamente il presente.
Che cosa ha significato aprire una galleria contemporanea ad Arezzo?
«Aprire una galleria contemporanea ad Arezzo, città ricca di storia, ma non sempre aperta al contemporaneo e farlo durante la crisi pandemica, è stato complesso. Abbiamo costruito tutto in modo indipendente, con il nostro lavoro, ricevendo però una risposta positiva dalla cittadinanza, che ha dato vita a un circolo culturale informale. Tra i progetti più significativi ricordo mostre dedicate a maestri del Novecento e percorsi con artisti contemporanei, anche in dialogo con contesti internazionali.»
Quali sono gli obiettivi della Galleria?
«Il nostro obiettivo è proporre un’arte capace di far riflettere e scuotere le coscienze, stimolando il pensiero critico e sottraendosi alla superficialità e alla manipolazione mediatica. Per noi fare arte significa anzitutto insegnare a pensare e favorire la formazione di una coscienza critica, che contribuisca a una partecipazione più consapevole e democratica.»

L’ambiguità è un criterio curatoriale?
«Per noi l’ambiguità è libertà interpretativa ed è anche un criterio estetico ed etico: rifiutiamo le categorie rigide e crediamo che l’arte debba parlare al sentire oltre che alla ragione, accostandosi al mistero dell’esperienza umana senza pretendere di spiegarla o esaurirla. Ogni mostra ci ha cambiati: il confronto con gli artisti e con il pubblico e la ricerca tematica ci hanno insegnato ad aprirci sempre di più agli altri, ampliando costantemente il nostro sguardo.»
Quali sono i vostri ruoli all’interno di Ambigua?
«Abbiamo sempre lavorato con una divisione naturale dei ruoli: io (Lucrezia) mi occupo della curatela e della divulgazione, mio marito dell’allestimento e della gestione dei rapporti. Le scelte su artisti e opere sono condivise e questo ha reso il lavoro armonico. Inoltre crediamo che nel nostro lavoro sia fondamentale lo spazio fisico: l’arte vive dell’incontro diretto con l’opera e tra le persone. Il digitale e le nuove tecnologie sono risorse importanti anche in chiave inclusiva, ma non sostituiscono l’esperienza corporea e relazionale dell’arte.»
Come vedete il futuro di Galleria Ambigua?
«Oggi Ambigua opera senza una sede fissa e lavora attraverso collaborazioni con enti, musei e istituzioni in Italia e all’estero. Guardiamo sempre più a una dimensione internazionale, in particolare verso la Francia e l’Oriente, mantenendo però un legame privilegiato con il territorio e la città.»

di CARLO MARTINO

IG: @galleriambigua
FB: Ambigua

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

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