Luci e Ombre

Solitamente nelle mie interviste mi sono occupato di figure, a mio avviso interessanti, residenti nella città di Arezzo e nel territorio circostante ad essa. Non dobbiamo però dimenticarci che, anche al di fuori di questa città e della nostra provincia, vivono aretini che hanno deciso di spostarsi per svariate motivazioni. 
Uno di questi casi, è quello di Andrea Zandrelli, classe ‘89, che circa tre anni fa decise di trasferirsi a Torino per proseguire gli studi universitari e adesso è divenuto fotografo professionista nel campo dello skateboarding.
Da dove inizia il percorso che ti ha portato alla fotografia?
«All’età di diciassette anni, cominciai a praticare skateboarding presso l’Habitat Skatepark di Arezzo, punto di riferimento per la scena cittadina, provinciale, ma anche nazionale: per anni è stato uno degli skatepark meglio attrezzati, dove si svolgevano i contest con i montepremi più alti, richiamando skaters da tutta Italia e permettendoti a volte di poter incontrare veri e propri professionisti dell’ambiente. Era un punto d’aggregazione molto importante per la scena skate, ma anche per le persone estranee ad essa, grazie a feste ed altri eventi meno settoriali.»
Cosa pensi riguardo all’attuale stato dell’HS?
«Per me era come una seconda casa e sinceramente mi dispiace molto saperlo ancora chiuso, senza che in due anni sia stato fatto nulla per avere almeno un’alternativa. È una perdita per la città, poichè gli skaters che sono rimasti ad Arezzo, non hanno più un luogo attrezzato per praticare. Vorrei poi ricordate che quest’anno, la disciplina dello skateboarding sarà presente alle Olimpiadi e, indipendentemente se uno è d’accordo oppure no, adesso è uno sport riconosciuto; è vergognoso quando qualcosa acquisisce un così grande valore e proprio nel momento in cui dovrebbe essere sostenuta maggiormente, viene totalmente messa da parte. Detto questo, per me è stato un luogo speciale, che mi ha permesso di crescere sia come persona, che come skater. Grazie ad esso, ho potuto stringere amicizie importanti e crearmi dei bellissimi ricordi.»
Quando hai iniziato a scattare le prime foto?
«Accadde durante un viaggio a Barcellona assieme agli Stump Boys, la mia storica crew di skaters con cui sono cresciuto. Prima di partire, avevo ritrovato una vecchia compatta analogica regalatami da mio nonno quando ero bambino, quindi comprai un rullino e decisi di portarla assieme a me senza pensarci troppo. Al mio ritorno, sviluppando questo primo rullino, mi accorsi che alcune foto erano venute piuttosto bene ed ebbi anche un discreto feedback da terzi, tant’è che uno di questi scatti finì nell’intervista di un caro amico, Raffaele Pola, uscita nella rivista specializzata 4Skateboard Magazine. In quel periodo continuai a scattare foto e cominciai a studiarne la tecnica in vista del mio trasferimento a Torino, che mi avrebbe dato l’opportunità di poter coltivare meglio questa passione e professione.»
Come si è evoluta la tua carriera?
«In questi tre anni a Torino, da quando ho iniziato a scattare, ho avuto numerose soddisfazioni ed occasioni, potendo lavorare e collaborare con diverse realtà: esponendo alla Galo Art Gallery, famosa galleria di street art; al Comodo 64, studio e laboratorio di Ivan Cazzola, noto fotografo torinese; collaborando con il pittore fiorentino Cosimo Casoni, presso la Fondazione 107, seguendolo per sei mesi e curando tutta la documentazione fotografica del suo lavoro, inserendo nella sua mostra gli scatti migliori. Parallelamente, ho continuato a fare foto nell’ambito dello skateboarding, collaborando con fotografi professionisti dell’ambiente. Alcuni dei miei lavori sono usciti su riviste specializzate: A Brief Glance, testata importante a livello internazionale; Bisk8Visual, noto magazine partenopeo e Share Skateboarding da Milano city. Infine ho pubblicato assieme ad Alberto Della Beffa, Urban Decorum, il nostro libro fotografico.»
Nell’era in cui la professione di fotografo sembra divenuta di pubblico dominio grazie agli smartphones e in cui i social sono i nuovi album fotografici, ricordiamoci sempre dell’importanza che ancora può avere la pellicola e di quanto impegno, dedizione e sacrificio, ci vogliano per poter essere dei professionisti.

di LORENZO STIATTI

IG: @andrea.zandrelli

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi. Dall’89, sono attratto da tutto ciò che nutre ed esalta la mia immaginazione.

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