Cresciuto tra il bancone e gli scaffali dello storico locale aretino Dario e Anna, oggi Matteo porta avanti la tradizione della famiglia Scoscini in una chiave “più frizzante”; da tre anni a questa parte infatti il suo
L. INDIGENO è diventato un punto di riferimento per tutti gli amanti della cultura del buon mangiare e del buon bere, nel cuore pulsante di Arezzo, Piazza Grande, assieme alle altre due attività familiari Essenza Dario
e Anna e Caffè Vasari.
Un locale differente nel nome e nell’anima.
«Volevamo creare un locale che avesse come concetto principe l’artigianalità, concetto presente soprattutto nel mondo del vino: i lieviti indigeni sono quelli presenti all’interno di tutte le cantine e che fanno partire naturalmente la fermentazione alcolica. È un nome che nasce per sottolineare l’attenzione alla materia prima e per questo uno dei nostri fiori all’occhiello è sicuramente il rapporto speciale con i nostri fornitori. I prodotti che selezioniamo vengono poi affidati alle sapienti mani di mio babbo Luca, figlio di Dario e Anna, e chef dei locali della nostra famiglia. A L.INDIGENO abbiamo scelto di creare un ambiente tranquillo ed elegante: il locale si presta ad una proposta più moderna, perfetto per chi si approccia per la prima volta al vino, ma anche per chi si diverte ad aprire bottiglie più particolari. Essendo aperti tutto il giorno, soprattutto d’estate, ci si può sempre accomodare per assaggiare una schiacciata o una bruschetta, per fare una merenda o un aperitivo. Nella sala interna abbiamo un pianoforte con su scritto “free play”; è emozionante quando qualcuno si siede ed inizia a suonare… Arriva allora il momento più bello della serata e l’atmosfera diventa magica.»
Con quale menù mi convinceresti a venire, ma soprattutto a tornare?
«Come antipasto ti porterei una selezione di salumi di un piccolo produttore toscano, che fa delle cose molto particolari. Come primo invece ti proporrei i nostri ravioli al ripieno di ricotta di capra, con asparagi, taccole e acqua di pomodoro; tre ingredienti semplici che si sposano perfettamente e ti danno un’esplosione di gusto. Per secondo il piatto più gettonato, che non posso non farti assaggiare, è l’ossobuco: passa da una lunga cottura, a bassa temperatura, prima di arrivare sul tuo piatto, morbido come il burro.»
Da chi è composto il team L. INDIGENO?
«I nostri baluardi storici sono Aurora, la gestrice del locale, che pensa a tutta la parte del servizio e dei rifornimenti. Poi c’è Ahmed, un altro cameriere molto molto bravo. I ragazzi della cucina invece sono Hasib, Miha e Faruk, che hanno lavorato dal mio babbo nella cucina di Essenza Dario e Anna (ristorante sotto le Logge del Vasari) e che hanno fatto tutta la gavetta da lavapiatti a cuochi. Oggi gestiscono la nostra cucina e tutto quello che fanno è fatto in casa, pasta e pane compresi.»
Fai parte di una famiglia che è la storia della ristorazione e della gastronomia aretine. Con questo locale vuoi dare più spazio alla tua identità?
«Anche questo locale è “una cosa di famiglia” e nasce “per tornare indietro”. I miei nonni hanno aperto Dario e Anna nel ’64, quando Via Vittorio Veneto era piena di alimentari che purtroppo iniziarono a chiudere con l’avvento dei primi supermercati. Capirono che bisognava cambiare per sopravvivere e allora hanno viaggiato e assaggiato di tutto, per portare novità che potessero alzare la qualità: compravano le famose latte di acciughe del mar Cantabrico oppure il Pata Negra da tagliare al coltello. Sono prodotti oggi inflazionati, ma negli anni ’80 erano gli unici a proporli ai loro clienti. La gente comprava al supermercato, ma poi andava dai nonni per prendere “le chicche”. L’idea alla base di Dario e Anna è sempre stata quella di proporre materia prima di qualità, genuina, frutto di una ricerca approfondita. Lo scopo di questo locale è tornare indietro, appunto… Tornare a quei sapori, semplici, senza stravolgere niente. Quindi, insieme alla mia famiglia – con il grande suppoto dei miei genitori e di mio fratello – abbiamo voluto ricreare una bottega con bistrot, magari rischiando un po’, ma permettendo ai nostri clienti di divertirsi tra prodotti diversi e mai banali.»
di GABRIELE MARCO LIBERATORI
lindigenowine.it
FB: L.Indigeno Wine & Food
IG: @l.indigeno
Laureando in lettere antiche, chitarrista dall’animo rétro, cultore di teatro e storia dell’arte. Ritengo che la conoscenza dell’espressione e del pensiero umani sia l’unica chiave per elevare il nostro spirito.. Il mio motto è “E l’omo vive”, perché non c’è buona speculazione intellettuale senza un calice di rosso e un piatto di leccornie regionali.



















