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L’importanza di essere… Zona Franca

La novità è che il progetto è pronto a ripartire, con un nuovo nome - Zona Franca Social Hub - e in un’altra area della città - il quartiere di Pescaiola

Quando pensiamo a un esempio di rigenerazione urbana e innovazione sociale ad Arezzo, i meriti vanno a Malpighi Hub, uno spazio rapidamente diventato un punto essenziale di aggregazione e centro culturale. La svolta decisiva è arrivata nel 2020, quando il Comune ha concesso all’associazione Arezzo Che Spacca APS di trasformare 400 metri quadri in spazi per un dinamico centro giovanile. Subito dopo, con l’arrivo dell’associazione Farrago APS, la co-gestione ha moltiplicato eventi, attività, laboratori per tutta la cittadinanza. Purtroppo, questa fase di attività si è conclusa nell’estate del 2025, quando il Malpighi Hub ha dovuto chiudere i battenti; tuttavia la storia non è finita! La novità è che il progetto è pronto a ripartire, con un nuovo nome – Zona Franca Social Hub – e in un’altra area della città – il quartiere di Pescaiola – con l’obiettivo di ricostruire e mantenere viva quella fucina di eventi, laboratori e attività sociali che ha saputo creare. L’attesa per l’evento di inaugurazione della sede è già carica di speranze e aspettative, e per l’occasione abbiamo intervistato Enrico Giustini e Patrick Ferrara (referenti per le due associazioni) per farci raccontare le novità del progetto.
Quale lascito porta con sé l’esperienza di Malpighi Hub? In cosa, invece, la nuova esperienza del centro si diversificherà dalla precedente?
EG: «Domanda non semplice, in quanto “luogo nuovo, contesto nuovo”: davanti a noi abbiamo una strada che in buona parte dobbiamo ancora percorrere, e quindi non è facile dire cosa verrà ripreso e cosa no. Parliamo di lavori di comunità, in cui è necessario rispettare il luogo in cui si agisce; è probabile che in corso d’opera alcune cose verranno ripensate, ma l’intento sarà quello di recuperare le idee dell’esperienza precedente, anche se rimodulate sulla base del nuovo luogo: spazio di coworking, i momenti di formazione, gli eventi – dalla stand-up comedy, al Sofa musicale fino alle rassegne cinematografiche. L’intenzione è comunque quella di portare Malpighi, visto più come progettualità che come luogo, anche in Zona Franca. Nella gestione dello spazio saremo sempre coadiuvati dal Comune, che ci ha aiutato fin dal principio nell’individuazione dello stesso.
Due temi in particolare, comunità e formazione, rimarranno comunque sicuramente centrali e prenderanno – gradualmente e auspicabilmente – sempre più spazio.»

PF: «Mi vengono in mente due cose, a caldo: le persone che hanno animato il vecchio spazio – e che sono certo animeranno anche il nuovo – e la metodologia che abbiamo usato, che intendiamo implementare e strutturare, dandole una portata ancor più ampia. Se c’è una cosa che Malpighi ci ha insegnato è che gli spazi si compongono delle persone che li abitano; tutte le attività sono cresciute anche in base ai desideri e ai bisogni riscontrati da volontari e professionisti che sono passati da lì. Spero che in Zona Franca, aldilà delle attività, ma parlando anche di approcci e di lavoro sul campo, ci sarà spazio per uno sviluppo più articolato, concreto e tangibile del lavoro che abbiamo lasciato nel luogo precedente.
Sicuramente cercheremo di darci una struttura più orizzontale, così da poter costruire un cerchio al centro del quale collocare il nuovo spazio, e poter accogliere quelli che sono i due cardini del progetto: da un lato le necessità degli abitanti, perché il nostro lavoro nasce nel culturale ma poi sfocia nel sociale e, mi permetto di dire, anche nel politico, e dall’altro le persone che si formeranno nel contesto associativo – io, ad esempio, vengo da un percorso di questo tipo – per dare vita a una nuova progettualità nell’attuale sede, ma anche per replicare il modello in altri contesti, più o meno locali.»
Quali anteprime potete già darci?
EG: «Abbiamo tante idee in ballo, ma il trasloco, il riassetto e la programmazione sono stati e saranno fasi delicate e impegnative, quindi forse è ancora presto per svelarle. Passo per passo, mese dopo mese, troveremo un assetto nuovo, adattato allo spazio e alle persone che vorranno partecipare al progetto insieme a noi. E anzi, su questo punto approfitto per invitare chiunque voglia avvicinarsi in qualità di volontario o volontaria a Zona Franca! Ci tengo a menzionare il Book Club, progetto già consolidato che sicuramente proseguirà, anch’esso ovviamente aperto a tutti e tutte!»
PF: «I tre cardini che vorremmo implementare in maniera veramente strutturale e profonda nel nuovo spazio sono sicuramente le attività culturali, la formazione e l’attività di comunità, parte fondante del nostro lavoro. Fare cultura è un mezzo per dare anche un significato sociale e politico, colmando vuoti istituzionali in determinati contesti.»
Seguite Zona Franca Social Hub sui social per non perdere le prossime iniziative in programma!

di CARLO MARTINO E GEMMA BUI

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

Gemma Bui
GEMMA BUI

Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.

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