La Musica è un atto collettivo

Tanti anni in band fino a gennaio 2020, quando, in tutta autonomia, nasce Matteo Croce, che ha deciso di intraprendere un percorso cantautorale, chitarra e voce, da solista, proprio quando la pandemia ha iniziato a diffondersi. Senza lasciare nulla indietro e volendo cogliere tutto il significato della coincidenza Matteo ha usato il lockdown per riflettere, scrivere e studiare.
A differenza di tutti, troppi, che non sono riusciti a “far fruttare” la noia a cui siamo stati costretti, Matteo ha afferrato tutto ciò che di positivo poteva avere un periodo come quello passato e nell’ottobre 2020 ha deciso di dar vita alla “Casa della Musica”, passando alcuni mesi in una casa della campagna aretina con altri musicisti, sperimentando musica nuova e generi differenti ogni giorno, trasformando il tedio delle zone gialle/rosse in nuovi singoli scritti.

Soldato, ultima uscita. Singolo di maggio, dal nome non indifferente. Puoi parlarmi di questa canzone? Cosa c’è dietro?
«Sì, Soldato è il mio ultimo singolo pubblicato, ne ho altri pronti non ancora usciti, sto aspettando una situazione più vantaggiosa, come per esempio un’etichetta discografica che mi noti, per pubblicarli. Soldato è il quarto singolo prodotto durante l’esperienza della “Casa della Musica”, è un’eccezione, rispetto agli altri, perché l’ho prodotto insieme ad un gruppo di Arezzo, i Kabìla, che sono un gruppo italo-libanese. Gli ho proposto io di produrre il singolo perché il tema e il significato del mio singolo lo sentivo molto in sintonia con le loro canzoni, dato che trattano temi pacifisti e legati ai diritti umani.
Soldato è nata quando avevo vent’anni, leggendo una biografia di mio nonno, che era un generale che ha combattuto la seconda guerra mondiale. Stavo leggendo il suo racconto di quando, alla mia età, lui era a combattere al fronte in Africa. Io a vent’anni avevo finito il liceo ed ero a Bologna a studiare antropologia, mi sentivo un bambino, mentre lui andava a sparare ad altre persone. Questa cosa mi ha colpito tantissimo e così ho deciso di dedicargli il pezzo mettendolo sotto forma di lettera, da parte del soldato al fronte, per Elena, mia nonna. Ho deciso di romanzare un po’ la storia, con un finale “troncato”, con una frase spezzata a metà che lascia desiderare. Soldato è diventata la mia canzone contro la guerra e l’ho suonata a settembre 2020 sul palco di Sanremo Rock, è stata una grande soddisfazione e una bella esperienza.»

Il percorso musicale che stai portando avanti è come lo avevi immaginato sin dall’inizio o il mondo in cui sei entrato ti ha influenzato?
«Sono cambiate, per fortuna, un sacco di cose. Dopo otto anni in band, la “Casa della Musica” mi ha permesso di uscire dalla mia zona di comfort musicale e dare un boost al mio progetto. Mi sono messo in gioco con musicisti che non conoscevo come Francesco Maresca, batterista e Matteo Marseglia, sassofonista. Il sassofonista veniva dal conservatorio jazz e io, non avendo mai fatto una scuola di musica, mi sentivo “inferiore” verso i musicisti con un diploma.
Mettermi in gioco con musicisti che venivano da un mondo totalmente diverso dal mio è stato fantastico. Il sassofonista mi ha trasmesso la passione per la musica balcanica e sudamericana, abbiamo sperimentato molto. Sono sempre stato contrario all’idea di definire un genere musicale, di rientrare a tutti i costi in una “etichetta”, io credo nell’abbattimento delle etichette e nella contaminazione di più generi possibili, per questo, anche se il mio è un progetto solista, il sogno è di creare nel tempo un collettivo. La musica dev’essere un atto collettivo, non individualista.»
Sbirciando il tuo IG ha catturato la mia attenzione il “busking tour”, puoi spiegarmi meglio l’idea?
«Il “busking tour” è un progetto che già esiste, è una cosa che ho iniziato a fare quando ero in band. Con gli Alabama&Cocaines avevamo fatto un giro della Germania suonando per strada, ho preso l’idea da questa esperienza. Prima del Covid c’erano più possibilità di suonare live, i nostri spazi li avevamo. Ho trovato nel busking, nella musica di strada, una formula alternativa di esibizione. Non ci sono spazi per suonare? Me li creo io! Mi sono fornito di tutte le attrezzature, così da dare “un’estetica” alla cosa, senza sembrare il primo “scappato di casa”.
Più la città è grande, più è difficile ottenere i permessi, a Venezia, per esempio, è difficilissimo e a Firenze devi pagare tu per esibirti. Il “busking tour” non è altro che un tour dell’arte di strada, nelle ultime due estati ho fatto questo, prima con i miei “coinquilini” musicisti e il cantautore Cecé Tripodo e poi in solitaria. La cosa bella è mischiare la passione dei viaggi con quella della musica, ogni mese ho scelto due regioni e un itinerario, ho conosciuto tantissime persone che mi hanno aiutato nel percorso. Quest’estate sono stato in Liguria, Toscana, Piemonte, Veneto e Puglia. La Puglia è la regione in cui mi sono trovato meglio. Mi è venuta la passione per il “busking” viaggiando nel Nord Europa, dove l’artista di strada è un lavoro a tutti gli effetti, hanno addirittura il POS! Qui in Italia c’è ancora qualche pregiudizio su l’artista di strada. Mi piacerebbe lavorare su questo per cambiare l’ideale collettivo a riguardo, vorrei infatti creare un festival dell’arte di strada ad Arezzo, perché per come è strutturata si presterebbe benissimo.
Adesso sto iniziando un percorso di musicoterapia. L’inverno è difficile, l’estate prossima voglio iniziare i live e il “busking” in giro per l’Europa!»

di VALENTINA RACHINI
Credits Susanna Caperdoni

IG: @matteocroce_cantautore

VALENTINA RACHINI

In qualsiasi occasione ti capiterà di vedermi starò sempre correndo verso la stazione con lo zaino in spalla. Sono una trottola con il cuore diviso tra diverse città che non riesco ad abbandonare. Molto curiosa, con occhi grandi aperti sul mondo e costantemente aggiornata su tutto: arte, cultura, eventi e società. Riesco a staccarmi dalle notizie e dal web solo quando parte una canzone e ho un bicchiere di vino e una sigaretta in mano.

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