Scroll Top
Il desiderio di raccontare storie
Intervista allo scrittore aretino Lorenzo Giacinti.

Lorenzo Giacinti è uno scrittore aretino, classe 1982. Si forma presso l’Istituto d’arte e al contempo frequenta la scuola Comix di Firenze. Dopo essersi diplomato abbandona il fumetto, ma sente viva ugualmente la vocazione nel raccontare storie, stavolta attraverso un’altra forma d’arte: il cinema. Lorenzo realizza cortometraggi, videoclip e lungometraggi ma non soddisfatto a pieno cerca un’ulteriore forma di racconto, è in questo momento che sperimenta la narrativa. L’ho incontrato e gli ho chiesto dei suoi romanzi, dei suoi personaggi, dei suoi sogni.

Il tuo primo romanzo Doppelgänger è uscito nel 2020. Di cosa si tratta? Senza spoiler!
«Non vorrei spaventare nessuno, ma è un libro un po’ complesso. Il romanzo si apre subito con una storia arrivata al capolinea tra due uomini. I capitoli si snodano tra due aree geografiche completamente diverse: Italia e Giappone, ma la narrazione comunque procede su binari paralleli finché questi si incontrano dopo vari colpi di scena. Ci sono molti misteri attorno ai due protagonisti dai quali, in un certo senso, sembrano accumunati.»

Qual è stata l’ispirazione?
«Ho scritto ciò che mi avrebbe fatto piacere leggere. Riflettendoci sono stato ispirato, un po’ inconsciamente, dalla narrativa giapponese e in particolar modo da quella di Murakami, uno dei miei autori preferiti.»

Nel 2022 invece hai pubblicato Memorie Future. Ci parli di questo romanzo?
«Qui racconto di un uomo in tre fasi della sua vita: l’adolescenza nel primo capitolo, l’età matura nel secondo e la terza età nell’ultimo. È presente anche un tema portante in ogni parte del libro: la crescita e la scoperta sessuale nella prima, il superamento della fine di un amore nella seconda, l’anzianità e l’idea della morte nella terza. Questo forse è un romanzo un po’ più intimo, parlo molto anche di me tra le pagine di questo libro, del rapporto con la vita e anche qui ho inserito un elemento surreale che irrompe nella quotidianità di tutti i giorni.»

Come scegli i titoli per le tue pubblicazioni? E le copertine?
«I titoli sono la cosa più difficile in assoluto. Per il primo romanzo forse non è stato così complicato perché l’idea venne quasi da sé. Per Memorie Future invece è stato difficile perché non riuscivo a trovare qualcosa di adatto a ciò che avevo in mente, a ciò che avevo scritto. Sono ancora più in crisi per il titolo del prossimo… Le cover per me sono importantissime, forse perché provengo dal mondo del fumetto le ritengo essenziali. Una buona copertina è sinonimo di un buon romanzo. Prima di ufficializzare quelle scelte per i miei racconti ne ho bocciate tantissime!»

Nei personaggi dei tuoi romanzi si può trovare un po’ di te?
«Assolutamente sì. Forse soprattutto nel protagonista di Memorie Future, ma anche in Doppelgänger, un po’ come se avessi scisso in due la personalità. Nell’ultimo libro lo scrittore mette più in evidenza il lato introspettivo e riflessivo mentre il suo compagno è una sorta di opposto, mi ci ritrovo in entrambi.»

C’è uno o più elementi che in un certo senso legano un romanzo all’altro?
«In Memorie Future ci sono alcuni personaggi secondari che ritorneranno da protagonisti nel prossimo romanzo, il quale non ha ancora una data di uscita. Ma anche tra Doppelgänger e Memorie Future ci sono molti elementi in comune, specie tra i personaggi. Sarà così anche per il prossimo, li ho pensati come una sorta di trilogia, come se avessero una specie di continuità tra l’uno e l’altro.»

Stai lavorando ad un nuovo romanzo? 
«Sì, però ancora non posso dire molto. Anticipo che sarà in un certo modo collegato ai precedenti e che, come gli altri che ho scritto, ho difficoltà a sceglierne il titolo. Unica anticipazione: sarà ancora più presente la componente “magica”.»

Cosa ci vuole, secondo te, per scrivere un buon romanzo?
«Come dicevo prima, l’idea che si ha di scrivere qualcosa che si vorrebbe leggere è già una buona partenza. Questo presupposto invoglia a scrivere ed è come benzina sul fuoco delle idee. Del resto bisogna essere sinceri, veri, bisogna anche lasciarsi andare e sorprendersi di ciò che si scrive.»

di CARLO MARTINO

IG: @lorenzo.giacinti.doppelganger

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Sono laureato in Storia dell’arte e proprio a Firenze, città “culla del Rinascimento”, decisi di specializzarmi in arte contemporanea. Mai nessuna scelta fu così tanto azzeccata. Sono presidente di un’associazione culturale no profit con la quale organizziamo eventi e mostre d’arte contemporanea. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Oltre a questo amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale. Mi piace molto anche il whiskey (se bourbon meglio).

Post Correlati