Scroll Top
Ai Confini della Tecnica Artistica - Intervista a Filippo Gallorini, Scultore Iperrealista
Intervista allo scultore Filippo Gallorini.

Di formazione accademica, Filippo Gallorini è uno scultore aretino, che ha plasmato le proprie opere fin dal periodo liceale; ha poi frequentato l’Accademia della Belle Arti di Carrara, con indirizzo Scultura. La sua arte si colloca nel genere dell’iperrealismo, con opere che oscillano tra realtà e illusione.

Il tuo primo approccio all’arte?
«Il Liceo è stato il mio “esordio” alla scultura, fino ad allora mi ero dedicato ad altre tecniche. Ho sperimentato argilla e gesso, e lì ho capito che poteva essere il mio punto di partenza. In Accademia, nonostante la prevalenza di un materiale quale la pietra, ho voluto sperimentare resine, siliconi e altro.»

Qual è stata la tua prima opera?
«A livello di poetica, posso dire che si tratta di un’opera abbastanza recente. La mia prima serie di lavori, realizzata nel 2020, si inserisce infatti in quest’ottica: ho partecipato ad una mostra, Ex(r)otic Plants, per la quale ho prodotto delle piante scultoree di forma fallica.»

A proposito, raccontaci pure cos’era e com’è stata Ex(r)otic Plants.
«Si è trattato di una rassegna d’arte svoltasi a Colle Val d’Elsa, che ha visto coinvolti più di quaranta artisti e artiste da tutta Italia. L’obiettivo, in sostanza, era quello di raggruppare artisti, per farli esporre in luoghi informali convertiti in gallerie. Erano presenti sei spazi espositivi; io ho avuto la fortuna di averne uno tutto per me, una latteria: le mie nove opere sono state esposte all’interno di frigoriferi e scaffali. Altri luoghi erano macellerie, e simili.
Ogni mia opera era affiancata da un QrCode, che rimandava al link Wikipedia della pianta stessa: questa scelta è stata figlia dell’idea che l’oggetto scultoreo dovesse essere quanto più simile possibile al reale e, contemporaneamente, sdoganare il classico tabù sessuale.»

Credi che la tua passione possa diventare una professione?
«Sono sempre stato scettico su questo, l’ambiente artistico è una grande incognita e per farsi strada serve anche un po’ di fortuna. Posso dire però, in un certo senso, di aver iniziato bene, con varie esperienze: nel 2018 ho partecipato e vinto un concorso il cui curatore era Maurizio Cattelan.»

Come scegli cosa ritrarre?
«Forse parto da un pensiero ancestrale, che rappresenta la mia essenza: la Natura. Vivo da sempre in una casa il cui cancello si apre su un immenso bosco, quindi il contatto con la Natura per me è stato fondamentale, sempre presente, è una parte di me. Detto questo non mi limito, mi lascio influenzare da tanti altri stimoli.»

Quali sono i materiali che prediligi, e dove li trovi per comporre le tue opere?
«In Italia reperire i materiali che adopero abitualmente è un po’ difficile, anche se negli ultimi tempi la situazione sembra essere migliorata. Ci sono città come Roma, Pietrasanta, forse Firenze, in cui essi confluiscono. Comunque sia, tra quelli che preferisco c’è il silicone: un materiale tra i più indicati per la scultura iperrealista, ancor più della vetroresina. Non a caso il silicone, che è un materiale polivinilico, è andato a sostituire la resina che si adoperava in precedenza, agli albori di questo genere artistico.»

Nel panorama artistico italiano dell’iperrealismo, per quanto riguarda le “nuove leve”, l’Italia come si pone nei confronti dell’Europa?
«Dovresti avvertirmi se qualcuno conosce la risposta. È difficile stabilire chi è davvero valido e chi meno: dopo le avanguardie c’è stato un periodo molto nebuloso nella storia dell’arte, perché non c’è stato qualcosa di veramente identificabile; basti pensare che le correnti artistiche, nel tempo, si sono sempre più accorciate.»

Da scultore, cosa pensi della tecnologia a stampa 3D?
«Sono completamente favorevole a qualsiasi tecnologia di tipo funzionale, cioè che raggiunga il suo scopo. Personalmente possiedo una stampante 3D e la reputo un valore aggiunto, un’aiutante. Non credo che arriveremo mai alla sostituzione della tecnologia all’uomo, nell’arte come nel resto delle cose. Da artista penso che, se non riesci a stare al passo della tecnologia, puoi ritenerti fuori contesto.»

Progetti per il futuro?

«Penso che i progetti che ho in mente mi terranno occupato almeno per i prossimi sette anni. Ci sarà poi anche la seconda edizione di Ex(r)otic Plants. Mi ritengo una persona iperattiva, e questa caratteristica la sto convogliando nella mia produzione di opere. In questo momento, mentre parliamo, la mia stampante 3D è a lavoro, le ho lasciato cose da fare.»

Molti artisti affidano l’esecuzione materiale dell’opera ad altri, ma allora è l’idea o l’esecuzione a decretare un’opera d’arte?

«Fin da sempre gli artisti hanno delegato ad altri, o comunque avendo dei sottoposti. L’idea è unica e la fa l’artista, ma ritengo sia importante che un artista segua passo dopo passo anche i lavori che delega.»

Credi nel valore degli artisti di formazione non accademica?
«Assolutamente sì, a patto che l’artista lasci un messaggio nell’arte che propone; altrimenti non sei un artista, ma un artigiano.»

Qual è la tua opera che ti ha dato più soddisfazione?
«Ho una sorta di conflitto con le mie opere; vorrei che non finissero mai per dedicargli sempre quel perfezionamento in più, quindi per adesso non sono mai stato soddisfatto fino in fondo di nessuna, e probabilmente non lo sarò mai. Devo ammettere, però, che quando una cosa funziona lo riconosco: una di queste è la serie di opere a cui ho lavorato per Ex(r)otic Plants.»

Nel panorama dell’arte qual è il tuo artista idolo, e perché?
«Ci sono tanti artisti contemporanei che ammiro per caratteristiche diverse tra loro, e sono convinto del fatto che ogni artista lasci qualcosa; ovviamente si parla sempre di sensazione soggettive. Posso ammettere che nella mia arte ci sono influenze di vari artisti con input che arrivano, che interiorizzo e traduco secondo il mio estro.»

Elenca brevemente tre qualità che dovrebbe avere un buono scultore.
«Direi perseveranza, competenza, e poi in realtà ce ne sarebbero tante altre… Curiosità è la terza!»

Speri di comunicare qualcosa attraverso la tua arte?
«Me lo auguro. Le reazioni che ho avuto modo di vedere mi hanno fatto piacere, vuol dire che hanno suscitato qualcosa, e avere un feedback da parte dello spettatore per me è fondamentale. Per Ex(r)otic Plants c’era anche la possibilità di compilare un questionario anonimo sulla mostra, e ho ricevuto numerose risposte e opinioni, per lo più positive.»

di CARLO MARTINO

IG: filippo_gallorini

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Sono laureato in Storia dell’arte e proprio a Firenze, città “culla del Rinascimento”, decisi di specializzarmi in arte contemporanea. Mai nessuna scelta fu così tanto azzeccata. Sono presidente di un’associazione culturale no profit con la quale organizziamo eventi e mostre d’arte contemporanea. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Oltre a questo amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale. Mi piace molto anche il whiskey (se bourbon meglio).

Post Correlati