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Lo “Sceriffo” dell’ultra trail


Alessio Donati, trentenne aretino che da qualche anno si è innamorato della corsa, ma non una corsa qualunque: l’ultra trail

Lo abbiamo intercettato appena tornato da una nuova esperienza, una “banale corsetta” da 100 km, con 8.000 metri di dislivello e chiusa in poco meno di 17 ore. È Alessio Donati, trentenne aretino che da qualche anno si è innamorato della corsa, ma non una corsa qualunque: l’ultra trail.

“Ho iniziato a correre durante il Covid. All’inizio correvo su strada, da solo, senza gare né tesseramenti. Poi un amico, che si era avvicinato al trail da poco, mi ha portato a fare un’uscita in montagna, per di più con la neve. È stato amore a prima vista! Poco tempo dopo ho partecipato a un allenamento collettivo. Chi era con me si è accorto che avevo una buona predisposizione e mi ha spinto a provare una gara.”

Il primo banco di prova è stato in Casentino, al Trai Sacred Forests, che con il tempo è diventato il luogo di allenamento perfetto per Alessio. “La prima volta sono stato piuttosto incosciente dal punto di vista dell’abbigliamento e dell’attrezzatura: penso che adesso mi vestirei così tanto solo se dovessi fare un trail sotto la neve nelle Alpi (ride, ndr)! La mia idea di trail è sempre stata quella dell’ultra trail, quindi delle distanze dai 50 chilometri in su. In montagna, se si corre troppo velocemente o per troppo poco tempo, si rischia di non godersi il paesaggio e l’esperienza. L’ultra trail, invece, ti permette di assaporare tutto ciò che hai intorno, mettendoti però davvero alla prova: richiede autonomia, gestione dello sforzo e capacità di affrontare molte ore in mezzo alla natura. Adesso in Casentino vado ad allenarmi spesso anche ad agosto, dato che le foreste rimangono abbastanza fresche e permettono allenamenti lunghi nelle ore calde. Anche zone come Lignano e Poti avrebbero un grande potenziale, ma purtroppo oggi offrono pochi servizi.”

Non solo sforzo fisico ma anche mentale. Quando si corre per così tanto tempo perdere i riferimenti è facile, così come scoraggiarsi. “Mentalmente una gara lunga si affronta dividendola in settori. Oggi siamo aiutati molto dalla tecnologia: anche senza conoscere il percorso possiamo caricare la traccia sull’orologio e avere indicazioni sui chilometri successivi, sulle salite e sulle pendenze, ma naturalmente bisogna rimanere sempre concentrati. L’alimentazione può ricordare quella del ciclismo, ma nel trail il dispendio energetico è molto alto: anche in discesa le gambe lavorano continuamente. In una gara lunga poi arrivano quasi sempre le crisi: bisogna mantenere la calma e trovare una soluzione, senza farsi travolgere dai pensieri negativi. È un atteggiamento che torna utile anche nella vita quotidiana. Quando qualcosa non va come previsto, impari a ragionare con lucidità e a cercare una strada per superare il problema.”

Siamo partiti citando l’ultima esperienza di Alessio, il TOR100, ovvero la versione “corta” del famoso Tor des Géans: “Ormai è un evento gigantesco, dove ci sono atleti di tutto il mondo. È stata una prova molto impegnativa, ma l’avevo preparata bene. Ho gestito le forze fino a metà percorso, poi ho iniziato ad attaccare riuscendo a concludere al terzo posto. In passato ho vinto diverse gare, tra cui l’Alpe della Luna, il Sacred Forests e la Vesuvio Ultra Marathon. Tuttavia, questo appena raggiunto è il risultato più importante della mia carriera finora. Salire sul podio in una gara di quel livello, durante le premiazioni davanti a così tante persone, è stata una soddisfazione enorme. In futuro mi piacerebbe affrontare gare ancora più lunghe, come il TOR330, ma credo di non essere ancora pronto per cercare un risultato su quelle distanze. Serve un bagaglio tecnico, fisico e mentale che si costruisce negli anni.”

Risultati che sono frutto di tanto allenamento ma anche delle persone giuste intorno. “Tutto questo non sarebbe possibile senza Maria Chiara Parigi, la mia allenatrice, ex atleta della Nazionale e pioniera di questo sport nelle nostre zone, il supporto di Ilaria, la mia fidanzata, della mia famiglia, dello sponsor Fessura, che mi sostiene economicamente e con il materiale, e della Trail Running Project, la società di cui faccio parte.”

Sicuramente Alessio non passa inosservato durante una gara, sfoggiando un baffo che ormai è diventato distintivo. “Ce l’ho da diversi anni, anche prima di correre trail. Tagliarlo mi farebbe strano, e credo farebbe strano anche agli altri vedermi senza. C’è anche un motivo personale: amo il cinema western. Un cowboy o uno sceriffo senza baffi, per me, non sarebbero la stessa cosa.”

di MASSIMILIANO CUSERI

IG: @alessiodonatirunner

Massimiliano Cuseri
MASSIMILIANO CUSERI

Pianista innamorato dello sport. Sono passato da Bach ai compositori contemporanei, così come ho esplorato gli sport più disparati, dall’hockey al biathlon. Ho iniziato a scrivere tardi, ma spero di essere ancora in tempo per raccontare tutto ciò che finora ho potuto esprimere “solo” attraverso la musica.

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