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Saltare in alto con i piedi per terra

"Puoi avere tutto il talento che vuoi, ma senza la testa non vai da nessuna parte. Dall’approccio all’errore all’aggressività in campo, ogni dettaglio conta.”

C’è un momento, nello sport, in cui il gioco smette di essere solo un passatempo. Non succede all’improvviso e non succede a tutti allo stesso modo: a volte è una proposta inattesa, altre un viaggio, altre ancora una difficoltà che costringe a crescere in fretta. Per Matilde Calvelli, pallavolista classe 2005, quel momento ha avuto il suono di una telefonata arrivata nell’estate del 2021. Ma facciamo un passo indietro.
Matilde inizia a giocare a pallavolo in quarta elementare, a nove anni, al Capolona-Subbiano: “Mia sorella aveva iniziato un anno prima. L’ho vista divertirsi, così ho voluto provare anch’io. All’inizio, come per tante bambine, la pallavolo è stata soprattutto un modo per stare insieme alle mie amiche, senza grandi ambizioni. Non avevo mai pensato di trasferirmi o di fare scelte importanti per questo sport, dato che era qualcosa che facevo con leggerezza.”
Fino all’Under 16 resta nel suo ambiente e nella stagione 2020/21 arriva la prima esperienza “da grandi”: metà anno a Capolona e metà in Serie C alla IUS Arezzo. È solo un assaggio di quello che verrà dopo: “Nell’estate del 2021, è arrivata la chiamata da Jesolo. Un’occasione importante, ma anche spaventosa perché non avevo ancora 16 anni! All’inizio non ero convinta di andare ma i miei genitori mi hanno spinta: mi hanno detto che era un treno che passa una volta sola. Ho accettato di andare a conoscere la società e lì qualcosa è cambiato, era un sogno e non ho saputo dire di no.”
È un anno complesso, forse il più duro. Per continuare il percorso scolastico iniziato ad Arezzo è costretta a frequentare la scuola a Portogruaro: “Passavo tre ore al giorno di autobus tra andata e ritorno, allenamenti nel pomeriggio, poco tempo per studiare e recuperare energie. In campo giocavo Under 18 e Serie B2, vivendo in foresteria con altre ragazze tutte della stessa età. Eravamo in 14, tutte da fuori. C’era tanta competizione, non sempre sana, e molte discussioni. Per me è stato molto stressante.”
A fine stagione Matilde chiede di poter tornare più vicino a casa, non tanto per la distanza quanto per il peso mentale che stava diventando difficile da reggere: “La tappa successiva è stata Perugia. Lì l’ambiente è cambiato: appartamento condiviso con altre ragazze, scuola sotto casa, niente lezioni il sabato. Giocavo come a Jesolo Under 18 e B2, ma ho avuto l’opportunità di allenarmi più volte con la Serie A. Sono stata anche convocata in due trasferte della massima serie, a Monza e a Busto Arsizio: a Monza, dall’altra parte della rete, c’erano Alessia Orro e Myriam Sylla (entrambe oro alle Olimpiadi di Parigi 2024 e nel Mondiale 2025, ndr). Entrare in campo in un palazzetto enorme e pieno di gente è stato surreale! Con lUnder 18 poi arrivò un risultato importante: la vittoria della fase regionale e la qualificazione alle finali nazionali di Vibo Valentia. Un viaggio lunghissimo, ma un’esperienza fantastica.”

Per l’anno successivo Matilde sceglie di tornare ancora più vicino, all’Arnopolis di Pratovecchio, sempre in Serie B2. “È stato il mio primo vero anno tra le grandi e ha cambiato qualcosa in me: non sono mai stata troppo sicura e pensavo di dover rimanere in B2, ma l’allenatore e alcune compagne mi hanno spinta a credere di poter fare il salto di categoria. Ho contattato un procuratore e, tra le varie proposte, quella che mi ha convinto di più è stata Riccione, in Serie B1. La stagione passata è stata molto bella. Mi hanno dato subito fiducia e, da neopromosse con l’obiettivo salvezza, abbiamo raggiunto il secondo posto in campionato e i playoff, fino alle semifinali nazionali perse a Marsala. Quest’anno non stiamo riuscendo a replicare il percorso dell’anno scorso, ma fa parte del gioco.”
Parallelamente cresce anche il percorso fuori dal campo. Inizialmente l’idea era iscriversi a Giurisprudenza, poi la scelta vira su Psicologia: “La mattina studio, il pomeriggio mi alleno. È una routine che ormai conosco bene, visto che è dalla terza superiore che ho imparato a ottimizzare il tempo. Uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere Psicologia è che quando ero a Jesolo, in un periodo di grande stress, mi sono avvicinata a una psicologa dello sport che mi ha aiutata tantissimo. Ancora oggi lavoro con lei. Quando si parla di psicologia dello sport non si capisce mai davvero cosa c’è dietro. Nel centro in cui vado io, ad esempio, ci sono palestre dove vengono ricreate situazioni di stress simili a quelle della partita. Puoi avere tutto il talento che vuoi, ma senza la testa non vai da nessuna parte. Dall’approccio all’errore all’aggressività in campo, ogni dettaglio conta.”
Matilde guarda con lucidità al futuro: “Alla mia età le più forti sono dove devono essere, ma non voglio smettere di provarci. Il movimento della pallavolo femminile sta cambiando: dalla prossima stagione verrà introdotta la Serie A3, pensata per motivi economici e di gestione. È presto per pensarci, ma potrebbe essere un’occasione per fare un passo in avanti, anno dopo anno”.
C’è anche il rovescio della medaglia: “La parte negativa è nei rapporti sociali. Ho amiche storiche, ma fuori dalla squadra è difficile costruire legami. È un prezzo da pagare”. Un prezzo che Matilde accetta, consapevole, continuando a saltare in alto ma cercando sempre di rimanere con i piedi per terra.

di MASSIMILIANO CUSERI

IG: @_matildecalvelli_

Massimiliano Cuseri
MASSIMILIANO CUSERI

Pianista innamorato dello sport. Sono passato da Bach ai compositori contemporanei, così come ho esplorato gli sport più disparati, dall’hockey al biathlon. Ho iniziato a scrivere tardi, ma spero di essere ancora in tempo per raccontare tutto ciò che finora ho potuto esprimere “solo” attraverso la musica.

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