Onda d'Urto

Tra le realtà presenti nel nostro territorio, specialmente in ambito sociale e musicale, quella del Centro Culturale Onda d’Urto è sicuramente una delle più attive. Ho incontrato Andrea Fumelli e Santiago Fernandez, entrambi facenti parte del nutrito direttivo del centro, per poterne approfondire vari aspetti.
Parliamo innanzitutto della sua storia.
«Il centro nasce nel 2010, quando questo stabile (Villa Severi) fu ristrutturato dalla Provincia e trasformato in un centro giovani provinciale, uno spazio multifunzionale comprendente una sala prove ed altre attività. Questo spazio ha attraversato due grandi fasi nel corso del tempo: quella della prima gestione, terminata nel 2013 a causa della spending review e della riforma delle province con conseguente perdita dei finanziamenti ad esso destinati e la seconda, nel 2015, in cui il centro venne rifunzionalizzato da un’ ATS composto da varie associazioni e da Donatella Bidini, la quale ebbe l’idea di coinvolgere coloro che frequentavano abitualmente il centro, prevalentemente studenti delle superiori, tra cui anche noi. Nel 2018, grazie ad un nuovo bando, è divenuto Centro Culturale Onda d’Urto contro le discriminazioni.»
Con questa storia travagliata alle spalle, quali sono i vostri pensieri sulla condizione odierna di realtà come la vostra?
«Per noi esiste un problema a livello territoriale e nazionale del sistema culturale e della sua gestione. Viene spesso data precedenza a certi settori culturali ed artistici, giustamente esistenti, andando però a creare una classificazione che inevitabilmente penalizza realtà più piccole e meno mainstream. Senza un equo supporto, chiaramente queste ultime non avranno la possibilità di emergere o di poter sopravvivere, soprattutto in città piccole come Arezzo. Il pubblico deve anche essere incentivato, per esempio nel caso della musica underground, a partecipare a concerti che ampliano lo spettro ed il gusto sonoro. Questo pensiero chiaramente si può applicare a qualsiasi campo.»
Siete conosciuti prevalentemente per la rassegne musicale Art Of Noise. Come nasce?
«Sin dalla vecchia gestione, venivano organizzati concerti tra le band che gravitavano attorno alla sala prove, mentre negli anni di autogestione collaboravamo con Maurizio Vezzosi e Silvia per le serate di AR.CORE. La situazione che si creava ogni volta ci piaceva così tanto che decidemmo di dare il via nel 2015 ad Art Of Noise, rassegna musicale dedicata ai generi underground nata dalla proposta di Lucio Massai e con la collaborazione di Diego Nicchi ed Alice Club. La risposta della città di Arezzo fu ottima, tant’è che ancora adesso il pubblico è molto vasto e l’evento è divenuto un appuntamento mensile in continua evoluzione, immancabile per molti. Solitamente cerchiamo sempre di far suonare gruppi locali accostandoli a band maggiori provenienti da tutta Italia, così da poter creare un flusso continuo di scambi e conoscenze nella scena. Grazie a questo fattore, l’evento è adesso conosciuto a livello nazionale. Art Of Noise non ha limiti di genere, ma è inquadrata in un certo tipo di immaginario ed estetica. Selezioniamo ciò che effettivamente si rispecchia nel nome di questa rassegna, spaziando dal punk, al noise, all’elettronica e molto altro.»

Per quanto riguarda Echi ed Immagina Se?
«Nasce all’incirca un anno dopo Art Of Noise, dall’idea del direttore artistico Gianmarco Moneti, il quale voleva creare una rassegna di musica classica che non si svolgesse nei soliti luoghi prestabiliti, ma in altri meno convenzionali. Ogni stagione viene accompagnata da inserti teatrali ed altre attività che mantengono un tema comune con quello musicale, per esempio il Canto del Cigno ed il Viaggio d’Inverno. Per quanto riguarda Immagina Se, è un piccolo festival culturale e sociale, composto da vari seminari, proiezioni, laboratori e workshop, che veicola un certo messaggio antidiscriminatorio.»
Con la pandemia in atto, vi siete reinventati con Tzunami.
«Già da Art Of Noise abbiamo sempre documentato tutte le serate, caricandone i contenuti su Youtube. Con il lockdown in atto e la conseguente impossibilità di poter dare luogo ad eventi con un pubblico, abbiamo deciso di sfruttare più ampiamente i media online, in questo caso la celebre piattaforma di streaming Twitch. Riallestendo completamente il salone principale del centro ed utilizzando i mezzi a nostra disposizione, abbiamo cominciato una serie di live senza pubblico trasmessi direttamente online. Tutto ciò non si sarebbe potuto realizzare con la stessa qualità senza l’assistenza tecnica di Nicola Pisano e la collaborazione dei ragazzi di Farrago con la loro attrezzatura e professionalità. Ad agosto abbiamo preso un periodo di pausa, ma ripartiremo da settembre, magari con delle novità.»

di LORENZO STIATTI

IG: @centro.ondadurto

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi. Dall’89, sono attratto da tutto ciò che nutre ed esalta la mia immaginazione.

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