Equilibrio mentale e un po’ di sana follia

Oggi vorrei proporvi una figura artistica importante e sicuramente tra le più antiche: l’attore. Attraverso le esperienze di Michele Guidi, professionista del settore, proveremo a comprendere meglio cosa significhi far parte di questa realtà così vasta ed affascinante.
Raccontaci il primo incontro con il mondo del teatro.
«Da adolescente, facevo parte di una squadra di calcio locale e durante una partita, mi feci male e dovetti stare fermo per un mese. Nessuno dei miei compagni, in quel periodo, venne a trovarmi o semplicemente mi contattò per sapere come stavo. L’unica persona che si preoccupò della mia salute, fu un ragazzo che veniva lasciato sempre in panchina: lui mi portò a vedere “Romeo e Giulietta” al teatro Petrarca di Arezzo ed io rimasi folgorato.»
Qual’è stato il tuo percorso e cosa ti ha aiutato ad accrescere questa passione?
«Fondamentale per me, sin dall’ infanzia, è stato sicuramenteil GDR, ovvero il gioco di ruolo e nello specifico Dungeons&Dragons, un hobby che tutt’ora mi porto appresso e che ritengo sia una forma di teatro alternativa molto importante. Durante gli anni del liceo classico, partecipai al gruppo teatrale di Riccardo Valeriani ed entrai a far parte della Libera Accademia del Teatro, di cui conservo bellissimi ricordi, sotto la guida esperta di Andrea Biagiotti ed Amina e Umberto Kovacevich. Parallelamente intrapresi anche un percorso musicale e formativo nella scena punk-hardcore di Arezzo, in cui creai legami importanti. Dopo la scuola superiore, provai ad entrare in alcune scuole di recitazione affrontando dei provini, ma senza successo. Su suggerimento di un amico, tentai un provino dell’Accademia Teatrale Veneta e alla fine venni preso: in quei tre anni ho imparato tutto ciò di cui avevo bisogno, attraverso incontri e lezioni di grandi figure dell’ambiente, come Toni Cafiero, Daniele Salvo, Michele Casarin e molti atri. Purtroppo questa bellissima bolla di vetro si ruppe con la mia entrata nel mondo del lavoro, che io accosto al mondo lovecraftiano dell’incubo. Nessuno all’interno dell’accademia ti insegna come si affronta questa nuova realtà e ritengo che sia una grande pecca.»
Quali sono le tue considerazioni riguardanti il vostro ambiente lavorativo?
«Robert De Niro, uno dei miei attori preferiti diceva: “Il talento stà nelle scelte”. Ma io aggiungo anche: “Non siamo in America, Robert”. Trovare un ingaggio è davvero difficile. Nel tempo ho potuto constatare che c’è una grave mancanza di provini e che, in molti progetti, lavorano persone che non hanno affrontato alcuna selezione. Questo problema, in Italia, è figlio di un meccanismo fin troppo conosciuto e trascurato, il quale si protrae da tempo indefinito e deve essere risolto. La “regola dell’amico” porta lavoro a non professionisti ed incompetenti, ma questo succede in ogni settore. Tutto ciò è pietoso e scoraggiante. Per poter cambiare questa situazione, mi sono affiliato ad Attori e Attrici Uniti, comunità dello spettacolo nata recentemente.»

Puoi parlarci delle tue esperienze più importanti?
«Nel 2015 ho superato il provino per la compagnia Colombari di New York; mi ritrovai in un cast internazionale e fu necessario per me prepararmi a dovere andando a studiare per due mesi alla Gaiety School di Dublino. Per questo spettacolo, “Il mercante di Venezia”, allestirono una tribuna proprio nel ghetto veneziano, dove è ambientata l’opera di Shakespeare. Un incontro molto importante per me fu quello con John Kellam, artista statunitense e padre del superdrama (tecnica che esaspera le emozioni espresse dal corpo per trasformarle in iperemozioni), precedentemente creatore di una compagnia con l’attore Tim Robbins. Grazie alle sua esperienza, abbiamo fondato la Bamsemble Company, cui cui abbiamo fatto date in tutta Italia e con cui stiamo attualmente producendo un nuovo spettacolo. Oltre alla Bamsemble, ho creato assieme a Samuel McGhee, la piccola compagnia Broken Jump, con cui sperimentiamo dinamiche teatrali particolari come il site-specific e l’antropologia. Dal nostro lavoro è nata “Promenade”, evento annuale che si tiene ogni settembre nel paese di Meliciano.
Recente, ma non meno importante, è stata l’esperienza sul set della serie televisiva Diavoli. Non avevo mai partecipato ad una produzione di tale portata e lavorare con Alessandro Borghi e Patrick Dampsey è stato illuminante: la telecamera è il tuo pubblico compresso in un obbiettivo e attorno a te hai un centinaio di persone che si aspettano una buona performance eseguita rapidamente.
Grazie a questo, ho compreso che l’attore di teatro è come un fiammifero che brucia lentamente, dall’apertura del sipario fino alla sua chiusura, mentre l’attore del cinema è una lampadina che deve accendersi e spegnersi a comando. In questo lavoro ci vuole equilibrio mentale e un po’ di sana follia.»

di LORENZO STIATTI

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi. Dall’89, sono attratto da tutto ciò che nutre ed esalta la mia immaginazione.

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