La nostra redazione vive e racconta il backstage dello Psycho Hill Fest sin dalla sua nascita: un matrimonio comunicativo sbocciato spontaneamente, per naturali affinità elettive con una realtà musicale e culturale che, nata dal nulla, in 2 anni ha rumorosamente e meravigliosamente conquistato il suo spazio nel panorama cittadino e non solo, rivitalizzando uno dei parchi più belli d’Arezzo e proponendo un’offerta artistica che, semplicemente, mancava. Il tutto, in modo completamente gratuito per il pubblico, elemento più unico che raro in un momento storico in cui la mercificazione dell’esperienza musicale sta tristemente raggiungendo picchi nauseabondi.
Prima di tornare a goderci in primissima linea le inimitabili vibrazioni di libertà e rock’n’roll che si respirano in questo festival, venerdì 3 luglio e sabato 4 luglio, al Parco del Pionta di Arezzo,
non potevamo non puntare luci e penna sulle menti che sono alla base di questa gemma local, da preservare come preziosissima libera finestra international: eccomi dunque con Gaia e Miria, le anime al femminile di questa gioiosa comunità punk che, un po’ incosciente ed un po’ sognatrice, ha deciso di punto in bianco di dedicarsi a regalare un palco alternativo alla propria città, un’oasi in cui poter dare libero sfogo pogante e sorridente a quel godurioso spirito libero e punk, ancor prima nel mood che nelle note emesse dagli amplificatori, che ad Arezzo non aveva grossi sbocchi.
Come e perché è nato Psycho Hill Fest?
«Psycho Hill Fest nasce soprattutto per far uscire dal guscio la cultura e la musica underground, da accompagnare sempre con senso di comunità, di cura dell’altro, d’inclusione ed unione tra diversità, col diritto civile come luce guida in ogni attività che pensiamo e mettiamo in pratica.
Un altro obiettivo, raggiunto, è la rivalutazione di uno spazio bistrattato perché, semplicemente, era abbandonato a sé stesso: abbiamo mostrato in modo chiaro che è sufficiente far vivere un luogo con un’idea, per rilucidarne la bellezza. L’idea è venuta ad un gruppo di matti, amici la cui amicizia è quotidianamente rafforzata da quest’esperienza, che si sono semplicemente chiesti: “cosa manca nella nostra città?” Manca rete sociale, manca certa musica che sia diversa dalle proposte main, manca il gusto della scoperta. Quest’ultimo è forse il punto fondamentale che ci muove: vogliamo far scoprire nuova musica e nuove realtà, più di ogni altra cosa! C’è stato, quest’anno, un momento sliding doors in cui potevamo virare sul big name da mettere in cartellone: non ci abbiamo pensato neanche un attimo, invece, a continuare sulla linea d’investimento su artisti magari meno conosciuti e meno “facili”, ma che sentivamo di voler proporre continuando a dettare il nostro stile musicale.
Il nostro obbiettivo è che le persone si muovano per il festival, a prescindere, fidelizzando un pubblico solido e non volatile su questo o quel nome. Un pubblico che, semplicemente, viene per stare bene.
Le attività Psycho, infatti non si limitano alla sola musica: il pacchetto che proponiamo comprende un mercatino interno al festival, l’immancabile zona food & drinks, oltre ad una moltitudine di iniziative ed esperienze collaterali che coinvolgono anche altre associazioni e realtà del territorio. La rete sociale, appunto: persone che concretamente si uniscono per fare cose, non una mera e vuota espressione da manuale.»
Tornando alla musica, che è comunque il motore sonoro e l’attrazione primaria del palco Psycho: come ci stupirete in questo 2026?
«Spaziamo come sempre su tutto l’arco costituzionale rock ed in lungo e in largo per l’intero Pianeta.
Nella nostra selezione: partendo da interessantissimi progetti locali come i Canale, fino ad arrivare in Giappone col power-trio Green Milk from the Planet Orange, in decollo verso galassie punk-psichedeliche, passando per le note più gipsy degli ungheresi Duckshell e per i manifesti di libertà noise che porterà sul nostro palco Cigno, toccando una miriade di sfumature della musica alternative con anche il cyberpunk dei Nelav ed il punk giovane e quasi totalmente al femminile dei The Useless 4. Abbiamo come sempre cercato di portare una proposta varia e non comune, mettendo insieme un interessante e per certi versi spiazzante patchwork rock’n’roll. Che non vediamo l’ora di ascoltare e vivere sotto palco noi in prima persona, condividendolo con i nostri amati Psychos!»
di ALESSIO FRANCI
Credits Raul Dominici
IG: @psychohillfest
Musicomane innamorato di ogni applicazione del linguaggio. Cerco storie e suoni che mi facciano vibrare tanto ad ascoltarle, quanto a raccontarle. Osservo, rifletto, percuoto, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di conoscerne ed apprezzarne le sfumature più o meno armoniche.



















