Sguardo su un orecchio di qualità

Mentre imbocco la rampa che porta al centro di combustione musicale aretino denominato Rooftop Studio per andare a parlare con il suo deus ex machina Marco Romanelli, squarciando le prime nebbie serali, insieme all’asfalto si mette a fuoco in me anche l’idea che questa non è un’intervista come tante. Si tratta dell’opportunità di sbirciare dietro le quinte della produzione artistica, di farsi una bevuta a fine turno con il capo-elfo che impacchetta magie. Fonico per formazione e vocazione, sempre più presente in team di produzione per invocazione, certosino amanuense del suono live e in studio il cui nome mi rimbomba come garanzia di qualità praticamente da ogni artista intervistato nei tanti numeri di WEARE e non solo. I nomi con cui lavora in tour e in fase di registrazione (La Rappresentante di Lista, Negrita, Litfiba, Pupo, Fast Ani- mal and Slow Kids, Motta…) sono di quelli che non necessitano di didascalie. Roba da far perdere la rotta a chi racconta.
Rotta che in realtà si reimposta da sé in una manciata di istanti, quelli che servono per uno schiocco di bottiglie e per rompere il ghiaccio, annusando subito che parliamo un linguaggio in comune fatto di note ben articolate sotto forma di canzoni. Spaparanzato su un basso divano in una luce q.b., mentre chiedo a Marco cosa significa secondo lui fare bene il suo lavoro prendendosi cura delle sonorità di altri, lo osservo incorniciato da mixer e casse. Lì tutto si allinea, ciò che vedo è in piena armonia con ciò che sento rispondere. Parole di umiltà, sincerità e dedizione che chiariscono in modo insindacabile come l’Ingegnere del Suono aretino, lì nella sua cornice, si sia fermato nell’esatto punto nel mondo in cui naturalmente voleva e doveva essere.
Partendo ovviamente da un’innata passione per la musica, forse per settore di studi di provenienza ho cominciato ad un certo punto della mia vita ad approcciare i suoni da un punto di vista tecnico. Qualcosa è scattato, ho capito che volevo stare con le mani sulle manopole del mixer per vivere. Così ho iniziato il mio percorso di formazione specialistica, culminata con il diploma come Tecnico del suono e di registrazione alla Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo, nel 2013. Da lì, preziose esperienze professionali nello storico studio Fonoprint di Bologna e poi al Garage Studio di Civitella in Val di Chiana…un riavvicinamento ad oggi, a questa casa costruita e conquistata un cartongesso ed un pannello fonoassorbente alla volta. Le collaborazioni in studio e parallelamente live, intanto, sono cresciute sempre di più. Forse perché, con alla base la preparazione tecnica che dev’essere maniacale, nel lavoro quotidiano curo anche di più gli aspetti psicologici, cercando di dire la mia solo quando ho qualcosa che credo possa essere utile all’artista. La mia voce dev’essere realmente funziona- le ad esaltare l’idea sonora in creazione, non riempire a caso momenti allarmando.

La mia visione, soprattutto, non deve mai cercare di superare quella di chi si sta affidando a me per la qualità dei suoi suoni. Penso che proprio la fiducia che mi viene data sia ciò che riassume tutto: devo esserne all’altezza e credo che questo approccio sia la condizione ideale per il confronto creativo. La situazione ideale per fare musica è un gruppo di persone che si chiudono insieme col piacere di farlo e si confrontano apertamente su quello che vogliono produrre, consapevoli dei propri ruoli con naturalezza. Una situazione ideale che s’incontra sempre meno, in un mercato musicale che richiede invece tutt’altra velocità e frammentazione. Il risultato è che si svuota tutto di contenuto, in primis tanti che per fare musica cercano la produzione non per collaborare, ma per affidarsi a formule, che inevitabilmente appiattiscono. Ecco perché, a prescindere da nome, numeri e visualizzazioni di chi mi contatta, mi tuffo in progetti in cui semplicemente trovo quella magia, quella possibilità di soffermarsi nella cura e nella ricerca, in quello che si sta realizzando.
Un raro esemplare di sacerdote al servizio del suono dal passo leggero ma sicuro, silenziosamente rumoroso nella sua ferma ricerca della musica di qualità, non svilita ad elemento da compattare in dimenticabili caramelle da smerciare un tot al kg. Sacerdote da preservare, in un panorama costellato di pusher di zucchero in note i cui effetti nefasti possono essere contrastati in un solo modo, che Marco Romanelli esercita come gesto naturale: affiancare artisti anche in embrione, ma degni di definirsi tali perché hanno qualcosa da dire, non necessariamente da vendere. Così si scovano sempre nuove buone tracce, sonore ed umane, da pulire, mixare, esaltare. È far continuare a battere il cuore della musica, che poi è anche il nostro.

IG: @marcoromanelli90

di ALESSIO FRANCI

ALESSIO FRANCI

Innamorato di ogni applicazione del linguaggio, dipendente dal bello e dal buono. Osservo, rifletto, pungo, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di interpretarlo ed apprezzarne le armonie e le sfumature.

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