Parolæ, Parolæ, Parolæ Vol. #4

Torna l’appuntamento trimestrale con la nostra rubrica di etimologia femminista! Oggi vi parliamo di Catcalling, Violenza Economica e Diritto.

Catcalling
Anche noto in Italia come “molestia di strada” o “pappagallismo” (sic!), ma molto diffuso negli ultimi anni nei media e sul web, l’anglicismo (trad. “lamento”, “miagolio”) è stato riconosciuto anche dall’Accademia della Crusca, che ne indica il significato di “molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada”. Si tratta dunque di tutti quegli episodi di “complimenti non richiesti, commenti volgari, fischi, domande invadenti, offese, insulti” atti a svilire, oggettificare e sessualizzare non consensualmente il corpo, la dignità e il ruolo della donna. L’ordinamento italiano non prevede attualmente una norma ad hoc per il catcalling; tuttavia la fattispecie può essere comunque inquadrata dall’Art. 660 c.p. (“Molestia o Disturbo alla Persona”); e, quando reiterata, addirittura dall’Art.612bis c.p. (“Atti Persecutori” – cd. stalking). Collettivae vi esorta a difendervi da questo fenomeno, purché sempre in una condizione di sicurezza, rispetto e legalità. Spesso il catcalling ci prende alla sprovvista, sorprendendoci disarmate e intimorite. In questi casi, vi consigliamo comunque di rivolgervi al vostro terapeuta, a Centri o Associazioni specializzati (es. DonnexStrada), o anche semplicemente a familiari o amici che possano darvi sostegno e incoraggiamento.

Violenza Economica
È una delle declinazioni della violenza più subliminale, meno dibattuta, più difficile da individuare e di conseguenza sottostimata, nonostante sia tra le più diffuse, colpendo il 26,4% delle donne in Italia, secondo i dati. Viene citata e riconosciuta dall’Art. 3 della Convenzione di Istanbul del 2011, consistendo essenzialmente in ogni atto che abbia lo scopo di privare la vittima della propria indipendenza economica o della partecipazione al godimento e alla gestione delle finanze domestiche comuni. È una violenza “collaterale”, molto spesso correlata alla violenza fisica: è emerso infatti che il 61,6% delle vittime di stupro registrate nel 2021 non era economicamente autonomo.

Diritto
Si distingue in “oggettivo” e “soggettivo”. Il primo corrisponde all’ordinamento statale, costituito dal corpus delle leggi, e dalle relative scienze che ne studiano il funzionamento e il mutamento. Il diritto “soggettivo”, che qui interessa, consiste invece nella “facoltà o pretesa, tutelata dalla legge, di un determinato comportamento attivo od omissivo da parte di altri” (Treccani). Una categoria particolarmente importante è quella dei “diritti umani” (sanciti, riconosciuti e tutelati dalla Dichiarazione Universale del 1948), all’interno della quale si possono citare diritti prettamente femminili, che hanno costituito la base della battaglia femminista fin dalla sua nascita; tra di essi ricordiamo il diritto all’integrità e all’autonomia corporea, di votare e reggere pubblici uffici, di avere uguali diritti familiari, di lavorare ed ottenere una retribuzione equa rispetto a quella maschile, di avere diritti riproduttivi, di possedere proprietà e di avere accesso all’istruzione. Il diritto è qualcosa per cui le donne hanno sempre storicamente combattuto e per cui, ora più che mai, dovranno continuare a combattere.

di GEMMA BUI

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GEMMA BUI

Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.

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