Scosse fluo ad Arezzo rock city

Il rock chitarra-basso-batteria senza compromessi. Il disagio e l’essenza alternativa ai canoni comuni cantati quando non urlati. La chioma e lo spirito fluo, con la naturale propensione a passare tutt’altro che inosservati. Identikit fatto, atterrano tra le nostre pagine di risonanze magnetiche i ROS! Le cinture non perdete tempo ad allacciarle, il botto non sarebbe comunque contenibile. La storta retta via è farsi travolgere, colpire, scombinare. Aretini ormai d’adozione, Camilla, Lorenzo e Kevin li abbiamo conosciuti lungo tutta l’estate trovandoceli spesso piacevolmente gomito a gomito sopra, sotto e dietro ai palchi che hanno animato la nostra provincia.
Certo, sapevamo già, come tutti, chi fossero, grazie all’esperienza di X Factor 2017 ed alla successiva partecipazione a Sanremo giovani, ma chiacchierarci ed averci direttamente a che fare a più riprese ha dato modo di scoprire davvero tre giovani musicisti innamorati della musica e del suo enorme potere di creare condivisione, sia suonandola, sia fruendone. Tre rocker puri, tre persone semplici che viaggiano in parallelo rispetto ai lustrini mainstream somministrati dagli schermi grandi e piccoli e che utilizzano la propria alta voce ed il talento per mettere in musica, condividendola e dandogli verità, quest’innata alternatività. Dopo esser stati sotto il fascio di luce dei riflettori di cui sopra, i ROS sono stati tra i pochi che, suonata la campanella conclusiva, quella campanella l’hanno sentita e compresa riprendendo i propri strumenti in spalla, consapevoli di dover ricominciare sudando il proprio percorso di palchi veri e gavetta, per arrivare ad essere qualcosa con un peso nel panorama musicale. Non si sono assuefatti a quei riflettori e non ne sono stati fagocitati, anzi. Li hanno cavalcati e domati come mezzo e non come fine, attingendo alle indubbie esperienze formative che comportano, ma per riutilizzarle poi nella dura realtà quotidiana di una rock band indipendente italiana.
Il palco è sempre stato l’epicentro, l’anima live pervade i tre musicisti tanto quanto la natura delle loro canzoni registrate in studio.
È il motivo per cui abbiamo iniziato e per cui componiamo la nostra musica: dare. Anche l’uscita del disco “Allegria Maldistribuita” (bomba sonora da macinare a colpi di ascolti ripetuti e poganti, ndr) l’abbiamo orientata in base a quando avremmo potuto presentarlo dal vivo.
L’estate dei ROS è stata infatti piena di concerti in tutta Italia, con Arezzo martellata in più rumorosissime occasioni tra cui il MenGo Music Fest, possibilità per intervistarli in un live dal backstage che, se davvero vi siete persi, potete (dovete!) recuperare integralmente sulla pagina IG @wearearezzo.

I concerti hanno rivelato una forma strepitosa ed una carica con pochi eguali: i ROS avevano indubbiamente voglia quanto noi di tornare ad avere momenti catartici sottopalco a teste dondolanti e gomiti alti, muovendo il culo in tempi rock. Urli, balli sfrenati e spesso fianco a fianco all’incontenibile Cami, che deborda immancabilmente giù tra il pubblico, seguendo gli abissi sonori che la pervadono negli assoli per poi ascendere nuovamente insieme a lei ed alle esplosioni che i due animali ritmici rimasti sul palco continuano a picconare con potenza. Si balla e ci si fa investire da un bel muro sonoro, si diceva, ma non solo: la capacità di viaggiare fra i riff è unita ad una scrittura di testi graffiante, cruda, che urla forte e chiaro nelle orecchie del mondo come esistano tante “normalità”, ognuna dotata di dignità in quanto esistente. La sintesi perfetta tra l’energia musicale che da sempre anima i ROS e l’incanalamento di quest’energia per veicolare i messaggi che la alimentano è raggiunta, udibile e godibile, nell’album “Allegria Maldistribuita”, pubblicato quest’anno. Parlare di maturità è tutt’altro che pomposo: pezzi come la splendida opening track “NormoSuper”, “Ballata per chi non sa ballare”, “Vaffanculo” e “ Che bello” sono lì a dimostrare a chi li ascolta come i cazzotti musicali, che i ROS hanno sempre saputo sferrare con forza, siano ora più curati, mirati, quindi meglio assestati ed efficaci nel far sentire vivo e vero chiunque non si conformi alle regole brillantate di apparenza e scarsa essenza, indotte e richieste dalla costante social-vetrina in cui siamo immersi. A ribadire il punto con distorta violenza elettrica, il singolo “Euforia”: pubblicato a sé lo scorso Luglio, porta via tutto come la mietitrebbia che cita, distruggendo gioiosamente e con licenza di farlo. Ti trovi a cantarlo insieme a loro dopo un ascolto e mezzo e capisci che hanno di nuovo fatto centro, capisci che forse quei tre ragazzi simpatici e disponibili con cui hai passato bei momenti a ridosso degli ultimi eventi musicali stanno davvero spiccando il volo, ed è un privilegio poterlo raccontare così da vicino. Con la semplicità della realtà come immodificabile protagonista motrice, i pugni sonori che i ROS continueranno certamente ad elargire senza avarizia servono a sentirsi vivi e ricordarsi che il dolore c’è, da vivere e masticare. Quale miglior digestivo delle giuste note opportunamente incazzate e sfanculanti?

di ALESSIO FRANCI

IG: @rosofficialband
FB: ROS

ALESSIO FRANCI

Innamorato di ogni applicazione del linguaggio, dipendente dal bello e dal buono. Osservo, rifletto, pungo, vivo. Mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di interpretarlo ed apprezzarne le armonie e le sfumature.

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