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Il Re delle Indie
Intervista al regista aretino Gaetano Mastrocinque.

Dopo l’affascinante documentario “La Questione Aretina”, il giovane regista Gaetano Mastrocinque torna alla ribalta con “Il Re delle Indie”, un lungometraggio tutto incentrato sulla Giostra del Saracino, raccontata come nessuno aveva mai fatto prima d’ora e disponibile su Prime Video.

Come sei arrivato all’idea per “Il Re delle Indie”?
«Per un autore, il vero banco di prova, la vera sfida, è un lungometraggio. Il problema effettivo nel campo indipendente, soprattutto in Italia, è che difficilmente ci sono le possibilità per poterlo realizzare, e alla fine si rimane spesso ingabbiati nei cortometraggi.
Il tratto che mi ha sempre distinto rispetto ai miei colleghi credo sia l’iniziativa. Difatti tempo fa vidi un docufilm inglese sul Palio di Siena, intitolato proprio “Palio”, che si incentra sulla gara e non sull’aspetto storico della manifestazione, con una resa che rende il film davvero avvincente. Guardando questo film mi sono immaginato una cosa simile sulla Giostra, nonostante poi io non sia un appassionato dell’evento e lo abbia vissuto solo per i consueti festeggiamenti nei quartieri assieme agli amici.
Il nucleo dell’idea è stato quello di creare un racconto cinematografico su qualcosa di locale, con l’aspettetiva che poi potesse uscire fuori dai confini di Arezzo, e avesse la pretesa di un racconto universale in grado di essere compreso da chiunque.»

In che modo sei riuscito a superare la già citata difficoltà di produzione dei lungometraggi?
«L’impatto produttivo ha permesso la realizzazione di questo film. Essendo aretino ho potuto ospitare la troupe, ho avuto il contatto diretto con le imprese locali che hanno sostenuto il film e – grazie alla precedente produzione, “La Questione Aretina” – avevo già dei canali aperti con l’amministrazione cittadina che, avendo riconosciuto l’ottimo lavoro svolto con quel documentario, mi ha permesso di piazzare ben cinque telecamere in Piazza Grande. Tutti questi e altri elementi mi hanno permesso di abbattere pesantemente i costi di produzione, riducendoli a un terzo di quanto avevamo stimato inizialmente.»

Qual è la narrazione che hai adottato per questo film?
«Lo spettatore, sin dall’inzio, doveva domandarsi chi avrebbe vinto la gara, ed essere accompagnato proprio da questa domanda fino alla fine del film. Detto questo, la prima mossa è stata una ricerca dei protagonisti del mondo della Giostra, con le conseguenti scelte necessarie, come il coinvolgimento di Martino Gianni, conosciuto anche come “il re della piazza” per le sue innumerevoli vittorie, e lo studio della sua carriera. L’idea iniziale era quella di mettersi nei panni di un esterno che non conosce la Giostra, e che la scopre principalmente attraverso il racconto autobiografico di Martino, riportato in una sequenza di interviste. Essendo un docufilm, abbiamo svolto tutte le interviste prima della gara (si parla dell’edizione di Giugno 2019 – NdA) e di conseguenza ero aperto al palesarsi di imprevisti, ma non potevo sperare in una coincidenza migliore della vittoria di Porta del Foro dopo dodici anni dall’ultima. Con tutto questo materiale inaspettato, in sede di montaggio, ho deciso di far virare la narrazione sul tema della rivalsa, ma sempre guidato dal narratore Martino Gianni.
Si parla quindi di cavalieri e non giostratori, si parla di torneo e non di gara. Queste semplici parole danno un estro universale per un pubblico esterno, facendo immergere lo spettatore in una storia medioevale in cui il personaggio più umile, e con meno speranze di riuscita, si scontra con figure quasi leggendarie del torneo e ne esce vincitore, portando al riscatto il nome del suo quartiere. La vittoria per me resta comunque di Gabriele Innocenti, prima che del Quartiere di Porta del Foro.
Tecnicamente il film è come un imbuto. Si inizia con gli allenamenti, le preparazioni e, man mano che il tempo avanza, ci si avvicina al collo di bottiglia, in cui la pressione è maggiore; difatti, nella parte finale del lungometraggio, vanno a sparire sempre di più le musiche e i dialoghi, in favore della mera osservazione, accompagnata dall’ansia di scoprire chi vincerà. Non c’è più nulla da dire, a quel punto.
La fortuna degli eventi, e l’abilità di produzione e di costruzione della narrazione, hanno sicuramente reso questo film un ottimo prodotto.»

Qual era l’alternativa nel caso non fosse successo l’episodio di rivalsa al centro del film?
«Volevamo raccontare la sfida di questi cavalieri nelle due edizioni della Giostra del 2019, quasi fossero due round di un incontro di boxe, e infatti avevamo registrato anche la manifestazione del Settembre 2019; poi però, arrivati in sede di montaggio, ci siamo resi conto che la carica drammaturgica della prima parte era inarrivabile.»

di LORENZO STIATTI

Contatti
Fb: Gaetano Mastrocinque
Ig: il_re_delle_indie.film

Lorenzo Stiatti
LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi.

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