C’è una crepa sottile nel petto di Livia, invisibile agli altri ma rumorosa dentro di lei. Lei la chiama “VUOTO”. Si tratta di un “buco”, tondo, che si allarga e si restringe. Questo buco è nato anni prima, in un momento impreciso, che non ricorda più con chiarezza. Ha imparato a riconoscere quando si allarga dagli effetti che provoca: la paura di non bastare, il bisogno continuo di approvazione, la fatica di restare quando qualcosa diventa davvero importante. Per anni ha provato a riempirlo. Con relazioni che iniziavano in fretta e finivano ancora più velocemente, con obiettivi raggiunti uno dopo l’altro, con sforzi continui per divertirsi ininterrottamente e non sentire più l’eco profondo del vuoto. Eppure, ogni volta che si ferma, quella crepa, quel buco, torna a farsi sentire, come un richiamo insistente. Un giorno, dopo l’ennesima fuga, Livia si accorge di essere stanca. Non degli altri, ma di quel continuo tentativo di aggiustarsi. Così decide di fare qualcosa di diverso: si ferma. Non per cambiare, non per migliorarsi, ma per ascoltare davvero. All’inizio è scomodissimo. Nel silenzio inizia a sentire emozioni che aveva evitato a lungo: rabbia per ciò che era mancato, tristezza per ciò che non era stato visto, paura di non essere mai abbastanza. Ma coglie anche una voce più fragile, quasi dimenticata, che chiede solo di essere accolta. Livia inizia da lì. Non con grandi rivoluzioni, ma con piccoli gesti quotidiani. Impara a dire no, senza sentirsi in colpa. A restare nelle situazioni, anche quando la tentazione è quella di scappare. A riconoscere i propri bisogni, senza giudicarli. Non fa un percorso lineare. Al contrario. Ci sono giorni in cui il buco sembra enorme, quasi da caderci dentro. Ma, lentamente, qualcosa cambia: Livia smette di combattere contro sé stessa, accetta che quel buco sia parte di lei e che le parli di qualcosa. Col tempo, quella ferita non rappresenta più un punto di rottura, ma uno spazio attraverso cui vedersi con più verità, una cassa di risonanza per sentire con più profondità. Livia ha capito che guarire non significa diventare perfetta, né cancellando il passato, né riempiendo il buco a caso. Significa imparare a restare. Restare con sé stessa, con le proprie fragilità, con ciò che era stato. Per la prima volta, non si sente più da aggiustare. Si sente intera. Il vuoto adesso fa parte della sua interezza ed è il varco attraverso cui far passare la luce.
A cura di Benedetta Ricci | Psicologa Psicoterapeuta Ipnoterapeuta
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