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Accorciale le distanze

"Il mio lavoro con 2B Lab è volontariato e tutti i costi che affronto nella produzione vengono totalmente rimborsati dall'associazione."

Il progetto di produzione protesi di 2B Lab è nato dal bisogno di Lucio Buricca, suo ideatore, di migliorare la propria vita dopo la perdita di un arto e nel tempo è divenuto una risorsa notevole anche per altre persone in tutta Italia che sono nella sua stessa condizione.
Chi è Lucio Buricca e come è arrivato a creare 2B Lab?
«Sono nato ad Arezzo, ma per molto tempo ho vissuto, studiato e lavorato anche in altri paesi come Francia, Inghilterra, Irlanda e Canada. Ho scelto di tornare in Italia per poter realizzare il sogno, assieme a mio fratello Francesco, di creare un marchio di occhiali, Francis Pike, il quale si è concluso recentemente ma che ci ha comunque dato molta soddisfazione. Premetto che sono nato con una rara malattia genetica della pelle chiamata epidermolisi bollosa distrofica recessiva, per la quale manco di una specifica proteina che tiene insieme i vari strati della pelle, rendendola estremamente fragile. Le conseguenze della malattia variano a seconda dei casi, ma una delle più comuni è lo sviluppo di carcinomi: uno di essi, piuttosto aggressivo, nel 2022, mi ha fatto perdere il braccio sinistro. Successivamente a questo fatto, e grazie alle mie conoscenze ed esperienze pregresse, ho iniziato a sviluppare e produrre queste protesi, coadiuvato da DEBRA Family, associazione che supporta i pazienti affetti da questa malattia e dalle sue numerose forme. Il mio lavoro con 2B Lab è volontariato e tutti i costi che affronto nella produzione vengono totalmente rimborsati dall’associazione.»
Cos’hanno di differente queste protesi dalle altre?
«Questo è un punto fondamentale per cui DEBRA si è rivolta a me dopo aver visto ciò che avevo sviluppato. Come ho detto precedentemente, coloro che sono affetti da questa malattia hanno una pelle molto fragile e per noi le protesi normali sono spesso insostenibili, mi spiego meglio: innanzitutto i guanti di silicone da indossare sui monconi possono essere traumatici a causa della loro presa salda, il che porta al secondo problema, cioè il peso specifico della protesi che metterebbe in trazione eccessiva la pelle attorno al silicone, oltre alla frizione. Ho quindi visitato vari centri protesi in Italia, tra cui quello di Pisa e quello di Budrio (Bologna), per indagare meglio queste problematiche e per trovarvi una soluzione, ma senza successo. Vista quindi la mia esperienza precedente con la stampa 3d per gli occhiali Francis Pike ho deciso di progettare e sperimentare qualcosa fatto su misura per me, che rispondesse alle mie necessità e che risolvesse le problematiche incontrate con le protesi comuni.

Una mia protesi, compreso l’invaso, cioè l’attacco, e i magneti, pesa all’incirca ottanta grammi ed è così leggera perché dentro è vuota. La sua lunghezza arriva al gomito ed il materiale utilizzato è il polipropilene (scelto dopo una lunghissima fase di test con altri materiali), leggero, resistente e lavabile in lavastoviglie. L’attacco al moncone avviene tramite un elastico da sartoria che, grazie a dei fori nella protesi, permette un aggancio regolabile a seconda della circonferenza del braccio.»
Quale è stato il percorso di sviluppo del progetto?
«Inizialmente questa protesi doveva rispondere principalmente a due mie esigenze che magari alcuni potrebbero ritenere non fondamentali, ma che per me sono importanti: poter utilizzare un joystick da gioco e utilizzare rapidamente la tastiera del pc come prima, visto che ci lavoro. Chiaramente le mie esigenze si sono poi ampliate ai bisogni fondamentali di ogni giorno.
Il primo prototipo stampato è stato quello di un braccio completo, come tutti avrebbero fatto naturalmente, ma nel mio caso si è rivelata una scelta sbagliata, sia per il peso eccessivo che per lo sfregamento derivante dalla torsione del gomito in certi movimenti e che per me è molto peggio della pressione. Nei test successivi ho quindi ridotto la lunghezza della protesi fino al gomito, contando anche che, una lunghezza ridotta, mi avrebbe permesso di poter esercitare una buona pressione attraverso l’arto prostetico senza dover ricorrere a tutto il mio peso corporeo, come invece avrebbe richiesto un braccio intero. Una delle funzionalità aggiunte più importanti è stata sicuramente l’inserimento dei due magneti sull’appendice, grazie a cui posso tenere il telefono in piedi, senza dovermi fermare da qualche parte per appoggiarlo.
Questi sono solo alcuni esempi del lungo percorso di test e di evoluzione dei prototipi, i quali dovevano rispondere ogni volta ad una nuova necessità. In seguito alla protesi del braccio, infatti, mi sono speso nella creazione di supporti plugin, che permettono quindi un uso rapido dei vari oggetti di vita quotidiana, come il pettine, lo spazzolino, i rubinetti ecc. Attualmente sto studiando altri miglioramenti e nuovi supporti in base anche ai bisogni personali dei pazienti o altre esigenze.»

di LORENZO STIATTI

Lorenzo Stiatti
LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni.
Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi.

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