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Caritas, il cuore della città

"Dovremo essere sicuramente noi a intercettare queste persone, che sono convinte che alla Caritas vadano soltanto i disperati o persone che sono in una situazione emergenziale."

Con l’intento di acquisire un primo sguardo sulle situazioni più emergenziali della nostra città, abbiamo incontrato Monsignor Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dal 2023. Da parroco a vicario generale del Vescovo Fontana, Vantini ha sempre svolto i suoi incarichi unendo passione pastorale a capacità gestionale, senza per questo cedere a personalismi; questi devono stare fuori dalla Chiesa, soprattutto nell’ambito della carità, caposaldo del messaggio evangelico. “Caritas è innanzitutto un ufficio pastorale che ha la pretesa di essere il cuore di Cristo nella Chiesa, e soprattutto vorrebbe stimolare gli uomini di tutte le età e di tutte le appartenenze ideologiche a tirare fuori il meglio che è in loro attraverso un’esperienza di amore, di servizio e di carità.
Padre, chi si affida oggi alle cure della Caritas?
«Possiamo parlare di diverse categorie di poveri: quelli che in qualche modo sono in una situazione di disagio cronico e che generalmente ad Arezzo sono assistiti nella struttura di via Fonte Veneziana; poi ci sono molti casi di difficoltà emergente, della cosiddetta fascia grigia, che comprende persone che stanno passando da una situazione di povertà a una di maggiore povertà oppure in una situazione ancora al limite della sopravvivenza ma che rischia di precipitare. Infine ci sono le persone che vivono per strada, che non hanno niente, per le quali possiamo offrire il dormitorio o il famoso pasto caldo alle mense Caritas, che proviamo a tenere aperte e che ci impegniamo a far sopravvivere con tanti disagi, perché dovunque tu apra una mensa di fatto ci sono sempre fastidi, non è una realtà che piace molto.»
Per questioni di decoro del quartiere?
«Dicono di no, l’ultima volta hanno parlato di motivi strutturali e di spazi non idonei. Forse lascerei all’intervistatore e ai lettori le considerazioni in merito.»

L’utenza di Caritas è maggiormente italiana o multietnica?
«Come utenza stanno aumentando gli italiani, anche persone di una certa età con figli disagiati che non hanno grandi possibilità di vivere decorosamente con la loro pensione. Poi c’è la povertà della prima emigrazione, gli immigrati stabilizzatisi per un certo tempo ma che hanno poi perso il lavoro o hanno disagi familiari. Nella strada abbiamo anche molte persone dipendenti da sostanze e qui abbiamo un po’ tutto il mondo; non è sempre facile fare una categorizzazione, è un tipo di utenza molto particolare ma noi come Caritas una coperta e un piatto di minestra dobbiamo darlo a tutti.»
C’è ancora un tabù, o una vergogna, nel rivolgersi ai vostri servizi?
«C’è sicuramente una fascia di povertà in arrivo, la già menzionata fascia grigia, la quale secondo me non si avvicina ancora totalmente alla Caritas. Dovremo essere sicuramente noi a intercettare queste persone, che sono convinte che alla Caritas vadano soltanto i disperati o persone che sono in una situazione emergenziale, oppure tendenzialmente stranieri che per mille concause si trovano in difficoltà. Quindi per risponderti dico sì, c’è una reticenza in certi ambiti.»
Come possono avvicinarsi al mondo della Caritas i giovani della città?
«A breve ci sarà il bando per il servizio civile, che potrebbe essere un’occasione per giovani qualificati che vogliono dedicare un anno di servizio al paese e ai poveri anche con una piccola remunerazione; insomma, un’esperienza lavorativa in contemporanea ad un’esperienza di carità. Inoltre il volontariato è sempre gradito, per esempio nei centri di ascolto, nelle Caritas parrocchiali, nelle mense, in tutte quelle opere che abbiamo nel territorio ma che non si vedono. Per offrire dei servizi efficienti servirebbe gente con titoli di studio, competenze, attitudini umane, e credo che sia il futuro della Caritas affidarsi a un personale giovane e qualificato che abbia per esempio conoscenza delle leggi, che siano in grado di mantenere rapporti con le istituzioni e che controllino secondo parametri istituzionali, oppure competenti nelle lingue, che possano lavorare nel mondo dei migranti e dei richiedenti asilo.»

di GABRIELE MARCO LIBERATORI

caritasarezzo.it
IG: @caritasarezzo
FB: Caritas diocesana Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Foto: Copertina del Rapporto diocesano sulle povertà 2025, scaricabile qui

Gabrile Marco Liberatori
GABRIELE MARCO LIBERATORI

Laureando in lettere antiche, chitarrista dall’animo rétro, cultore di teatro e storia dell’arte. Ritengo che la conoscenza dell’espressione e del pensiero umani sia l’unica chiave per elevare il nostro spirito.. Il mio motto è “E l’omo vive”, perché non c’è buona speculazione intellettuale senza un calice di rosso e un piatto di leccornie regionali.

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