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Dare forma all’interiorità

La pittura di Carmelo Lombardo, un percorso libero e senza confini, fatto di sogno, simboli e ricerca interiore

“La vita è un sogno, per me tutto è ispirazione.” È da questa visione che nasce la pittura di Carmelo Lombardo, un percorso libero e senza confini, fatto di sogno, simboli e ricerca interiore. Dalle prime esperienze accanto al padre alla Figuration Critique, l’artista ha attraversato linguaggi e suggestioni diverse, costruendo nel tempo una cifra profondamente personale. In passato ha esposto a Castiglion Fiorentino e ad Arezzo, oltre che in tantissime altre parti del mondo. In attesa di rivederlo nel nostro territorio, lo abbiamo incontrato.

Qual è stato il primo momento in cui hai capito di avere un linguaggio pittorico veramente tuo?
«Ho sempre cercato di sperimentare con me stesso. Degli stili pittorici, potrei dire che mi piacciono un po’ tutti: non mi sento confinato esclusivamente in uno. Con certezza ho capito di essere particolarmente propenso per la figurazione e, da lì, ho iniziato a indagare molto. È anche per questo che ho frequentato e lavorato in diversi centri culturali, in Italia e all’estero. Ancora oggi non mi identifico in una specifica corrente artistica. Credo che la mia apertura sia totale, senza confini, quasi come se non avesse una categoria precisa. Non mi piace essere incasellato.»

Qual è, secondo te, il nucleo più importante della tua ricerca?
«Indago innanzitutto l’interiorità dell’uomo. Mi interessa molto ciò che si può tirare fuori da dentro di noi: parto da qui. Questo pensiero lo traduco in pittura, cercando di scomporre il pensiero che sta dietro ogni opera. Spazio molto nella pittura e, ripensando al mio percorso, credo di aver attraversato diverse fasi: dall’espressionismo alle suggestioni della metafisica, dall’eco del futurismo fino al linguaggio onirico del simbolismo, al quale sono ancorato tutt’oggi, insieme alla sfera metafisica.»

C’è una figura che ritorna nella tua pittura e che senti particolarmente vicina?
«Inizialmente dipingevo spesso delle donne con un velo, perché ero influenzato dalla tematica delle donne in Oriente. Mi piaceva indagare, per certi versi, la loro condizione. Attualmente, invece, sono molto più simbolista: piramidi e cipressi sono diventati la mia cifra stilistica.»

Ci sono artisti del passato con i quali senti ancora oggi un dialogo?
«Klimt è stato uno dei primi artisti dai quali sono stato ispirato e al quale mi sono rivolto nel mio processo creativo. Da lì sono arrivati anche altri nomi, come Miró, Picasso, Chagall e i pittori russi, ma anche la Pop Art di Warhol.»

Se dovessi scegliere tre opere per raccontare tutto il suo percorso, quali sceglierebbe e perché?
«È difficile rispondere: direi tutte, perché sono legato a ognuna di loro. Monumento ai diritti dell’uomo mi piace molto. È un’opera di piccolo formato, anche se generalmente lavoro su grandi dimensioni. Trovo importante la fusione con la natura: mi piace essere amalgamato con tutto ciò che c’è intorno.»

di CARLO MARTINO

carmelolombardo.com

CARLO MARTINO
CARLO MARTINO

Classe 1992, nato a Cori, un paesino che nessuno conosce. Laureato in Storia dell’arte, sono presidente di un’associazione culturale no profit. Nutro una passione nell’origliare i commenti delle persone relativi alle opere d’arte allestite nei musei. Amo i libri, il rock, lo sport, l’improvvisazione teatrale e… il whiskey (se bourbon meglio).

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