Verme in seno

Nello scorso numero (WEARE #10), ci siamo imbarcati in un lungo discorso con Andrea Marmorini, sondando la scena musicale underground nel primo decennio degli anni duemila e della sua crescita come musicista, produttore e distributore nella stessa. Riprendiamo quindi con questa seconda parte, spostandoci su situazioni ed argomenti più attuali e sicuramente più familiari a molti.
Come e quando è avvenuto il contatto con l’associazione Karemaski?
«Nel 2008 lavoravo in uno studio di registrazione e vivevo a Firenze. In quell’anno sono venuto a contattato con quella che sarebbe poi diventata l’Associazione Karemaski, assumendo il ruolo di responsabile tecnico del circolo. Era un periodo di buon fermento culturale ad Arezzo: dopo l’uscita dalle scene di Arezzo Wave ed il fallimento del Play Art, stavano nascendo molte realtà. Oltre al Karemaski, ricordiamo Bistrout, Milk, Circus, Klang e Mengo Festival. Per una volta la mia generazione non aveva bisogno di rincorrere stimoli culturali altrove, ma operava in modo collaborativo per portarli in città. Così sono tornato ad abitare ad Arezzo.»
Come si è sviluppata poi la realtà Karemaski?
«Questo tipo di sano protagonismo sembrava essere contagioso. Così all’interno dell’associazione sono passate, alternandosi ciclicamente, centinaia di persone. Questo ricambio dava linfa vitale al progetto, aggiungendo di anno in anno attività e suggestioni. Spaziavamo così da concerti a proiezioni cinematografiche, presentazioni di libri, spettacoli teatrali e mostre fotografiche. Ogni attività conferiva un valore aggiunto a uno “spazio” presto diventato importante per la socialità cittadina. Karemaski si rivolgeva a un pubblico trasversale che si riconosceva nelle modalità e nei contenuti delle proposte. In questo modo è diventato anche un luogo di socializzazione, di incontro. Molti al Karemaski si sono conosciuti. Molti si sono addirittura innamorati. Altri hanno deciso di intraprendere la propria strada appoggiandosi su questo esempio.»

Per quanto riguarda Woodworm?
«Da uno di questi incontri è nata Woodworm. Marco Gallorini, mio socio e al tempo presidente dell’associazione, aveva competenze esattamente complementari alle mie. Negli anni precedenti aveva avuto esperienze su management, ufficio stampa ed editoria letteraria. È venuto dunque abbastanza spontaneo immaginarsi una struttura a due facce che potesse lavorare a 360 gradi su progetti musicali. Con SonsOfVesta e il Karemaski avevamo capito come poter ottenere un buon bilanciamento tra qualità e risorse autofinanziate. Woodworm doveva essere una realtà che curasse la creatività precedente a qualsiasi opera, la messa in produzione artistica ed esecutiva, la cura manageriale, la promozione e la realizzazione della rappresentazione dal vivo. Così è stato inizialmente per Fast Animals And Slow Kids, Paolo Benvegnù, Motta, La Rappresentante Di Lista e altri.»
Come può consolidarsi una realtà come Woodworm in una città di provincia?
«Continuare a vivere ad Arezzo è stata una scelta puramente reazionaria alle città dello show business, Roma e Milano. Queste ultime hanno molto da offrire in termini di opportunità, ma sono un po’ distanti dalla nostra concezione di “qualità della vita”. Per questo si è resa necessaria la scelta strategica di partner esterni che curassero alcuni rapporti a distanza. Fare base ad Arezzo, nonostante la continua frequentazione di Roma e Milano dovuta alla necessità di incontrare personalmente artisti e partner, ha permesso di mantenere intatte alcune radici sia culturali che politiche in senso ampio. I tempi meno frenetici danno infatti modo di consolidare rapporti umani molto profondi con i nostri artisti. Questo è molto importante per continuare ad arricchirci degli incontri che facciamo ed entrare intimamente in sintonia per esaltare i progetti.»
Concludo così questa bellissima chiacchierata con Andrea, un po’ dispiaciuto per non aver potuto riportare gran parte degli argomenti e delle riflessioni che sono venute fuori da questo splendido incontro. Avevo l’imbarazzo della scelta e spero sinceramente di aver fatto quella giusta, rendendogli giustizia.

di  LORENZO STIATTI

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi. Dall’89, sono attratto da tutto ciò che nutre ed esalta la mia immaginazione.

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