Ricordo il Pastificio. Ricordo quella serata rocambolesca come si hanno solo a vent’anni, in cui non senti il peso del giorno e nemmeno la fatica del giorno dopo, in cui la musica si liquefà e diventa muri, persone, luci, immagini con il flash. Una di quelle sere in cui ti lasci andare un po’, perché tanto domani si vedrà. Non so come tornai a casa.
Ricordo solo che mi alzai per andare in bagno e nel ritorno mi persi. In un monolocale, nel tragitto tra due stanze che erano la stessa stanza. Finii appollaiata sul bracciolo del divano rosso bordeaux in pelle, gambe piegate, testa china: una civetta nel buio di un monolocale che urlava di essersi persa. Ma io in quel momento mi sentivo Xena la principessa guerriera. Che è esattamente quello che pensiamo di essere a vent’anni, guerrieri, invincibili, capaci di reggere qualsiasi cosa. Salvo poi perderci in casa nostra e urlare nel buio che non sappiamo dove siamo.
A vent’anni non si pensa molto. Si fa la valigia e si parte, perché Arezzo è stretta e fuori c’è qualcosa non sai cosa, ma c’è. Le domande vengono dopo, quando sei già altrove e ti accorgi che l’altrove non risponde a niente di quello che ti aspettavi. Poi torni. Non lo decidi davvero, succede. Come tutte le cose importanti, senza un momento preciso in cui puoi dire eccolo, è qui che è cambiato tutto.
Anni dopo, in un momento in cui avevo più domande che risposte, decisi di sparire nel bosco qualche giorno per diventare temporaneamente il tipo di persona che fa i ritiri di meditazione. Ci portarono nel bosco al buio, in fila, in silenzio, occhi chiusi, fino a un cerchio di fuoco in mezzo agli alberi. Lo sciamano che guidava il tutto era un ex dj raver. Non so perché questa cosa invece di farmi venire qualche dubbio, aggiunse un po’ di magia. Forse perché era così assurda da sembrare vera.
Non so se stavo dando di matto, se la meditazione stava finalmente funzionando o se forse tutte quelle tisane/pozioni avevano avuto il loro effetto. Ma ad occhi chiusi, davanti al fuoco, vidi di nuovo me stessa in quella posizione da civetta sul bracciolo del divano. Poi smise di essere una civetta e diventò una donna con l’elmo o forse era sempre stata entrambe le cose, non lo so. Siamo come il sognatore che sogna e poi vive dentro il sogno. Mi disse che nel 2026 sarebbe tornata a casa, ad Arezzo, e che tutto si sarebbe rimesso a posto. Poi tornò civetta, o forse io tornai nella realtà. Per certo il fuoco stava ancora bruciando e lo sciamano stava probabilmente già pensando alla sua prossima traccia da comporre con i bonghi e il bastone della pioggia. Ci credetti? Non lo so.
2026, Arezzo. La Minerva torna – dal museo di Firenze dove è stata custodita per secoli, torna qui, nella sua città. Lei torna e io ho trentacinque anni sonati, la scorta di Moment in borsa e le stesse perplessità. Non so se tutto si è rimesso a posto. Ma lei è tornata, come aveva detto.
E io sono ancora qui, non sul bracciolo del divano, non nel bosco, non altrove. Qui. Il che, forse, è già qualcosa.
di VERONICA VALDAMBRINI
Stylist, Graphic Designer e Fashion Writer. Fin da quando ne ho ricordo, sono sempre stata attratta da situazioni, stili e differenti tipi di bellezza. Continuamente alla ricerca del nuovo ed alla riscoperta del vecchio, si affiancano a musica Jazz, Portrait Fotografici e cultura giapponese, piaceri e fonti di ispirazione per il mio lavoro e stile di vita.


















