Lo scorso 23 febbraio, in occasione dell’evento “Non è un privilegio, è Salute” presso la Sala Vasariana di Arezzo, alla presenza del Direttore della Ginecologia dell’Ospedale San Donato, Dott. Ciro Sommella, dei presidi degli istituti scolastici, del personale medico e ostetrico del Consultorio, del referente di “Scuole che promuovono Salute”, Dott. Aniello Buccino e del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, Dott. Luciano Tagliaferri, con il patrocino della Provincia di Arezzo e della ASL Toscana Sud-Est, è stata presentata la proposta del congedo mestruale, promossa della Consulta Provinciale degli Studenti di Arezzo.
Abbiamo incontrato Chiara Falchi, componente di Commissione, che ci ha illustrato meglio la proposta, facendoci al contempo toccare con mano la spiccata sensibilità sociale dei “nostri” ragazzi.
Cos’è e cosa fa la CPS?
«È un organo di rappresentanza studentesca per le scuole secondarie di secondo grado, composto da uno o due studenti per ogni scuola – designati con regolari elezioni e con mandato biennale – che vuole analizzare esigenze e problematiche evidenziate dagli stessi studenti, cercando di accoglierle o creando progetti ad hoc, come appunto quello del congedo.
Impostiamo il nostro lavoro riunendoci tutti i giovedì pomeriggio al New Factory di Arezzo, a volte online ma più spesso in presenza; ci dividiamo in Commissioni e portiamo avanti i vari progetti e task.»
In cosa consiste, nel dettaglio, la proposta del congedo mestruale?
«Un’istanza che non è stata solo femminile, ma che ha davvero rispecchiato una sensibilità propria di tutti gli studenti. In Riunione Plenaria è stato proposto di promuovere questo progetto, ispirato da iniziative analoghe già portate avanti in altri luoghi, in cui è ormai attivo da tempo: in primis la Spagna, e poi anche la città di Potenza, dove il congedo vige già dall’anno scorso. In quel caso il riscontro era stato assolutamente positivo, così abbiamo deciso di seguire le stesse orme, rendendo peraltro Arezzo la prima città toscana ad avere la possibilità di adottare il congedo mestruale.
Si tratta di un congedo di due giorni al mese, sempre per le ragazze delle scuole secondarie di secondo grado, che soffrano di dismenorrea severa o menorragia invalidante, patologie che devono essere obbligatoriamente diagnosticate dal ginecologo, poiché se sottovalutate potrebbero costituire campanelli d’allarme per problematiche di natura più seria. É importante quindi saperle riconoscere e segnalare fin dalla giovane età.
Tutto passa obbligatoriamente in prima istanza dal Consultorio, che vuole promuovere una cultura sulle patologie di cui trattiamo e di consapevolezza del proprio corpo. Dopodiché, si tiene la visita, a seguito della quale viene rilasciato il certificato medico; il processo non si ferma “solo” a questo, ma ha l’intento di essere un vero e proprio percorso di cura e di miglioramento. Il prossimo obiettivo, attualmente in fase di lavorazione e sviluppo, in sinergia con il Dott. Sommella, è quello di aprire un ambulatorio dedicato alle patologie mestruali.
Come dicevamo, le due assenze giustificate al mese sono riconosciute con il certificato, che ha una durata di tre mesi, proprio per favorire e incentivare il concetto di percorso di cura, nella speranza che la situazione progredisca via via che le pazienti tornano in visita, e anche con finalità di monitoraggio. Il certificato va presentato alla Segreteria della scuola (con il consenso dei genitori se si è minorenni); dopodiché, basterà giustificare l’eventuale assenza con la dicitura “congedo mestruale” ed essa non rientrerà nel conteggio finale.
Il protocollo verrà ora sottoposto ai dirigenti scolastici e ai consigli d’istituto per l’adozione nei singoli istituti superiori. Il riscontro da parte delle studentesse è stato estremamente positivo, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e come Consulta speriamo di riuscire a far approvare, di portare avanti e di far crescere sempre di più il progetto.»
di GEMMA BUI
IG: @cpsarezzo
Studentessa, musicista, cultrice dell’Arte variamente declinata. Con la scrittura, cerco di colmare la mia timidezza dialogica. Nelle parole incarno la sintesi – e non la semplificazione – della realtà. Credo nella conoscenza come mezzo per l’affermazione di sè e come chiave di lettura dell’esistere umano.



















