Io, quello di ieri
Marco Maisano

Non capita spesso di accendere la tv e di vedere sullo schermo qualcuno che conosci, un ragazzo più o meno della tua età, che frequentava la tua stessa scuola (il “mitico” Vittoria Colonna) e che avevi sentito parlare durante assemblee, visto con un megafono in mano in giorni di occupazione…

Io Marco Maisano me lo ricordo così e oggi che lo vedo vestire i panni di un bravo giornalista, prima come inviato de Le Iene e poi sulla Rai, per la trasmissione Nemo, non posso che essere incuriosita dalla sua storia, dal suo percorso e soprattutto dai servizi che ha fatto, quando lo abbiamo visto da iena con giubbotto antiproiettile a raccontarci dell’Isis.

Lui si definisce “quello di ieri”, quello che alla fine ha cambiato solo luogo di lavoro, “da Mediaset alla Rai”, ma che si sente “la stessa persona, con le stesse passioni e la stessa voglia di fare al meglio questo mestiere”, anche se ci immaginiamo che dal Vittoria Colonna alla Iene il passo sia stato lungo e nel mezzo ci siano state tante cose, tante esperienze che ti formano e ti fanno diventare il giornalista che sei. “Dal Vittoria Colonna alle Iene sono cambiate tante tante cose. Direi che nel mezzo c’è stato, in tutti gli anni universitari, il sogno immutato di fare questo mestiere, che ovviamente considero il più bello del mondo. Dalla Iene a Nemo il passo è certamente più breve, ma la sfida forse è più importante. Con Nemo mi sono messo alla prova sotto tanti altri aspetti… Torno spessissimo con la mente al liceo perché sono anni di cui ho, escluso qualche inciampo iniziale, un ricordo magnifico.

Marco ci dice che giornalisti si diventa e anche se lui ha scelto un percorso universitario diverso (ha fatto giurisprudenza), ai giovani di Arezzo e non solo, consiglia di studiare, e tanto! “Non è un consiglio da vecchi, sia chiaro, ma è semplicemente l’unico consiglio valido. Il resto poi viene da se…” Poi sono iniziati i viaggi, la visita in medio Oriente che lo ha profondamente segnato, anche se, “ogni viaggio ti insegna qualcosa, anche di negativo a volte. Viaggiare non è sempre piacevole. Nelle ultime settimane sono stato per lavoro spesso in Sicilia e ho imparato cose che non avrei mai pensato di imparare.” Marco ci dice che in questo lavoro la curiosità è tutto. “Se non sei curioso fare questo mestiere ha poco senso”, un ingrediente basilare che ti spinge a cercare le notizie, a fare i servizi più interessanti che magari nascono solo da un’intuizione o da una chiacchiera sentita al bar che ti viene voglia di approfondire, indagando dove gli altri si fermano.

E pensare che da piccolo Marco avrebbe voluto fare l’astronauta. Un sogno in cui credeva davvero e che lo spingeva a leggere e informarsi per poter seguire questa strada. Poi lo scontro con il durissimo scoglio della matematica che lo ha fatto ricredere, ripensare, ridimensionare questa grande ambizione. Lasciato il Liceo Scientifico per lo stesso motivo è approdato alla Psicopedagogico e poi all’università a Roma, il primo laureato della sua famiglia. Le sue origini calabresi sono ingannate dal suo accento aretino che si riconosce anche quando veste i panni di inviato, ma nella sua lingua, se si ascolta bene, ci sono influenze che vengono da tanti paesi.

Il Marocco è uno di questi, dove ha vissuto durante gli anni universitari, facendo la spola tra il Paese nordafricano e Roma, per dare gli esami. È qui che ha imparato l’arabo. E poi Israele, dove ha vissuto per sei mesi, ma anche la Palestina, il Libano, la Giordania, mentre gli studi si accompagnano al lavoro per The Post Internazionale. Più tardi arriveranno i viaggi in Iraq e in Siria e una grande formazione derivata proprio dalla visita in questi difficili e altrettanto affascinanti Paesi. Come abbiamo detto è il Medio Oriente a segnarlo profondamente e a dargli tanto, mentre nel 2015 arriva la laurea. E nel 2016 “la chiamata” alle Iene con un contatto che arriva da Facebook e che lo fa precipitare negli studi di Cologno Monzese.

Marco parte per l’Iraq, per intervistare i terroristi dell’Isis e anche se torna con un video completamente fuori format per la trasmissione, il servizio va bene e inizia a lavorare a Mediaset. Da lì poi lo conosciamo tutti come la iena un po’ seria che fa servizi davvero interessanti, quelli che ti fanno riflettere, pensare che c’è un lato del mondo molto diverso da Arezzo, lontano anni luce dalla nostra piccola e sicuramente fortunata realtà. Un mondo su cui Marco sa accendere i giusti riflettori, usare parole precise, presentandoci un punto di vista mai banale che nasce dalla sua profonda passione per questo lavoro, qualcosa di viscerale che alla fine è un po’ come fare l’astronauta, dove però il mondo, invece di vederlo piccolo e blu, lontano nello spazio, te lo godi tutto, fino in fondo, standoci dentro e lasciandoti inglobare dal suo fantastico e inquietantissimo caos…

di MELISSA FRULLONI

MELISSA FRULLONI

Vegetariana militante. Animalista convinta.
Yoga praticante. Cresciuta con il poster di Jim Morrison appeso alla parete.
Romanticamente (troppo) sensibile e amante della musica vintage.
Una laurea in giornalismo, un cane, 27 anni, mille idee e (a giorni alterni) la sensazione di poter fare qualsiasi cosa…

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