Alla conquista della B

SERIE B! SERIE B!” è il grido di gioia che riecheggia dallo scorso 22 Luglio nelle orecchie di Riccardo Martinelli, 29enne difensore aretino DOCG che ha conquistato con la sua Reggiana (oggi Reggio Audace) la promozione in Serie B, sconfiggendo in finale playoff il ben più quotato Bari. Un grido udibile solo dai piani alti del palazzo del calcio italiano, un’esultanza da godersi, finalmente, in pieno. Già, perché il percorso da outsider tenuto quest’anno dalla squadra di Reggio Emilia è davvero assimilabile alla carriera di Riccardo, tutt’altro che liscia e comoda nell’ascesa. Partito, nel percorrere la scalinata che conduce alle vette calcistiche nazionali, letteralmente dal sottoscala della Prima Categoria dopo lo svezzamento sui campi storici dell’aretino, Riccardo si fa notare dal Cesena, militante al tempo addirittura in Serie A.
Col senno di poi, forse un salto troppo grande vista anche la giovane età. Spazio zero e 3 anni di prestiti a Bellaria, poi il ritorno al Cesena, nel frattempo tornato in Serie B, con 6 mesi durissimi di panchina senza spiragli. Ancora un ritorno a Bellaria, poi i 3 splendidi anni di Rimini conclusi però nel peggiore dei modi, con il fallimento della società. Eccomi così arrivare a Prato, dove sono rimasto per 2 anni culminati con la retrocessione dalla Lega Pro. Poi Lucca, esperienza pazzesca con emozioni agli antipodi: salvezza sul campo nonostante 25 punti di penalità iniziali, ma il tutto senza praticamente avere una società alle spalle, in un clima surreale.
Senza commentare oltre, è evidente anche al più digiuno di dinamiche calcistiche come i gradini scivolosi o rotti, nella scalinata del calcio, Riccardo li abbia beccati tutti, in un susseguirsi di cadute e ripartenze prima dell’approdo all’attuale isola felice di Reggio che potrebbero minare la resilienza di chiunque.
Ci sono stati momenti difficili, ma, grazie al sostegno di una famiglia che non finirò mai di ringraziare per la presenza costante e ad una passione mai scalfita, ho sempre continuato a lavorare a testa bassa. Credo sia l’unica cosa da fare visto quanto determina il caso e quanto conta essere al posto giusto nel momento giusto, dando il massimo per farcisi trovare: basta vedere come mi sono conquistato sul campo questa gioia, capitando in una squadra che ha fatto il doppio salto venendo dalla Serie D e ritrovandomi, finalmente, sostenuto dalla fiducia di una proprietà sana, che ama città e colori e per questo ragiona non solo a breve termine, cosa molto rara nell’ambiente.

Al fischio finale in quella fatidica sera del 22 Luglio 2020, però, che cosa si è mosso dentro?
«Emozioni così sono rarissime per un calciatore, non si realizzano neanche appieno sul momento. Poi, a mente fredda, riguardi il momento, quello che hai passato per arrivarci e ti godi la sensazione, per quanto non veda questa vittoria come un punto d’arrivo. Anni fa avrei visto come assurda la speranza di approdare anche in Serie A, ma ormai che sono giusto a due passi, perché pormi limiti? Adesso, a ritiro appena cominciato, sono sereno e voglioso di giocarmi finalmente le mie carte in questa categoria conquistata, possibilmente rimanendo qui. Sto molto bene qua, poi si sa, col ritiro è cominciato anche il mercato e chissà che movimenti ci potranno essere…»
Da calciatore girovago, quanto ti manca Arezzo?
«Da morire, sono sempre tornato in qualsiasi ritaglio di tempo possibile e da qualunque chilometraggio di distanza. Ancora di più mi mancano e mi sono mancati gli affetti, che con il nostro lavoro sono difficili da coltivare nel quotidiano. Sono i sacrifici che rappresentano un po’ l’altra faccia della medaglia dell’avere la fortuna di vivere con la propria passione.»
Detto di Arezzo e degli aretini del cuore… cosa dire dell’Arezzo Calcio?
«Nasco e cresco vestito di amaranto, molti miei amici storici sono in Curva Minghelli ogni Domenica… Non nascondo che non aver mai ricevuto una proposta concreta dall’Arezzo, nonostante l’aver giocato nelle stesse categorie per anni, è una mancanza che sento, che un po’ di male lo fa. Chi non amerebbe giocare per la propria città, per il tifo delle persone a cui si vuole bene? Mai dire mai…»
Che sia durante o al termine della sua scalata calcistica, Arezzo sarà sempre pronta a riabbracciare tra le proprie mura Riccardo Martinelli, fiera del proprio rappresentante calcistico per come avrà raggiunto ogni traguardo, su-dando su ogni singolo centimetro della salita.

di ALESSIO FRANCI

ALESSIO FRANCI

Innamorato di ogni applicazione del linguaggio, dipendente dal bello e dal buono. Osservo, rifletto, pungo, vivo. Da 27 anni mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di interpretarlo ed apprezzarne le armonie e le sfumature.

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