Sogni a portata di guantone

I ragazzi di oggi, li vedi, ovunque, con il pallone da calcio sotto braccio, simbolo dello sport che più li accomuna. Ma cosa succede se la palla diventa più piccola e per giocarci servono guanti e una mazza? “Molti bambino si spaventano quando non vedono la classica palla e la porta.  A me, che sono capitano dell’Under 12, il mio manager dice sempre di aiutare i miei compagni; cerca di farci capire che la diversità sportiva non è una cosa brutta, anzi! Ed è proprio la diversità di uno sport come il baseball, che spinge molti a giocarci.
Esordisce con queste parole Matteo Giorgeschi, che di anni ne ha 12 e no, non gioca a calcio!
E nemmeno alla playstation: meglio giocare a baseball che tutta la mattina davanti alla console. Rispetto ad altri sport, ciò che amo nel baseball è il concetto dell’impegno; fare le cose bene per arrivare ad un obbiettivo (il punto); c’è una forte unione nella squadra, molto più che nel calcio dove un singolo può fare anche gioco a sé, mentre qui tutti hanno la stessa importanza. Ho iniziato a giocare dopo aver seguito gli allenamenti e le partite di mio fratello, di qualche anno più grande, e mi sono spinto a provare anche io. Sinceramente mi sono subito innamorato di questo sport che si è molto velocemente tramutato in una grande passione.
Una passione che ha portato il piccolo Matteo a raggiungere dei traguardi inizialmente impensabili per un ragazzo della sua età, arrivando a sfiorare con la punta delle dita la Coppa del Mondo: “Ho iniziato a giocare (e gioco ancora) nel BSC Arezzo (Baseball Softball Club Arezzo). Sin da subito mi sono sempre allenato a mille e in poco tempo, grazie a dei provini, sono stato preso prima alla selezione Regionale e poi convocato in Nazionale Under 12. Peccato soltanto che, lo scorso anno, un infortunio capitato all’ultima gara di campionato mi ha fatto saltare la maglia azzurra, ma non mi sono demoralizzato! Appena ripreso ho continuato con determinazione a lottare per riguadagnarmi il posto. Quest’anno alle selezioni finali per approdare in Nazionale i manager hanno scelto 18 ragazzi su 40 convocati, e tra loro c’ero io! Ricordo ancora la chiamata al cellulare: ero a casa e sono saltato di gioia. Da lì ho partecipato prima all’Europeo in Repubblica Cieca; la tensione era davvero alle stelle perché era la prima volta che indossavamo la maglia azzurra. Poi ci siamo sbloccati ed è arrivata la vittoria contro il Belgio che ci ha portati in finale, anche questa vinta, contro l’Olanda. Vincere l’Europeo è stata una bellissima esperienza. Poi c’è stato il Mondiale, qualche settimana dopo, in Cina. Ci sentivamo più sereni, anche se sapevamo che il livello sarebbe stato molto più alto. Il nostro obbiettivo comune era comunque dimostrare che l’Italia il Baseball lo sa giocare, anche se non è una disciplina molto praticata a livello nazionale. Alla fine abbiamo concluso con il 9° posto mentre una potenza mondiale in questo sport, come gli Stati Uniti è arrivata 7°; direi che abbiamo fatto un bel passo!”

Si capisce che le esperienze all’estero hanno formato il carattere di Matteo che parla già come un adulto!
Sono state esperienze che non avrei mai pensato di vivere, inizi per divertimento e poi… Già lo scorso anno pensavo di essermi realizzato, poi l’incidente mi è servito per rendermi conto di dove ero e cosa avrei potuto ancora fare, così sono tornare a giocare molto più carico. Andare in posti nuovi, conoscere nuove culture e nuove lingue sono avventure bellissime; è stato bello vedere luoghi diversi rispetto all’Italia… Tutto questo però implica anche un grande sacrificio, ma lo faccio ben volentieri!
Anche Matteo, come ogni sportivo che si rispetti, vive con i propri sogni appesi ed è pronto a staccarli e a prenderseli per vederli finalmente realizzati.
Matteo come vedi il tuo futuro, considerando la giovanissima età e tutto quello che hai già messo nel tuo bagaglio culturale e sportivo?
«Spero di non smettere mai di giocare a Baseball perché a me piace troppo! Il mio sogno sarebbe l’America: dopo i 16 anni le squadre americane guardano molti i giocatori all’estero. Dovessero chiamarmi, non ci penserei due volte e cercherei di impegnarmi al massimo nello studio (il rendimento scolastico conta molto) e ovviamente nell’aspetto sportivo. Il top sarebbe arrivare nella MLB, la massima serie americana…»
Il tuo sogno Matteo è lì, davanti a te, quasi a portata di… guantone! La strada per arrivare a prenderlo è sicuramente quella giusta…

di RICCARDO BUFFETTI

RICCARDO BUFFETTI

“Ah l’amor che move il sole e l’altre stelle…” Il romanticismo è una delle chiavi della mia scrittura, passione nativa del mio essere. Più avanti si sono aggiunte, ahimè, quelle sportive che ne hanno preso il sopravvento soprattutto su ambito lavorativo. Bilancia ascendente Scorpione di quell’ottobre del ‘93. Scrivo per cercare l’emozione, parlo per raccontarle.

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