Il furibondo

Nella maggior parte dei casi, quando si parla dell’artista come figura professionale, si incappa in una serie di pregiudizi dettati dall’ignoranza. Ad abbattere questa barriera di preconcetti, troviamo Matteo Cassi, musicista e scrittore, autore per Sky, Tv8, Le Iene, direttore musicale della compagnia teatrale Bamsemble Company e recentemente padre del libro “Il Furibondo” con cui ha vinto il “Premio Internazionale Mario Luzi” per narrativa inedita. Ho avuto il piacere di incontrarlo e di conoscerlo, cercando di capire il più possibile, l’ottica in cui vede il mondo.

Com’è nata l’idea per “Il Furibondo”? Parlaci un po’ del tuo ultimo lavoro…
«Direi più che altro del “mio primo lavoro”! É la storia di un anziano signore che ha un passato da artista senza successo; chiaramente il fallimento lo ha portato a provare rabbia e frustrazione, spingendolo ad isolarsi e ad odiare gli abitanti del suo paese. Il furibondo è adirato, sa cosa non va nel suo mondo, ma non sa come cambiarlo, e percepisce la sua impossibilità di incidere nella realtà della società in cui vive. Non potendo partecipare con serenità alla vita di paese, crea nella sua testa nemici giurati ed esaspera ogni stimolo esterno fino a sublimarlo in una rabbia vulcanica, spesso senza una vera motivazione. L’unica persona che riesce a sopportarlo, è un ragazzo sordo proveniente da una famiglia modesta. La contrapposizione principale invece, avviene tra questo anziano ed una famiglia di conti, i quali hanno prosperato e fanno prosperare tutti nel luogo, ma che agli occhi del protagonista sono dei mostri.»
In quale dei personaggi ti rispecchi di più? E come?
«Sicuramente preferisco il ragazzo sordo, ma ammetto che nel protagonista ho riversato tutto ciò che non sopporto di me stesso e del mondo intorno a me. Come essere umani siamo tutti piuttosto simili, i bisogni e il nostro istinto ci governano più di quanto non riescano a fare le leggi, difficilmente preferiamo il bene comune all’interesse particolare. Ho pensato quindi che il metodo migliore per portare il lettore ad una riflessione sulla stupidità della rabbia e dell’intolleranza fosse proprio quello di farlo innamorare dell’anziano e furibondo protagonista. In parte lo si critica per la sua follia, ma lentamente si tenta anche di giustificarne il carattere ed i pensieri, cercando di scoprire perchè un tale idealista si sia trasformato in un nichilista. Ciò che tento di fare con questi racconti, è di portare il lettore ad una catarsi, come nel teatro greco: osservarsi attraverso gli occhi di quel personaggio per vedere cosa di lui abbiamo dentro, prendere coscienza della nostra intolleranza, non semplicemente stigmatizzare quella altrui.»

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Prima hai menzionato i social. So che tu non ne fai uso. Perchè?
«Questa è una scelta maturata sulla mia percezione della figura dell’artista, che vive dentro alla società e non contro di essa. In questo periodo storico, mi sembra impossibile non prendere una posizione nei confronti di uno strumento così permeante come i social network e ritengo che non possa esserci una via di mezzo nel loro uso. Non li voglio demonizzare, né affermare che chi li utilizza sbagli, ma per me sono un mezzo che porta con se implicazioni non secondarie nel modo in cui si filtra la realtà; modificano i rapporti personali sia tra amici che tra sconosciuti, ed è difficile ragionare indipendentemente da essi se ne fa un uso quotidiano. La stessa esperienza quotidiana è alterata dal fatto di volere catturare e condividere tutto ciò che ci accade intorno, si perde la componente della spontaneità, che dà alla realtà il carattere della magia, quella che amiamo nei libri e nei romanzi. Il mio rifiuto dei social non è da uomo, o da cittadino, è da artista. Credo sia molto difficile creare qualcosa di unico, senza pensare qualcosa di diverso ed in questo trovo che i social network siano un vero nemico dell’artista e del suo libero pensiero. Il fatto che esista una copia in cartacarbone del nostro mondo, ma fatto di zero e di uno, ti aliena dall’idea reale di azione, portandoti a credere che il commento o la condivisione siano una vera azione. Così si perde il valore ed il potenziale rivoluzionario dell’arte e dell’individuo nella società.»
Ringrazio vivamente Matteo per quest’intervista, augurandomi in futuro di poter ampliare ancora di più i discorsi fatti, poichè lo spazio su queste pagine non è bastato e credo nemmeno il tempo speso a parlare…

di LORENZO STIATTI

LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni. Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi. Dall’89, sono attratto da tutto ciò che nutre ed esalta la mia immaginazione.

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