Guida (semiseria) alla difficile vita
di un teenager aretino

È domenica mattina presto. Sono in piedi alla mia finestra, gli uccelli sbattono le ali tra le nuvole e in lontananza lo skyline sfocato di Arezzo. In camera mia c’è odore di birra, tabacco e vecchi libri. Accendo il portatile e mi collego a MSN. Lui è online, ma probabilmente in realtà non è così… Il modem si prende spesso gioco di me. CD alla mano, raccolgo i vestiti dal pavimento della sera prima e, mentre nella stanza risuonano gli Strokes, con Uniposcar alla mano scrivo sul diario… 10 anni più tardi… È tutto sui social: la moda, la politica, la sostenibilità, la droga, la musica, il vino, i viaggi e il sesso. È tutto sui social e i social sono tutto.  

Mi ritrovo quasi 30enne e mi sono sempre immaginata la mia adolescenza come un manga in stile British: pieno di lento romanticismo platonico e pazzie strampalate. Gli adulti tendono a confrontare la propria gioventù con quella dei ragazzi di oggi. Qualcuno dice che le nuove generazione… blah, blah, blah… Le cose cambiano e di certo la rivoluzione digitale ha fatto crollare convinzioni che ormai duravano da decenni. Gli anni del liceo possono sembrare una stagione infinita, una giungla impervia di saliscendi emotivi da manuale di sopravvivenza. Si ha il desiderio di essere contemporaneamente come tutti gli altri e come nessun altro. Ma come è possibile che basti una sola generazione per non capirci più nulla? Facebook, Instagram, YouTube, Twitter, Pinterest, TikTok, ammettetelo, avete una segretaria? Come fate ad essere splendidi su Instagram, politicamente corretti su Twitter e multitasking su TikTok? Io a malapena riesco a cucinare seguendo una ricetta su YouTube. Internet è un posto strano. Persi in un mondo che offre a loro tanti stimoli e possibilità, i teenager di oggi paiono ossessionati da velleità artistiche per vocazione cibernetica, cercando sempre qualcosa di diverso, qualcosa di più. #TuttipresuntiFenomeni

Viviamo in un ambiente smaterializzato, volatile, tutto e niente, e i teenager di oggi sembra che sentano il bisogno di mettersi in fuga verso un mondo virtuale, dove non è necessario mostrare una versione migliore di se stessi, ma piuttosto un personaggio – o forse viceversa?  Non è dato comprendere! Eppure la canottiera dentro le mutande io nemmeno a 15anni l’ho mai messa. Però cacchio, come mi sono ridotta… Sono strani loro o sono esagerata io? Esiste una risposta da comprare su Amazon? I miti di oggi sono coerenti con le correnti di tendenza: tutto succede molto velocemente. …Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?… Siamo passati dagli anni di piombo agli anni dei meme, un mondo ibrido con cultura bulimica. Poche le provocazioni individuali. Una mole di sciocchi dipendenti da cellulare sempre a portata di mano o nelle tasche dei pantaloni – a volte mi sembrano più intrecciati e incasinati di vent’anni di Beautiful. I giovani di oggi sono meme viventi, una sorta di punk 2.0 all’interno di un supermercato: raccolgono le scarpe degli skinheads, la giacca del mods, le sneakers dell’hip-hop, e il comportamento dei ravers. Un classico, un clichè… Si comportano da adulti mentre si spalmano l’un l’altro creme anti brufoli. Sono i ragazzi del “copia e incolla”, quelli che si nascondono, quelli del bloccare/silenziare qualcuno, quelli del ghosting, quelli del mandare 200 messaggi invece che una telefonata di 60 secondi, quelli che ma ho aggiornato la foto profilo, quelli dei flirt a forma di cuoricino.  A volte quando si è teenager si pensa di essere attaccati al mondo solo per la gravità: “Hey guarda, sono un’adolescente. Vorrei essere ovunque tranne che qui. Mi esprimo solo con lunghi silenzi e commenti acidi…” Le strade di Arezzo sembrano “spoglie”. Un tempo nelle vie del centro storico potevi trovare a secondo del luogo gruppi ben identificati di una determinata cultura underground. Oggi la giungla urbana culturale è andata a sfumarsi progressivamente per lasciare spazio a ragazzi metropolitani molto più individualisti che vogliono vivere in case senza “muri”, niente più confini o esclusività di nicchia, dal porticato del Classico a Sant’Agostino il passo è breve. Una provocazione, una gara senza regole dove ci si può imbattere solo in quelli che delle provocazioni sono diventati i sovrani assoluti, i cosiddetti Influencer. Adolescenti allo stesso tempo piccoli e grandi, attaccati agli smartphone e ai social proprio come tutti i giovani contemporanei.

Un’atmosfera d’innocente terrore in stile Piccoli Brividi, vittime di un mondo che conduce sulle vie del divertimento e del consumo estremo, dove ciò che si consuma, non sono solo gli oggetti, ma le stesse vite. Bramosi di gloria, ognuno si sente il nuovo artista del futuro. Fra due giorni ti sarai già dimenticato di questo articolo, come tutti si sono dimenticati di cosa hanno mangiato ieri a pranzo, come tutti, alla fine si dimenticano di tutto. Nostalgia adolescenziale. Ricordi consumati dal tempo, un futuro che spaventa al punto da non riuscire nemmeno a pensarci. Di generazione in generazione ci illudiamo che il futuro sia fottere, ma è il futuro che si fotte di noi. E mentre la pioggia bacia i finestrini, un giorno ti renderai conto che purtroppo non sarai giovane per sempre. Siamo splendidi,  siamo spacciati.

di VERONICA VALDAMBRINI

VERONICA VALDAMBRINI

Stylist, Graphic Designer e Fashion Writer. Fin da quando ne ho ricordo, sono sempre stata attratta da situazioni, stili e differenti tipi di bellezza. Continuamente alla ricerca del nuovo ed alla riscoperta del vecchio, si affiancano a musica Jazz, Portrait Fotografici e cultura giapponese, piaceri e fonti di ispirazione per il mio lavoro e stile di vita.

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