Scroll Top
thank you for reading
A 17 anni Claudia Petrazzi ha deciso che avrebbe fatto l’illustratrice di libri per ragazzi, oggi collabora con importanti case editrici e ci ha raccontato la sua storia

A 17 anni Claudia Petrazzi ha deciso che avrebbe fatto l’illustratrice di libri per ragazzi, e questo me lo dice praticamente subito, appena riusciamo a trovare un angolo dove poter chiacchierare senza che i nostri spritz volino via. Ma come mai?
«Mi piaceva l’idea di parlare a un pubblico di ragazzi: è bellissimo poter in qualche modo entrare nelle loro vite. Se un libro riesce a fare breccia in una persona che sta crescendo, può trasmettere passioni, anche influenzare delle scelte.»
Di Arezzo, Claudia cresce in Casentino (“nel bosco, quasi”), poi a Perugia frequenta l’Accademia di Belle Arti. Grazie al nonno pittore e alla madre critico, in casa trova tutti i libri d’arte che le servono per iniziare a copiare i maestri.
Poi l’umorismo di Topolino e della Settimana Enigmistica mi hanno cambiato la vita. Al tempo non avevo vicino molte librerie, le fumetterie poi… Ma ho avuto una prof fantastica alle medie, che ha stravolto tutte le regole e istituito una piccola biblioteca di classe. E mi ha introdotto alla lettura.

E così parte uno scambio su quei libri che quando sei piccolo ti salvano un po’: “Tantissimi gialli, Piccoli Brividi, i romanzi Salani – Bianca Pitzorno, Roald Dahl illustrato da Quentin Blake, un caposaldo che con due linee riusciva a dare l’idea di un personaggio.” Alla fine sono arrivate anche le fumetterie. “Ma in realtà avevo già scoperto Leo Ortolani, che mi ha fatto capire che si può fare qualcosa di molto semplice e comunque esilarante. E l’umorismo è una cosa che a me interessa tantissimo. Lo uso anche quando illustro il testo di qualcun altro: cerchi sempre di non essere didascalica. Di aggiungere qualcosa che accompagni il testo, faccia divertire chi legge e magari faccia pensare a qualcosa in più. Col fumetto ho imparato questo, che scrivo una cosa, ma disegno qualcos’altro o accenno a qualcos’altro, di modo che, sia il testo che l’immagine, ti possano raccontare qualcosa.
Claudia ha anche una newsletter mensile (“condivido novità sul mio lavoro, consiglio libri o film: è una piccola comunità che mi piace coltivare… Fuori dai social scopri le persone!”) e ha iniziato a pubblicare un webcomic, Atomi, che è parzialmente autobiografico.

E anche horror: “Il mio primo incontro con la paura è stato grazie a uno zio che aveva tutti i film di Hitchcock: alle medie li guardavo nei fine settimana. E ne avevo molta paura, anche se mi piacevano. Poi all’università ho conosciuto un gruppo di matti fissati con i film horror. Per me l’horror è stato un mezzo per affrontare la realtà e i problemi che mi sono trovata davanti nella vita: con la metafora riuscivo a raccontarli meglio, e alla fine è diventato parte della mia poetica. Insieme all’umorismo, è un modo di sdrammatizzare e spiegare con le mie illustrazioni cose che altrimenti risulterebbero troppo difficili o pesanti. Poi non tutto è metafora: in tante situazioni reali ho trovato elementi del mostruoso. Mi piace proprio questa compenetrazione. La casa di Atomi è una casa in cui ho davvero abitato e quella del fantasma nel camino è una storia che ci hanno raccontato gli ex inquilini, che una volta hanno suonato per sapere se avessimo notato qualcosa di strano…
In quasi due ore passiamo dai film horror (indimenticati gli zombie di Romero) ai libri che ti tramortiscono (Harry Potter letto da grande, “la devastazione emotiva che ti lasciano certi libri…”). Dai classici che ti spiazzano alle ispirazioni di adulta: Lorenza Natarella, Tuono Pettinato, perché “la semplicità ti fa arrivare dritta al bersaglio”.

Una cosa che mi piacerebbe ora sarebbe collaborare di più con riviste per adulti… adulti mai cresciuti, diciamo. Skater, culture underground legate allo sport o alla musica. E mi piacerebbe lavorare di più con tematiche a me care, come la salvaguardia della natura e la battaglia femminista, sempre legata all’idea della strega: disegno spesso ragazze alternative o con qualche potere magico.

Claudia mi parla ancora del pubblico delle sue illustrazioni: i ragazzi con età compresa tra i 10-12 e 13-15 anni: “Quando li incontri dal vivo è proprio bello, perché ti fanno notare cose di cui da adulta non ti rendi conto. Una cosa che mi ha colpito è la lucidità con cui analizzano i problemi, anche nascosti, che tu cerchi di addolcire. E ogni classe è una cosa diversa.
Mi spiega che avere come target una fascia d’età così ristretta non è facile, ma esiste una solida nicchia per il mistery e il brivido. E quando ne ha la possibilità (“il mio editore di fiducia, Il Castoro, negli ultimi lavori mi ha lasciato praticamente carta bianca”) cerca di trasmettere anche una naturalezza nella parità di genere.
Il tasto dolente è che non per tutti la lettura rappresenta una risorsa o un piacere. “Bisognerebbe iniziare dalle scuole, sempre lì si torna. Per la presentazione di un fumetto ho visitato 5 scuole francesi: ognuna aveva una biblioteca ben fornita, con un bibliotecario che si occupa solo di quello, spazi multimediali, giornali, dizionari. Puoi fare molte cose mentre sei circondato dai libri e inizi a prenderci confidenza, magari con un fumetto che, ho notato, è un ottimo modo per avvicinarsi alla lettura. È la mia battaglia far leggere la gente, la combatteremo fino alla morte!” scherza notando il mio entusiasmo. “E quando sei ragazzo, quella è l’età cruciale”.

di VIVIANA RIZZETTO

IG: @_atomica_
claudiapetrazzi.it
atomi.myportfolio.com/atomi

Viviana Rizzetto
VIVIANA RIZZETTO

La valigia è diventata fondamentale da quand’ero bambina, così la mente l’ha seguita. Teinomane, nictofila, multitasker; un po’ nerd. La laurea in lettere l’ho presa perché credo che la letteratura e la scrittura siano le cose più fighe che l’umanità abbia inventato.

Post Correlati