I am the river

Non è stato facile scegliere in che modo approcciarsi a questa intervista considerando che molti altri giornalisti, negli anni, hanno già sondato più volte, sia la carriera di Andrea Bertocci, sia la più recente vittoria nel programma Ballando con le stelle.
Per alcuni giorni ho riflettuto su cosa potessi scrivere di differente io, umile scribacchino, riguardo ad uno dei miei migliori amici, finché non mi sono accorto che la risposta giusta, era anche quella più ovvia: una conversazione in amicizia, approfondendo la persona, la vita e le dinamiche, che hanno contribuito a creare il professionista di oggi.
Sono passati due anni dall’ultima volta che WEARE ti ha intervistato. Com’è cambiata la tua vita in questo lasso di tempo?
«Gli impegni giornalieri sono gli stessi, poiché non sono solo un ballerino professionista, ma anche un insegnante di danza, quindi per poter sopravvivere, devo fare lezione nelle scuole. Sicuramente ci sono stati cambiamenti molto più consistenti nell’allenamento. Dovendo gestire sotto ogni aspetto dei progetti nel lungo periodo, il tempo che resta per curare la parte personale del ballerino si assottiglia.»
Come sono cambiati i rapporti con le persone vicine a te…?
«Nel caso degli amici e dei parenti, non è cambiato nulla, ma nell’ultimo periodo ho sentito una spinta maggiore da parte loro; precisamente da quando la nostra partecipazione a Ballando con le stelle è stata resa ufficiale.»
…E a livello professionale?
«Nell ambito professionale, ho notato che le mie parole adesso hanno un peso diverso rispetto a prima. In passato le persone con cui lavoravo avevano delle aspettative molto più basse nei miei confronti, poiché valutavano il mio operato attraverso un’ottica differente, non aspettandosi traguardi così significativi. Non ho mai avuto un preparazione accademica e in campo manageriale eppure, grazie all’esperienza maturata negli anni, sono riuscito a guidare i Flash Kidz attraverso otto mesi di duro lavoro. Io tutto questo non lo sapevo fare, eppure l’ho fatto. Adesso sono riconosciuto a livello nazionale come ballerino e coreografo.»
La città di Arezzo ti ha sempre supportato?
«Sì, ma fino a poco tempo fa molti cittadini nemmeno sapevano cosa facessimo. Negli anni passati vedevano noi breakers ballare per strada, collegandoci ingenuamente a certi gruppi malvisti, quindi ci insultavano o chiamavano la polizia, ma questo non ci ha fermati. La situazione opposta invece, si presentava per la gara annuale di Break che si svolgeva presso l’Habitat Skatepark. Il supporto cittadino in quel frangente era molto buono, grazie alla community di persone che aspettava con impazienza ogni edizione di quello specifico evento. Una menzione onorevole va alle solite paraculate aretine del post vittoria, con lo slogan: “Arezzo ha vinto!”»

Cosa ti ha aiutato a crescere?
«Premetto che adesso mi sento un artista a tutto tondo, quindi qualsiasi cosa io faccia, in qualsiasi momento, è comunque influenzata in parte dal mio lavoro e viceversa. Ho un passato da karateka il quale purtroppo non ha aiutato la mia vena creativa; sono un appassionato di lettura sin da piccolo e ogni tanto mi diletto a scrivere. Ciò che più di ogni altra cosa mi ha aiutato nella vita, nell’amicizia e nella costruzione di uno schema organizzativo e gestionale di gruppo, è stato il gioco di ruolo. È interessante come, grazie al GDR, si possa esaminare e tentare di risolvere conflitti interiori, problematiche personali, di etica e di principi, che si perdono nel caos della vita quotidiana di ogni giocatore. É un momento di stop, in cui prendi una persona che non sei tu, la metti in un posto che non ti appartiene, e gli fai fare cose che normalmente non faresti, sviscerando lati della tua personalità che non conoscevi, o che semplicemente non volevi mostrare in pubblico per varie ragioni. Riesci a fare certe cose con naturalezza perché stai recitando. Devo molto al GDR, poiché ha plasmato in parte, aspetti fondamentali del mio carattere.»
Consigli per chi insegue il proprio sogno?
«Il momento adatto per guardare al sogno nel cassetto, è proprio quando abbiamo perso ogni speranza. Si deve aprire quel maledetto cassetto e tirare fuori tutto, forti della consapevolezza che la prospettiva di un lavoro non voluto e non amato ci può dare. Se poi questo percorso non darà i frutti sperati, potremo dire di averci provato senza avere rimpianti in futuro.»
Cosa diresti a chi rema contro a questa filosofia di vita?
«Loro stanno nuotando controcorrente e prima o poi le braccia si stancano, quindi alla fine verranno riportati indietro. Che remino pure, che si facciano delle belle braccia proprio come le ho fatte io stando in verticale, ed infine, che si rendano conto in che direzione scorre il fiume…

di LORENZO STIATTI

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