Che mese è febbraio? Me lo sono chiesto per tutto gennaio, un lunghissimo, faticosissimo, estenuate gennaio che dura più di un anno intero. Dicembre inizia e non fai in tempo a fare l’albero che è già la Befana e per tutto gennaio sogni che il mese finisca e che febbraio ti apra a nuove possibilità, che ti scarichi di dosso il peso di quei buoni propositi elencati con precisione, desideri che svolti qualcosa, che cambi tempo e di non trovare più il vetro della macchina ghiacciato la mattina.
A febbraio si possono desiderare tante cose, forse più che a dicembre; è un desiderio diverso che non fa rumore, che non si annuncia, ma che cresce dentro, prima ancora di diventare scelta, parola, gesto. Quella cosa che non ti fa accontentare dell’oggi e che ti fa sentire che c’è qualcosa (forse non sai bene cosa) che vale la pena cercare.
In questo numero di WEARE abbiamo scelto di guardare al desiderio come a una grande forza. Una spinta che riguarda il corpo e la mente, il bisogno di stare bene, di rallentare o di cambiare direzione. Il desiderio di prendersi cura di sé, di ritrovare equilibrio, energia, leggerezza. Di lasciare andare ciò che ci spegne e fare spazio a ciò che ci assomiglia davvero. Gennaio era troppo lungo e faticoso per farlo, ma febbraio diventa il mese perfetto per andare alla ricerca di un tempo vissuto davvero, che resta addosso, al di là di uno schermo.
Nelle pagine che seguono abbiamo raccontato il desiderio senza idealizzarlo, senza ridurlo a una promessa patinata. Lo abbiamo cercato nei dettagli, nei gesti, nei cambiamenti silenziosi. In ciò che accende Arezzo, che muove, che trasforma la nostra città e noi che la abitiamo.
Sia chiaro, febbraio non promette miracoli, non c’è la “magia del Natale” a farci da sfondo, la primavera è lontana e le giornate sono ancora corte e buie. Febbraio non risolve, non accelera, non consola, ma apre sicuramente uno spiraglio. E a volte è tutto ciò che serve; un varco sottile da cui far entrare luce, aria, desiderio, in un mese che non ci chiede di ricominciare, ma di sentirci davvero e di seguire, anche piano, quella cosa che ci muove dentro, prima ancora di sapere dove ci porterà.
editoriale di MELISSA FRULLONI
Vegetariana militante. Animalista convinta. Femminista in prova. Cresciuta con il poster di Jim Morrison appeso alla parete. Romanticamente (troppo) sensibile e amante della musica vintage. Una laurea in giornalismo, un figlio umano e uno peloso, mille idee e (a giorni alterni) la sensazione di poter fare qualsiasi cosa…


















