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Una bella vista

"Una bella vista", mi viene in mente di poterlo descrivere come più "scuro" ed introspettivo rispetto al precedente."

Dopo quasi otto anni dal suo esordio con “Come nuvole di passaggio“, il cantautore Simone Rocchi, si affaccia nuovamente sul panorama musicale con un nuovo EP, “Una bella vista“, prodotto da Ivan Antonio Rossi ed uscito nel maggio dello scorso anno.
Prima di addentrarci nella tua produzione più recente, raccontaci un po’ del tuo passato. Quando e come hai iniziato questo percorso cantautoriale?
«Ho cominciato a suonare effettivamente tardi, si parla degli anni in cui ho frequentato l’università, stimolato da mio fratello che a quel tempo strimpellava la chitarra e sentendo poi la necessità appena mi sono trasferito a Milano. Ho scoperto e approfondito il cantautorato principalmente con De André, Johnny Cash ecc. da cui ho percepito un registro molto alto e dei valori importanti, i quali mi hanno fortemente influenzato. Da ragazzino frequentavo alcune situazioni di musica live in cui erano coinvolti anche dei miei amici e ne sono sempre stato attratto, quindi con il passare del tempo ho cominciato a scrivere testi e poi ho anche fatto parte di una band. – Dopo l’università (Design della Comunicazione) ho frequentato il corso di Tecnologia Audio presso la Scuola Civica di Musica di Milano; questo prevedeva una parte pratica presso il MONO Studio: queste esperienze hanno ampiamente contribuito alla mia formazione come musicista, ma comunque mi ritengo sempre un autodidatta. Non sono assolutamente un virtuoso della chitarra, anzi, mi piace suonarla per accompagnare le storie che racconto, ma non ho mai pubblicato molto materiale perché sono un perfezionista e spesso passano davvero molti anni tra la scrittura e l’uscita dei miei brani.»
Parlando delle tue due produzioni, quali sono le differenze tra di loro?
«Per entrambi i lavori, mi piaceva l’idea di costruire un racconto che collegasse i brani, un concept.
Potrei dire che, “Come nuvole di passaggio“, che racchiude tre brani ed è stato autoprodotto nel 2017, risulta semplice nelle tematiche, più accessibile e meno maturo del successore, essendo figlio di un periodo diverso di cui però scatta una buona fotografia. “Una bella vista”, mi viene in mente di poterlo descrivere come più “scuro” ed introspettivo rispetto al precedente.»

Approfondiamo maggiormente “Una bella vista“. Raccontaci del tuo ultimo EP.
«È uscito a maggio del 2025 ed è stato realizzato assieme ad Ivan Antonio Rossi. La sua collaborazione è stata molto importante e mi ha permesso di contestualizzare ed inserire nei brani una componente di strumenti che non avevo mai utilizzato o considerato per le atmosfere, tipo i sintetizzatori.
Questi nuovi brani vanno a toccare corde personali e riguardano più l’individualità, raccontando in parte anche un periodo recente non proprio positivo. I testi sono il risultato di una frammentazione di parole e concetti che sono andato poi a scarnificare in un lavoro molto severo, ma alla fine il risultato è piuttosto sintetico e trovo che questo possa in qualche modo agevolare i concetti che voglio trasmettere, anche se non sono sicuro di come il pubblico possa recepirli. Tutt’ora credo di essere troppo coinvolto emotivamente e di non aver ancora metabolizzato appieno il tutto, per poter rispondere in maniera più chiara, nonostante sia passato qualche mese dall’uscita. Alla fine comunque sono molto felice del risultato, perché sono riuscito a concretizzare quello che avevo in testa.»
Quali sono i brani a cui sei più legato, sia del primo lavoro che di quest’ultimo?
«Riguardo al primo EP direi di essere particolarmente legato ad “Amico, ti ricordi“, il quale mi ha aperto alcune porte e in cui si parla di domande che rimangono sospese, di abitudine, di distacco e discorsi fatti assieme ad un amico. Parlando invece dell’ultima produzione, devo dire che non è semplice dare una risposta definitiva visto che i brani sono tutti collegati tra loro, ma forse, “Cose che cadono in testa“, essendo la prima traccia, rappresenta una certa premessa con la sua frase d’apertura “Prendi in mano il volo di un’aquila e immagina di strapparne un petalo, avrai un fiore difettoso“, questo fa capire all’ascoltatore che si parla e si parlerà molto di perfezione ed imperfezione in questa e nelle canzoni successive.»

di LORENZO STIATTI

IG: @simone.rocchi

Lorenzo Stiatti
LORENZO STIATTI

Chitarrista e cantautore, principalmente legato da un amore indissolubile alla musica punk e a tutte le sue derivazioni.
Lettore accanito sin dall’infanzia e scrittore al giorno d’oggi.

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